Giorgio Ascarelli, l’uomo che fondò il Napoli Calcio

In occasione del centenario del club partenopeo, la storia dell'imprenditore che lo costituì
Giorgio Ascarelli

Alcuni indossano il cappello, altri hanno il capo scoperto. Molti portano abiti semplici e consunti, la maggior parte ha tirato fuori dall’armadio la giacca migliore. Sulle tribune di legno dello Stadio Vesuvio le persone si stringono, si sporgono, alzano le braccia quando il pallone si avvicina alla porta. È il 23 febbraio 1930 e il Napoli affronta la Juventus nella partita inaugurale dell’impianto: i bianconeri segnano due volte nei primi quindici minuti, poi una doppietta del centrocampista Carlo Buscaglia rimette il risultato in equilibrio. Finisce 2-2. Il primo match nel nuovo campo si era giocato sette giorni prima contro la Triestina, ma è quella domenica a consegnare lo stadio alla città. In mezzo alla folla c’è Giorgio Ascarelli, l’imprenditore tessile che nell’agosto del 1926, esattamente 100 anni fa, aveva fondato l’Associazione Calcio Napoli e aveva poi finanziato la costruzione della struttura. 

Spalti dello Stadio Vesuvio

«Si spese molto per Napoli. È un peccato vedere che sempre meno persone se ne ricordino», dice Flavia Pantaleo, pronipote di Ascarelli, che fu anche tra i fondatori del Real Circolo Canottieri Italia, cui donò la storica sede sulla Banchina Santa Lucia. «Mio nonno condivideva con lui la passione per la vela e per lo sport in generale. Lo consideravano più di un passatempo: era un mezzo per intrattenere e arricchire la città». Lo stesso principio muoveva Giorgio nella conduzione dell’azienda di famiglia, dove c’erano una mensa, premi per i dipendenti e contributi per permettere ai loro figli di studiare.

«Peccato sia morto diciassette giorni dopo l’apertura del Vesuvio. Ventimila posti nel Rione Luzzatti, vicino alla stazione. Lo stesso de L’amica geniale», scherza Pantaleo, pensando al romanzo di Elena Ferrante. «Era giovanissimo, aveva solo 36 anni, e dopo il funerale i napoletani vollero rinominare lo stadio. Da quel momento diventò lo Stadio Giorgio Ascarelli». Nel 1934, alla vigilia dei Mondiali, il regime fascista lo ribattezzò Partenopeo. Sui giornali e nelle conversazioni, però, continuò a essere utilizzato il nome del fondatore. Finché, con i bombardamenti del 1943, dell’impianto non rimase nulla. 

Al suo posto, dopo la Seconda guerra mondiale, vennero costruite nuove case e nacque un quartiere popolare che tutti chiamano ancora Rione Ascarelli. «Gli abitanti rivendicano con orgoglio di vivere lì. I più giovani spesso non ne conoscono la storia, ma ricordano il nome del primo presidente del Napoli Calcio», spiega il giornalista Adam Smulevich, autore di una sua biografia, in libreria dal 28 agosto: Giorgio Ascarelli. Imprenditore e filantropo a Napoli (Giuntina). Se ne è reso conto qualche giorno fa, quando era a Dimaro, il comune del Trentino Alto-Adige dove il club partenopeo è andato in ritiro dal 17 al 27 luglio 2026: «Molti sanno chi è, almeno per nome».

Dopo avergli dedicato uno dei ritratti di Presidenti (Giuntina 2017), libro in cui ripercorre le vite dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma, Smulevich ha ripreso la storia di Ascarelli. Ha studiato documenti d’archivio e giornali dell’epoca, ha attraversato via Santa Brigida, Posillipo e l’antico cimitero ebraico nel quartiere Poggioreale, dove si trova la salma. «Questa nuova pubblicazione contiene lettere inedite scritte da Giorgio alla famiglia durante la Prima guerra mondiale», rivela il giornalista, «per la prima volta non sentiamo la voce dell’imprenditore, ma quella di un ragazzo al fronte, lontano da casa e dai suoi affetti».

Quando nel gennaio 2020 la tomba di Ascarelli fu danneggiata, le curve si misero in contatto con la famiglia. «Scrissero a me e a mio cugino. Proposero di tassarsi per finanziarne il restauro», racconta Pantaleo. «Non accettammo, ma fu un gesto d’affetto importante da parte dei tifosi, un segno che non tutti hanno dimenticato».

La tomba di Giorgio Ascarelli al cimitero ebraico di Napoli

Dal 2017 la famiglia chiede che piazzale Tecchio, davanti allo Stadio Maradona e intitolato all’omonimo dirigente fascista, porti il nome del primo presidente del Napoli. Il cambio, annunciato nel 2018 dall’allora sindaco Luigi de Magistris, non è ancora stato effettuato. Ma il 25 marzo 2026 il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno che impegna la nuova amministrazione cittadina a procedere con il cambio di targa. «Sarebbe il giusto riconoscimento della città a una persona che le ha dato tanto, non soltanto nello sport», conclude Pantaleo.

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