Esclusiva

Dicembre 6 2021.
 
Ultimo aggiornamento: Dicembre 22 2021
Dario Artale

Dario Artale ha sempre voluto una vita da inviato televisivo, fin dagli anni in cui, in occasione delle recite scolastiche natalizie, vestiva con orgoglio i panni del reporter che da Gerusalemme riferiva la notizia della nascita di Gesù; un desiderio che negli anni si è nutrito della passione di “creare delle storie a partire dall’osservazione empirica della realtà”.

Nato nel 1996 ad Assoro, in provincia di Enna, l’unica parte della Sicilia senza sbocchi sul mare, far parte del primo gruppo scout in città lo ha aiutato a fare pace con la conformazione del territorio d’origine, a riscoprire la bellezza della terra su cui cresce molto del grano italiano. Durante gli anni degli studi superiori classici si è dedicato all’attività politica in ambito scolastico e, avendo nella mente l’esperienza di Radio Aut, l’emittente attraverso cui Peppino Impastato parlava a Cinisi della mafia, ha ridefinito l’assemblea studentesca rendendola un punto di riferimento culturale per tutta la città.

Dario Artale

Dario tiene molto a precisare che “la scelta di lasciare la Sicilia non ha avuto niente di impulsivo”, l’impegno politico sul territorio era una sua grande passione, ma riteneva più importante dedicarsi a costruire il proprio futuro professionale. Per questo motivo nel 2015 si è trasferito a Roma dove ha portato a termine i suoi studi giuridici laureandosi presso la Luiss con una tesi sulla cyber security.

L’esperienza più importante degli anni universitari, però, l’ha vissuta durante il periodo che ha trascorso in Africa dove è andato come volontario. In un villaggio senegalese ha contribuito ad organizzare una scuola per i talibés, minori senza genitori educati in scuole coraniche e sfruttati. Ricordando quei giorni ripensa “sempre con affetto ai bambini della scuola che, non disponendo di un pallone vero, giocavano a calcio immaginandolo”.

Potesse, leggerebbe solo giornali e libri di poesia in cui, nel ritmo che i versi donano al linguaggio, ritrova la musicalità del dialetto di origine.

La Sicilia torna spesso protagonista nel racconto che Dario fa di sé, anche nel momento in cui parla della sua idea di giornalismo alimentata, non solo dalle esperienze che ha attraversato durante la vita, ma anche dall’esempio tratto dalle storie di coloro che si sono spesi per raccontare la sua regione, come i giornalisti uccisi dalla mafia Mauro Rostagno, Mario Francese, Beppe Fava. Mentre parla di questi grandi uomini Dario Artale confessa di voler, come loro, “scrivere per la Sicilia, nella speranza di vederla fiorire”.

Dalla storia antica della terra di origine, poi, ha imparato a ricercare l’universale in ciò che di particolare lo circonda. Con le immagini raccolte sul campo e attraverso le proprie parole Dario Artale vorrebbe cercare di rendere alle persone, spesso concentrate sulle proprie divisioni, il senso della loro vicinanza, della loro similitudine, aiutarle a vedere ciò che le accomuna, “parlare alle generazioni come ad una comunità”.