Questa è “Un’estate fa”, la rubrica estiva di Zeta che racconta il nostro Paese attraverso i tormentoni del passato. Ogni settimana la storia di un brano, di com’era il mondo e di come eravamo noi.
Le università occupate, la guerriglia nelle grandi città, le piazze piene di giovani che gridano alla rivoluzione. Il 1968 è passato alla storia come l’anno delle contestazioni. Ma dalle radio arrivava una musica completamente diversa: melodie dolci, persino troppo smielate per il clima del tempo. Nessuna barricata, nessuno slogan, soltanto un ragazzo che aspettava in riva al mare il ritorno della donna amata.

Era Luglio, non Luglio col bene che ti voglio, come viene spesso chiamata, la canzone con cui Riccardo Del Turco conquistò l’estate del 1968. Un brano apparentemente leggero e sentimentale che, dietro il suo irresistibile «ja ja ja ja», nascondeva la malinconia di una promessa forse dimenticata.
La canzone nacque dall’incontro casuale tra Del Turco e un allora sconosciuto Giancarlo Bigazzi. All’epoca Bigazzi era un semplice impiegato di banca, ancora lontano dai successi di Rose rosse, Gloria e Si può dare di più, che lo avrebbero consacrato tra i grandi autori della musica italiana.
«Mio cugino insisteva perché conoscessi questo ragazzo che scriveva canzoni. Io pensavo: “Ma che ci faccio? Non sono mica uno scopritore di talenti”», ricordò Del Turco. Cominciarono così le prime collaborazioni, fino all’idea di scrivere un brano estivo, avuta dallo stesso cantante toscano. «Fui colpito dalla lettura di una poesia di un autore cinese, un’allegoria legata alla mietitura», raccontò in un’intervista.
Ad affascinarlo era l’immagine di un momento dell’anno che ritorna ciclicamente: luglio passa, ma poi torna e, insieme al mese, può tornare anche la speranza. Il protagonista della canzone è al mare e aspetta una ragazza che gli aveva promesso di tornare a luglio. Il mese è già cominciato, ma lei non si vede. La frase più significativa è forse “Luglio si veste di novembre“: in piena estate, per chi aspetta inutilmente, è come se facesse freddo. Soltanto nel finale la ragazza arriva, corre verso di lui e trasforma l’attesa in un lieto fine.
Luglio arrivò a Saint-Vincent, in gara a Un disco per l’estate, senza essere indicata tra le favorite. Lo stesso Del Turco non sembrava credere fino in fondo nel brano e, molti anni dopo, avrebbe ammesso di averlo inizialmente «snobbato». Quella melodia immediata e orecchiabile rappresentava infatti un cambiamento rispetto al cantautorato romantico dal quale proveniva, maturato anche nelle serate alla Bussola accanto a Luigi Tenco. Con Luglio, spiegò, aveva cercato deliberatamente di avvicinarsi ai gusti del grande pubblico.
Organizzata dalla Rai, Un disco per l’estate era uno dei principali meccanismi attraverso cui l’industria discografica selezionava e lanciava i brani destinati ad accompagnare la bella stagione. Alla vigilia, i nomi più accreditati erano quelli di interpreti già affermati, come Orietta Berti, Iva Zanicchi e Jimmy Fontana. Il verdetto, invece, premiò proprio Del Turco, davanti a Non illuderti mai di Orietta Berti e Ho scritto t’amo sulla sabbia di Franco IV e Franco I. Quello che sembrava un esperimento lontano dal suo stile si trasformò così nel successo che avrebbe segnato per sempre la sua carriera.

Fu un successo insperato per un artista da sempre restio a esibirsi in pubblico. Dario Salvatori, storico critico musicale, lo definiva il «cantante pigro». Del Turco era rimasto a lungo lontano dal grande successo anche perché non aveva voluto lasciare la sua Fiesole per trasferirsi a Milano, dove avevano sede molte case discografiche.
Luglio debuttò immediatamente al primo posto in classifica proprio all’inizio di luglio e rimase nella top ten per tre mesi. Ancora oggi è uno dei tormentoni estivi più amati dagli italiani. E pensare che a fargli concorrenza c’era un altro grande classico della musica italiana, Azzurro, scritta da Paolo Conte e cantata da Adriano Celentano.
Il successo del brano non rimase confinato all’Italia. In Francia la melodia divenne Le petit pain au chocolat, interpretata da Joe Dassin con un nuovo testo di Pierre Delanoë. La versione francese raccontava la storia di una fornaia innamorata di un cliente miope che ogni mattina comprava un pain au chocolat, ma sembrava non accorgersi di lei.
In inglese diventò invece Something’s Happening, incisa dagli Herman’s Hermits. Raggiunse il sesto posto nella classifica britannica e vi rimase per quindici settimane. I crediti del disco indicano come arrangiatore John Paul Jones, che di lì a poco sarebbe diventato il bassista e tastierista dei Led Zeppelin.
Le critiche, tuttavia, non mancarono. Del Turco ricorda così a Repubblica gli attacchi di chi sosteneva che la sua canzone fosse troppo leggera per il clima di quegli anni: «Allora i critici sparavano a zero e “Luglio” era un bersaglio facile. E io non capivo perché non desse fastidio che i Beatles facessero “Ob-La-Di, Ob-La-Da”…».
Il mondo nel 1968
- Il terremoto del Belice
Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, un terremoto di magnitudo 6,5 colpì la Sicilia occidentale, devastando la Valle del Belice. Gibellina, Montevago, Poggioreale e Salaparuta furono quasi completamente distrutte. Morirono 296 persone, oltre mille rimasero ferite e quasi centomila persero la propria casa. I ritardi nei soccorsi e nella ricostruzione trasformarono il sisma in uno dei casi più drammatici dell’Italia del dopoguerra. - L’assassinio di Martin Luther King
Il 4 aprile Martin Luther King fu ucciso sul balcone del Lorraine Motel di Memphis, dove si trovava per sostenere lo sciopero dei netturbini afroamericani. La morte del leader della lotta non violenta per i diritti civili provocò proteste e disordini in più di cento città statunitensi. King aveva 39 anni ed era stato insignito del premio Nobel per la pace soltanto quattro anni prima. - La Primavera di Praga
In Cecoslovacchia, Alexander Dubček tentò di rendere il regime comunista più aperto, concedendo maggiori libertà alla stampa e alla società. Era il progetto di un «socialismo dal volto umano». Nella notte tra il 20 e il 21 agosto, le truppe sovietiche e degli altri Paesi del Patto di Varsavia invasero il Paese, soffocando il processo di riforma. - Il pugno alzato alle Olimpiadi
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