Lourdes: un viaggio tra servizio, malattia e fede

Dalla vita sul treno bianco alla Grotta di Massabielle. Le testimonianze di persone disabili, pellegrini e volontari partiti con l’Unitalsi

Negli occhi di Morena Angeli, dietro le lenti larghe dalla montatura marrone, si riflette la luce bianca dello scompartimento 8, vagone 10. Il treno è fermo a Ventimiglia. Il telefono è appoggiato sulla gamba sinistra, mentre il braccio destro riposa sul ginocchio. Morena ha 57 anni e vive a Morlupo, a nord di Roma. Nel settembre 2019 lavorava in banca a Fiano Romano quando fu colpita da un’ischemia cerebrale. L’eliambulanza la trasportò al Policlinico Gemelli, dove rimase cinque giorni in coma. Durante il viaggio di ritorno a Roma accetta di raccontare il suo primo pellegrinaggio, ma per farlo deve cercare le parole sullo schermo e aiutarsi con i post pubblicati sui suoi canali social. Digita su Google, attende che il completamento automatico suggerisca la parola giusta, poi prova a pronunciarla. 

Sul convoglio viaggiano i gruppi Unitalsi della Sicilia orientale, della Basilicata e del Lazio: quasi mille persone, mentre una parte ridotta si è mossa in aereo. Unitalsi significa Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali. Nasce nel 1903 per accompagnare e assistere persone malate o con disabilità durante i pellegrinaggi.

La destinazione di questi viaggiatori è una grotta sulle rive del Gave, negli Alti Pirenei francesi, in Occitania. Una cavità scavata nella parete calcarea di Massabielle, nome che nel dialetto locale indicava la “roccia vecchia”. Qui, tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858, la quattordicenne Bernadette Soubirous riferì di avere visto diciotto volte una «signora vestita di bianco». Il 25 marzo le attribuì una frase pronunciata in guascone, una varietà dell’occitano parlata nella regione e l’unica lingua che la ragazza conosceva: «Que soy era Immaculada Councepciou», “Io sono l’Immacolata Concezione”. Nel 1862 il vescovo di Tarbes, città francese a pochi chilometri da Lourdes, riconobbe le apparizioni. Intorno alla grotta è cresciuto un santuario che ogni anno accoglie milioni di pellegrini. 

«Prima non andavo in chiesa», scrive Morena sul telefono. Venendo a Lourdes, aggiunge: «Ho sentito Dio». Ha due figli, Chiara e Luca, e due matrimoni alle spalle. Il secondo marito, racconta, se ne è andato dopo l’ischemia. Al collo porta una collana con un cerchio d’argento; sull’avambraccio sono tatuati i suoi cani. Per cinque giorni è andata alla Grotta di Massabielle al mattino e alla sera. Ha pianto spesso. «Mi sono sentita completamente a mio agio con gli altri», riesce a dire mentre il dispositivo resta acceso sulla gamba. 

Per chi parte dalla Sicilia, il viaggio verso Lourdes dura quasi due giorni. Al ritorno ne serve circa uno e mezzo. Il treno bianco procede lentamente e lascia la precedenza agli altri convogli. Nel primo vagone, che, a seconda della regione di provenienza, i volontari chiamano “attrezzato” o “barellato”, viaggiano le persone che hanno bisogno di rimanere distese, insieme alle apparecchiature sanitarie. All’interno si trova anche un bagno accessibile. Medici e infermieri sono presenti per tutto il tragitto.

Nelle ore precedenti, mentre il treno attraversava la Francia all’altezza di Tolosa, il volontario siciliano Gianmario sistemava il microfono nel cabinato dal quale partono gli annunci destinati a tutti i vagoni. Accanto a lui Gabriele Burgio, presidente della sezione Sicilia orientale dell’Unitalsi e responsabile del viaggio, spiega: «Muovere quasi mille persone da tre regioni presuppone una programmazione che inizia almeno un anno prima. Non si improvvisa». Prenotazioni, medici, infermieri, volontari, orari delle celebrazioni: ogni elemento deve essere coordinato prima della partenza, dal trasporto al personale necessario durante il viaggio e nei giorni di permanenza. «Dietro i numeri c’è ogni singola persona che deve essere seguita». Burgio ha compiuto il primo viaggio sul treno bianco a tredici anni. Per lui il senso dell’associazione è racchiuso negli insegnamenti di san Paolo: «C’è più gioia nel dare che nel ricevere».

A Lourdes la settimana segue un programma preciso. La messa nella chiesa di Santa Bernadette, sulla sponda del Gave opposta alla Grotta; il passaggio sotto la parete di Massabielle, con le mani sulla roccia levigata dal contatto dei pellegrini; il gesto dell’acqua; l’accensione dei ceri; la processione serale aux flambeaux, durante la quale migliaia di piccole fiamme avanzano lungo la spianata. Una delle celebrazioni vede la benedizione delle coppie fidanzate o appena sposate presenti nel pellegrinaggio. Alcuni giovani hanno raggiunto a piedi Bartrès, il villaggio nel quale Bernadette trascorse parte dell’infanzia.

Le persone malate alloggiano al Salus, la struttura dell’Unitalsi adiacente al santuario. I volontari si dividono tra La Source, l’hotel vicino al Salus, le altre case dell’associazione, gli alberghi convenzionati e i turni ai piani. Nel linguaggio dell’Unitalsi le volontarie sono chiamate “dame” e indossano un velo e un vestito bianco. Gli uomini impegnati nell’assistenza e negli spostamenti sono i “barellieri”, con una giacca sulla quale compaiono il logo dell’ente con la scritta Charitas, camicia e cravatta a righe rosse e blu.

Nello spazio del treno che funziona insieme da bar e magazzino, tra carrozzine ripiegate e attrezzature, Emanuele De Caro indossa la polo blu utilizzata durante il viaggio. È nato nel 2009, studia Ragioneria a Bracciano ed è arrivato con il gruppo di Civita Castellana. A coinvolgerlo è stato Alessandro Gagliardi, responsabile dei barellieri della sezione Romana-Laziale e presidente della sottosezione di Civita Castellana, che ha accompagnato a Lourdes circa sessanta giovani.

Alessandro è qui con la futura moglie Elisa Marinsalta. Entrambi lavorano in un centro per ragazzi con disabilità, una scelta nata soprattutto dall’esperienza vissuta con l’Unitalsi. Insieme a don Piero Rongoni, parroco di Trevignano Romano e assistente ecclesiastico dell’Unitalsi Romana-Laziale, portano avanti alla Casa del Fanciullo il progetto “Insieme si può”, un centro diurno gratuito aperto ogni sabato, con l’obiettivo di creare in futuro una casa famiglia per il “dopo di noi”.

Per Emanuele non è la prima volta nella cittadina francese. Vi era già stato come pellegrino con il padrino di cresima, parroco del suo paese. È invece il suo primo campo come volontario. «La cosa più forte è stata quando abbiamo lavato i ragazzi», racconta, riferendosi all’assistenza nell’igiene personale. «All’inizio avevo timore e ansia, poi mi sono buttato». Le giornate cominciano accompagnando le persone a colazione e proseguono tra messe, Via Crucis, il gesto dell’acqua, durante il quale i pellegrini si bagnano con l’acqua di Lourdes nelle piscine vicine alla Grotta, momenti di riconciliazione e turni notturni.

Della Grotta ricorda soprattutto le ore dopo il tramonto: «Il silenzio e la luce delle candele mi hanno sorpreso molto». Dice di avere imparato ad affrontare situazioni che prima non conosceva e a fare in modo che ogni ragazzo si senta parte del gruppo. A ottobre vuole tornare per diventare ufficialmente barelliere.

A pochi passi dai luoghi nei quali i pellegrini affidano alla fede le proprie richieste, ogni dichiarazione di guarigione viene tradotta nel linguaggio delle cartelle cliniche. Sul viale principale un’insegna blu indica il Bureau des Constatations Médicales, l’Ufficio delle constatazioni mediche.

Nato nel 1883, raccoglie le dichiarazioni di guarigione e le sottopone a esami collegiali che possono protrarsi per anni. L’accertamento medico riguarda l’assenza di una spiegazione scientifica ed è separato dal successivo giudizio religioso, affidato alla Chiesa. Durante un incontro nella sala conferenze nei giorni del pellegrinaggio, Antonia Raco, partita con la sezione siciliana, ha raccontato il proprio caso. Nel 2005 le era stata diagnosticata la sclerosi laterale primaria. Durante un pellegrinaggio con l’Unitalsi, nell’agosto 2009, riferì di avere avvertito un improvviso benessere alle piscine di Lourdes e di avere recuperato la capacità di camminare. Nel novembre 2024 il Comitato medico internazionale di Lourdes giudicò la guarigione inattesa, completa, duratura e non spiegabile secondo le conoscenze disponibili. Soltanto se rispetta questi criteri, il dossier può essere trasmesso al vescovo competente.

Nel vagone 10, dopo cena, Maria Cristina Abballe passa tra gli scompartimenti e sistema le persone sedute. Ha partecipato diverse volte a questo viaggio insieme al figlio Alessandro Abballe, morto nel novembre 2024 a causa della sua patologia. Ora aiuta Anna, una ragazza con disabilità, poi chiede a una dama di passaggio: «Puoi guardarla un momento? Devo uscire un attimo».

Accanto ad Anna, Morena riapre il calendario del telefono. Scorre fino alla fine di ottobre e indica le date con un dito. Vuole tornare a Lourdes con la sorella e con le nipoti Gaia e Giada. Sorride e conferma con un movimento della testa. Le viene chiesto se, ripensando all’ischemia e a ciò che è accaduto dopo, si senta triste o arrabbiata. Morena scuote la testa. Cerca sul telefono una parola diversa. La scrive, la mostra e poi prova a pronunciarla: «Felice».

Il giorno prima della partenza, una dama di diciotto anni aveva terminato alle 20 il turno al quinto piano del Salus. Dopo cena era tornata verso il santuario «per un saluto». Questo è il suo ottavo viaggio. Non sa se l’inizio dell’università le consentirà di ripartire in ottobre, ma spera di riuscirci. «Sono venuta cercando risposte ad alcune domande», aveva detto prima di entrare. «Riparto senza quelle risposte, ma con domande diverse».

Sopra la Grotta di Massabielle, scavata nella roccia, una statua bianca guarda verso il Gave. Immacolata. Dal 1858 la parola riferita da Bernadette è rimasta la stessa. Cambiano le persone che passano accanto ai ceri accesi e le domande con cui ripartono. 

Podcast ZetaPOD

Podcast

TG ZetaTG

TG

GR ZetaGR

GR

Iscriviti a
Zeta Data Lab

Iscriviti alla nostra newsletter