Esclusiva

1 Aprile 2021
Chi va e chi resta, voci della comunità cinese in Italia

A causa della pandemia in molti hanno deciso di tornare in Cina per paura o perché senza più un lavoro. Ma c’è anche chi ha deciso di restare. La giornalista Hu Lanbo ha raccolto queste storie nel suo ultimo libro “Noi restiamo qui”

Sono 299.823 i residenti cinesi in Italia, secondo i dati raccolti dall’ISTAT nel 2019. Storie, sorrisi e sguardi di persone che hanno lasciato il proprio Paese alla ricerca di una nuova opportunità di vita. Chi per trovare un lavoro con uno stipendio maggiore, per motivi di studio o per gusto dell’avventura, tutti hanno trovato in Italia una nuova casa. Nessuno di loro avrebbe mai potuto immaginare di ritrovarsi costretto a lasciare la vita che hanno costruito per dover far ritorno in Cina.

«A causa della pandemia, la famiglia di mio cugino è tornata nel nostro Paese d’origine. Anche un amico di famiglia è partito a metà dicembre», racconta Jing con il suo lieve accento romano. «La figlia di mio cugino doveva iniziare l’asilo e loro non si sentivano sicuri». La paura del contagio ha spinto questa famiglia a lasciare tutto e tornare a Pechino per permettere alla propria bambina d’iniziare la scuola dell’infanzia. La curva dei contagi è ormai sotto controllo in Cina, i nuovi casi positivi giornalieri sono scesi sotto i cento a gennaio e da una settimana sono inferiori a trenta. Negli ultimi mesi i piccoli focolai sono stati prontamente isolati attraverso la quarantena delle città e test di massa per evitare la diffusione dei contagi. Per molti questo è stato più che sufficiente per fare le valigie e tornare nel proprio Paese d’origine lasciandosi alle spalle, almeno per il momento, la vita che per anni avevano costruito qui in Italia. «Ho vissuto a Roma per più di dieci anni, non ho mai avuto problemi. Il lavoro andava molto bene», scrive Xingfu che lo scorso anno ha lasciato il suo piccolo ristorante nella capitale per tornare nel suo paese, vicino Shanghai. «Al momento non ho intenzione di tornare in Italia visto che la situazione continua a peggiorare». Anche lui, come tanti, spera di tornare a cucinare nel suo locale appena la situazione migliorerà perché «dopo tutto Roma è la mia seconda casa», aggiunge nostalgico.

Hu Lanbo, giornalista e scrittrice, in Italia ci è arrivata per amore. Il primo per la lingua francese, che l’ha portata a trasferirsi a Parigi per studiare all’università La Sorbona, e poi per suo marito per cui ha deciso di trasferirsi a Roma. Vive nella capitale da trenta anni, dove dirige la rivista Cina in Italia, ed è diventata un punto di riferimento per la comunità cinese del posto. Tutti conoscono la sua energia ed allegria, la stessa con cui racconta la sua cultura. «Un mio amico fa la guida turistica, ma è ormai da un anno che non lavora. Adesso è la sua famiglia in Cina che lo aiuta a sopravvivere in Italia, non più il contrario». Hu racconta che molti come lui non riescono neanche ad affrontare le spese per tornare in Cina, dove vive ancora parte della famiglia. Ma per chi ci è riuscito tornare nelle proprie città d’origine non è stato facile. «Il luogo natale per noi è importante, ma qui ci siamo costruiti una casa. Ecco perché chi è tornato spera di farlo per un breve periodo di tempo».

«Noi restiamo qui, in questa terra chiamata Italia. Non è che non abbiamo paura, è che non potremmo sopportare di lasciarla. Proprio come accade in una famiglia, in caso di catastrofe non vogliamo separarci dalle persone più care, ma vogliamo affrontare i momenti difficili al loro fianco. Come durante i giorni più freddi dell’anno, vogliamo stringerci l’un l’altro, darci un po’ di calore. Ma l’inverno non dura per sempre, quindi aspettiamo insieme la primavera!»

Sono queste le parole con cui Hu Lanbo ha introdotto nel suo libro Noi restiamo qui ventidue storie di persone che, al contrario, hanno deciso di restare nonostante le difficoltà causate della pandemia. «Tanti membri della comunità cinese hanno deciso di andare via quando in Italia è scoppiata la pandemia. Così ho inviato una lettera aperta ai giornali per invitare i miei connazionali a lottare con i cittadini italiani contro questo problema». Nel suo libro Hu ha raccolto storie di persone che hanno accolto la sua richiesta e hanno deciso di restare, offrendo il proprio aiuto durante l’emergenza. Per esempio, Lanbo racconta di una signora cinese che gestisce un’agenzia di viaggi: «All’inizio della pandemia ha chiamato tutti i suoi clienti in Cina per chiedere donazioni di articoli sanitari: una persona ha mandato 30mila mascherina!».

«Non siamo una comunità chiusa come pensano tutti», per Hu Lanbo, come per molti altri cinesi, la collettività è un concetto base della società. Secondo la scrittrice è proprio di questa idea che abbiamo bisogno tutti noi adesso per affrontare il Covid-19. «Grazie alla globalizzazione il mondo è sempre più unito. In Cina, la situazione è migliorata e l’economia si sta riprendendo ma non può andare avanti da sola». Così, in Italia l’economia della comunità cinese diventa sempre più importante per il Paese. «È per questo motivo che non possiamo separarci, ormai dipendiamo l’uno dall’altra».