Esclusiva

13 Marzo 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2021
Biden contrasta la crisi con un piano da 1.900 miliardi

Il piano di stimoli all’economia di Biden è ormai legge. A preoccupare, però, sono gli effetti inflazionistici del provvedimento. Ne abbiamo parlato con Alberto Bisin, economista, editorialista e docente presso la New York University

Un raggiante Joe Biden nel Rose Garden della Casa Bianca non ha celato ieri, davanti a una platea di democratici ben distanziati, la soddisfazione per l’approvazione definitiva dell’American Rescue Plan, un bazooka da 1.900 miliardi di dollari per l’economia americana, fiaccata da un anno di pandemia. Una cifra che è più dell’intero prodotto interno lordo italiano del 2020.

Con un programma che rappresenta uno dei più massicci interventi statali nell’economia statunitense dal secondo dopoguerra a oggi, il provvedimento prevede 1.400 dollari di assegni diretti agli individui (che gli americani dovrebbero veder comparire nei propri conti correnti già da questo fine settimana), 350 miliardi di aiuti agli Stati e ai governi locali e 14 miliardi di dollari per il piano vaccinale che, secondo quanto annunciato da Biden, dovrebbe portare gli Stati Uniti alla piena vaccinazione entro il 4 luglio. Tra le altre cose, la legge prevede anche 130 miliardi di dollari da destinare alle scuole per una riapertura in sicurezza e un’estensione dei sussidi di disoccupazione fino al 6 settembre.

Osteggiata dai Repubblicani la legge gode invece di ampio consenso nel pubblico: tre persone su quattro l’approvano e i due terzi degli americani ritengono che il presidente stia facendo un buon lavoro nella gestione della pandemia.

A preoccupare gli economisti, tuttavia, è l’entità del maxi piano di stimolo che potrebbe avere un impatto negativo sul livello dei prezzi. Alcuni come il francese Olivier Blanchard temono gli effetti inflazionistici del provvedimento i quali, per essere frenati, avrebbero bisogno di un aumento dei tassi d’interesse da parte della Fed. Altri, come l’economista e docente presso la New York University, Alberto Bisin – intervistato da Zeta – pensano che siccome una parte degli stimoli si trasformerà in risparmio delle famiglie, l’effetto inflazionistico sarà molto limitato.

Biden contrasta la crisi con un piano da 1.900 miliardi
Alberto Bisin
Niccolò Caranti, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Bisin sottolinea anche come attualmente l’American Rescue Plan si vada a sommare al già alto debito pubblico degli Usa: «Non essendoci interventi di aumento delle tasse il provvedimento va a sommarsi al debito nel bilancio statale. Per ora non sembrano esserci reazioni degli investitori, i tassi sembrano essere relativamente bassi anche se, ultimamente, i tassi a lungo termine sono saliti, è un segnale che stiamo raggiungendo livelli di debito pubblico preoccupanti. Per il momento non ci sono state reazioni immediate, quindi gli investitori sembrano accettare questo debito a tassi molto favorevoli per il governo, senza enormi problemi». 

Le pressioni affinché il provvedimento venisse varato nel minor tempo possibile ha escluso dal programma uno dei veri e propri cavalli di battaglia dell’ala più progressista del Partito Democratico: l’aumento del minimo salariale da 7,5 a 15 dollari l’ora, che avrebbe riguardato circa 27 milioni di lavoratori statunitensi. «L’importanza politica della proposta è tale che io credo che prima o poi Biden riuscirà a portarla a termine», commenta Bisin. «Il problema è che il Paese è molto eterogeneo, ci sono Stati dove il salario per un lavoratore non qualificato è di 6/7 dollari l’ora, mentre in altri è già a 15. Imporre un salario a 15 dollari significa penalizzare le imprese negli Stati dove il lavoro in questo momento costa poco. Dal punto di vista economico c’è da considerare che se si impone un salario più alto di quello d’equilibrio, si va ad aumentare la disoccupazione, per una semplice legge di domanda-offerta. Tutto però dipende dall’entità dei livelli di disoccupazione, io sono d’accordo con le stime di alcuni economisti che indicano come questo effetto sarebbe molto piccolo. L’unica cosa è che – io credo – ci possano essere effetti negativi negli Stati in cui il salario è particolarmente basso».

Foto in evidenza: Gage Skidmore from Peoria, AZ, United States of America, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons