Esclusiva

Dicembre 6 2021.
 
Ultimo aggiornamento: Dicembre 22 2021
Silvia Pollice

Tutte le volte che guardava lo zio Lucio condurre il telegiornale locale, la piccola Silvia Pollice lo salutava al di là dello schermo, salvo poi offendersi perché lui non le rispondeva.

È così che la giovane abruzzese, 28 anni, si è innamorata del giornalismo per la prima volta. La seconda, tra i banchi di scuola, grazie ai corsi di scrittura creativa della maestra Adelaide.

Silvia Pollice

Il percorso di Silvia, però, non è stato tutto rose e fiori. Se da un lato mamma Marina e nonna Bianca, “le mie colonne portanti, il mio modello di riferimento tutto al femminile”, hanno sempre supportato le sue scelte, dall’altro papà Ugo “mi ha fatto guerra su tutti i fronti”. Aveva immaginato per la figlia un futuro diverso, una professione più sicura, magari da farmacista, proprio come lui. Un’idea inconciliabile con i desideri di Silvia, che a diciotto anni ha lasciato il suo paese, Lanciano, per studiare Scienze Politiche prima a Bologna e poi a Milano, “le città dove sono diventata adulta, perché nel nido familiare di una città di provincia non ti misuri veramente con il mondo esterno”.

Grande assente alla laurea, papà Ugo si è trincerato nella disapprovazione per proteggere la figlia da potenziali scelte sbagliate e fallimenti. La delusione di Silvia è sfociata in uno scontro intenso e in un silenzio necessario, che dura ormai da un anno. La Scuola di Giornalismo della Luiss ha una nuova allieva, ma papà Ugo ancora non lo sa. Piano piano, Silvia si è ritagliata un primo frammento di identità, e oggi guarda alla conflittualità con il padre con gli occhi di chi sta crescendo: “Mi ha dato una grande forza di volontà, ho capito che se vuoi davvero qualcosa, con le unghie e con i denti ci arrivi”.

Senza esitazione, Silvia si definisce “un topo di biblioteca” che divora pagine di narrativa e saggistica. Tra i suoi titoli preferiti, “Il Profumo” di Patrick Süskind, romanzo scoperto per caso mentre curiosava nel manuale di antologia, e “I nemici della Repubblica” di Vladimiro Satta, l’ultimo di una serie di saggi storici sugli anni di piombo collezionati sin dai tempi della scuola. E se guarda un film tratto da un libro, non può fare a meno di confrontare le due opere per testarne la reciproca fedeltà.

Amante dell’arte in quasi tutte le sue forme (Marina Abramović e gli altri esponenti dell’arte contemporanea alternativa che “non comunicano niente” dovranno attendere), Silvia non è solo un’appassionata visitatrice di musei (l’unico rimpianto, finora, resta il Museo d’Orsay), ma anche una fotografa. Come specifica, “la fotografia mi piace guardarla ma anche farla”, soprattutto dopo aver partecipato nel 2012 al corso tenuto da Roberto Colacioppo, esperto ritrattista in bianco e nero e vincitore di un premio europeo, con il quale parte alla volta di New York per immortalare la vita dopo il passaggio dell’uragano Sandy.

“Mi sembrava di essere in un film”, ricorda mentre evoca l’immagine delle bellissime donne afroamericane di Harlem, che avvolte in vesti sgargianti partecipavano a un battesimo nella Chiesa battista.

Sono state tante le tappe percorse finora da Silvia, e altrettante ancora la aspettano. Per adesso, riparte da Roma, che aggiungerà un altro tassello di esperienza a quelli già acquisiti. Lei lo sa: “Non ho ancora finito di crescere, ci sono tante altre cose da scoprire”. Sembra proprio che Silvia avrà ancora molte occasioni per salutare.