C’è un momento in cui il potere smette di avere il rumore delle conferenze stampa e delle auto blu. Si insinua invece tra il tintinnio dei bicchieri, il vapore che sale da una pentola, il silenzio preciso di una cucina quando tutti sanno esattamente cosa fare. Pietro Catzola, con il suo libro-biografia «Il cuoco dei presidenti», entra nella storia italiana così: dalla cucina. Senza proclami né retorica, con il grembiule addosso e le mani allenate a lavorare in silenzio, Catzola porta il lettore nel retroscena della Repubblica, dove i Presidenti non sono più figure immobili, ma uomini con gusti, abitudini e particolarità. E soprattutto, fame.
Prima, però, c’è stato il mare. A soli sedici anni il futuro cuoco del Quirinale sale a bordo della nave scuola Palinuro. È il primo passo di un percorso che lo porterà a trascorrere quattordici anni nella Marina Militare, tra vari incarichi e lunghi periodi di navigazione. La vita privata, nel frattempo, non smette di scorrere: Catzola sposa Valentina e insieme hanno due figlie, Alessandra ed Emanuela. Mentre loro crescono, il mare continua a essere casa e, tra tutte le destinazioni, una diventa più familiare delle altre: l’Amerigo Vespucci. Sulla “nave scuola più bella del mondo” impara disciplina, precisione e spirito di squadra ed è proprio lì che la traiettoria della sua vita si scontra con il destino.
Durante una sosta, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga sale a bordo e nota «il cuoco sardo», come lo avrebbe poi appellato Giorgio Napolitano, capace di muoversi tra i fornelli con sicurezza e discrezione, pur mantenendo sempre un legame inossidabile con la propria terra. Da quell’incontro nasce la proposta di seguirlo al Quirinale. Una chiamata che pochi avrebbero immaginato di ricevere e ancora meno avrebbero rifiutato, ma che Catzola inizialmente declina per amore del mare. Cossiga però non demorde e, al secondo tentativo, ha successo. Inizia così la sua storia tra le cucine del Quirinale, che lo porterà a servire cinque Presidenti della Repubblica, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, attraversando oltre tre decenni di storia repubblicana fino al pensionamento, avvenuto nel maggio 2026. In quegli anni cucina per re, regine, emiri, primi ministri, presidenti, sportivi e molte altre personalità provenienti da tutto il mondo.
Con ciascuno costruisce quello che lui stesso definisce un rapporto quotidiano che, pur non diventando mai intimo, finisce inevitabilmente per diventare familiare. Un legame fatto di gesti ripetuti, gusti indovinati, stati d’animo interpretati, piccoli momenti quotidiani come le chiacchierate mattutine con la signora Franca Ciampi, moglie del Presidente Ciampi, o le ispezioni a sorpresa in cucina di Marianna Scalfaro, figlia del Presidente Scalfaro.
Dentro questi dettagli ritorna continuamente anche la sua Sardegna. Triei, il piccolo paese dell’Ogliastra dove Catzola è nato, attraversa tutto il racconto come una presenza costante. Torna nei profumi che porta con sé fin da ragazzo, nei sapori che cerca di conservare ovunque vada, negli ingredienti che gli ricordano casa anche quando si trova nel cuore delle istituzioni italiane. È una nostalgia che Catzola sa trasformare in spinta positiva, nel desiderio di far conoscere la sua terra ovunque nel mondo e che prende la forma della fregula sarda servita durante la visita di Stato al Quirinale del presidente armeno Armen Sarkissian e sua moglie Nouneh Sarkissian o delle lorighittas, una varietà di pasta sarda, che Laura Mattarella decide di conservare nella sua borsetta colpita dalla loro elegante forma ad anello.
«Il cuoco dei presidenti» non è soltanto una memoria professionale, ma il racconto di un uomo che ha attraversato la storia della Repubblica italiana restando sempre un passo indietro rispetto ai riflettori. Di qualcuno che ha servito il Paese senza sedere ai tavoli del potere, ma preparandoli con amore e passione ogni giorno. Il libro non cerca lo scandalo né il glamour; vuole piuttosto accompagnare il lettore nella dimensione umana del potere, fatta di persone non così diverse da noi.
Quando si chiude l’ultima pagina, restano nella mente immagini semplici: il mare della Palinuro, il ponte dell’Amerigo Vespucci, i corridoi silenziosi del Quirinale all’alba, un Presidente che si affaccia in cucina per una parola gentile o uno spuntino. È in questi momenti apparentemente ordinari che Pietro Catzola ci ricorda qualcosa di raro: la nostra democrazia è fatta di persone che ogni giorno si impegnano a difenderla, e di altre persone che, con dedizione e discrezione, si prendono cura di loro.








