Esclusiva

7 Settembre 2020.
 
Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2020
Calcio e social network: il futuro della comunicazione sportiva

La nostra intervista a Emanuele Garau, nuovo Twitter Community Manager della FIGC Femminile

Nei paesi come nelle città c’era un luogo, più di ogni altro, dove giovani e meno giovani parlavano di calcio: il “bar sport”. Simbolo di folklore per eccellenza, tanto da ispirare romanzi e canzoni. Fra una birra e un caffè, davanti ai quotidiani sportivi, non si faceva altro che discutere di gol e di falli non dati, di calciomercato e scudetti di metallo o di cartone. 

Oggi questo mondo è migrato in rete. I social network sono teatro di liti furibonde su chi è più forte tra Messi e Ronaldo, sui rigori fischiati con la VAR, sulle plusvalenze delle grandi squadre. In questo nuovo campo di interazioni dirette fra club e tifosi, i club hanno dovuto adattarsi. Dopo un’iniziale fase di sbandamento, con il passare degli anni l’approccio delle squadre ai social network è via via diventato più interattivo e divertente. 

La comunicazione social oggi «è fondamentale, e dovrebbe essere una componente presente in ogni società sportiva». A dirlo è Emanuele Garau, nuovo Twitter Community Manager della FIGC femminile ed ex responsabile Twitter del Pescara Calcio. «Alcune società stanno facendo un ottimo lavoro, ottenendo risultati tangibili; fra queste c’è sicuramente la Roma, che grazie alla proprietà a stelle e strisce sta lavorando benissimo». 

A risaltare, oltre ai post sulla squadra, anche le iniziative benefiche: «Un esempio per tutti la loro campagna per i bimbi scomparsi, affiancati agli annunci di calciomercato. Hanno usato la visibilità dei nuovi acquisti per un’opera di bene». Questo approccio, secondo Emanuele, funziona meglio all’estero: «Sembra paradossale, ma queste iniziative vengono notate di più oltre confine». 

«A incidere – continua – potrebbero essere la maggiore abitudine e sensibilità a questo approccio di comunicazione sportiva. Si tratta di in un contesto più abituato al “valore aggiunto” abbinato al mondo sportivo, come spesso accade in NBA».

Calcio e social network: il futuro della comunicazione sportiva

L’incarico sul profilo twitter delle Azzurre non è il primo nel calcio femminile per Emanuele, già Twitter Community Manager della Torres (squadra più titolata d’Italia) e dell’Atalanta Mozzanica. La missione, concordata con la Federazione, è duplice: aumentare l’interesse collettivo per le donne del pallone e attirare le ragazze verso il rettangolo verde

«Nonostante l’aumento di visibilità, ottenuto con i quarti dei Mondiali del 2019, ancora oggi si parla troppo poco di calcio femminile». La strada da fare è dunque ancora tanta ma, secondo Emanuele, «c’è un entusiasmo sempre maggiore attorno alle ragazze di Milena Bertolini. Questo fa ben sperare».

La crescita dell’interesse verso il rapporto fra calcio e social network è esponenziale, tanto che diverse realtà di serie minori emergono sempre più spesso con post di tendenza. Lo testimonia l’attenzione che il Pescara ha ottenuto quest’anno sui social, grazie ai tweet leggeri e autoironici pensati da Emanuele. «La cosa curiosa è che siamo stati molto forti sui social, mentre in campo abbiamo avuto non poche difficoltà [il Pescara si è salvato ai playout contro il Perugia, ai rigori, ndr]».

Il Delfino, però, non è un episodio isolato. Alzi la mano chi non ricorda il “caso Pordenone”. La compagine friulana fu sulla bocca di tutti gli appassionati di calcio quando, nella stagione 2017-2018, incrociò l’Inter in Coppa Italia. I ramarri bloccarono i nerazzurri sullo 0-0 per poi uscire dopo 120′ di lotta: fatali i tiri dal dischetto. 

Emanuele Garau
Due delle grafiche social del Pordenone in vista del match contro l’Inter

Il team comunicazione della squadra, grazie a una grafica divertente sul match, rese un po’ più interessante quello che, in altre circostanze, sarebbe stato un banale incontro fra una squadra di A e una di C (oggi in serie B). «Credo ci siano professionisti nelle serie minori che lavorano molto bene e meritino un’opportunità in realtà più blasonate». 

A fare la differenza, secondo Emanuele, non è tanto il prestigio della società, quanto il budget e l’assetto societario: «Più una realtà è strutturata al suo interno, più investe nella comunicazione, più il team di comunicazione ha risorse e strumenti per fare un lavoro di qualità».