Esclusiva

2 Gennaio 2022.
 
Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio 2022
Più del Covid i conflitti in Camerun minacciano la Coppa d’Africa

Mentre il mondo del calcio si preoccupa per virus e quarantene, il torneo si svolgerà nel mezzo di una guerra civile che minaccia la sicurezza di tifosi e giocatori

15 dicembre, regione anglofona del Camerun. “Mola”, il leone scelto come mascotte della Coppa d’Africa, passeggia per Bamenda scortato da una schiera di militari. Sotto il costume, allegro e colorato, si dice indossi un giubbotto antiproiettile. È l’ultima tappa del tour promozionale del torneo, che ha già attraversato le restanti regioni del Paese. Il governo centrale ha deciso di mandare Mola anche lì per dimostrare di esercitare il proprio controllo in una zona consumata dai conflitti dal 2016.

Nel mentre, in Europa si racconta che sarà il Covid il grande pericolo per i giocatori che prenderanno parte alla Coppa d’Africa, in programma in Camerun dal 9 gennaio al 6 febbraio. L’istantanea di Mola, però, racconta che Omicron non è la sola minaccia.

Nella regione anglofona (a sudovest e nordovest del Camerun) sono all’ordine del giorno gli scontri fra le forze armate dello Stato centrale, francofono, e quelle separatiste, che combattono per l’indipendenza della regione. Una situazione conosciuta come Crisi Anglofona, o Guerra dell’Ambazonia, così come gli indipendentisti hanno ribattezzato il territorio che ospita il 20% della popolazione camerunese, di retaggio britannico.

«La vita è quasi normale qui, negozi e banche sono aperti. Però c’è sempre il rischio che quando sei al mercato, mentre guidi, qualcuno faccia esplodere una bomba, ti colpisca un proiettile volante, o che la polizia ti arresti perché crede che tu sia complice dei separatisti», riassume a Zeta Blaise Eyong, giornalista del Camerun anglofono. Human Rights Watch ha stimato che, nel solo 2020, il conflitto ha portato alla morte di «centinaia di civili» e alla fuga di «decine di migliaia di persone».

È in questo contesto che si disputeranno le partite del Girone F della Coppa d’Africa, organizzate nella città anglofona di Limbé. Inoltre, saranno teatri del torneo due città molto vicine al confine anglofono come Bafoussam (Girone B) e Douala (Girone E). Sono 17 i giocatori di Serie A impegnati in queste tre sedi, fra cui Kalidou Koulibaly del Napoli e i milanisti Frank Kessié e Ismaël Bennacer.

Lista aggiornata al 02/01/22

La minaccia dei gruppi separatisti

Le richieste d’indipendenza del Camerun anglofono sono nate in maniera pacifica, cinque anni fa, quando insegnanti e avvocati manifestarono perché anche l’inglese, come il francese, venisse impiegato nella pubblica amministrazione, nei tribunali e nelle scuole. A seguito della repressione violenta dello Stato centrale, la protesta è diventata guerriglia, i civili vittime innocenti del confronto armato fra forze dell’ordine francofone e secessionisti anglofoni.

Oggi i separatisti si dividono in una vasta costellazione di gruppi armati. Per quanto questi si distinguano per metodi e modelli di leadership, quasi tutti applicano una strategia militare per far sentire la loro voce. Lucas Cho Ayaba, leader di uno dei gruppi armati più forti sul territorio, l’Ambazonia Defense Forces (ADF), ha spiegato che il loro obiettivo è «rendere l’Ambazonia ingovernabile, far sì che il costo dell’occupazione [delle forze armate] sia più alto dei suoi benefici».

coppa africa camerun
La mappa del Camerun, diviso per regioni. Le due in rosso chiaro sono quelle anglofone, mentre quelle rappresentate in azzurro sono quelle in cui vive la popolazione francofona

Zeta ha contattato Daniel Capo, una sorta di ministro della Difesa dell’ADF. Da quello che definisce il suo «auto-esilio» di Honk-Hong, ha dichiarato che non è prevista una tregua per la Coppa d’Africa, considerata «uno schiaffo in faccia» agli anglofoni perché «onora» il governo centrale di Paul Biya.

«Per questo attaccheremo i militari camerunesi nelle sedi del torneo», promette. «Per noi la Coppa è una provocazione e loro sanno benissimo che faremo qualcosa a riguardo. Perché mettere a rischio la vita dei tifosi e delle stelle del calcio? L’ultima cosa che vogliamo è che vengano coinvolti in un conflitto a fuoco». Dice di non poter precisare le modalità degli attacchi che starebbero preparando «ma certamente faremo tutto quello che possiamo» e suggerisce che Limbé, Bafoussam e Douala sarebbero gli obiettivi privilegiati.

Su precisa domanda, Capo spiega che se tifosi e giocatori avessero la peggio «non sarebbe intenzionale». Ciononostante, «proveremo ad arrestarli, a punirli per essere venuti».

Il confine fra la minaccia concreta e il desiderio di attenzione è sottile, ma i suoi proclami fanno eco ad altri già veicolati da gruppi separatisti “concorrenti” al suo. «È difficile capire se fidarsi delle loro parole, ma per esperienza non si può escludere che organizzeranno degli attacchi durante la Coppa», ha spiegato una fonte locale a Zeta.

La conferma della serietà della minaccia, però, l’ha data lo stesso governo centrale, che ha riconosciuto, nel suo ministro della Difesa, che la competizione si svolgerà in «un contesto marcato dalla tensione». Non a caso l’esercito ha svolto, negli scorsi mesi, delle simulazioni di attentati negli stadi per evitare sorprese durante la competizione. Alla luce di ciò, l’eventualità che qualcuno provi a rovinare la festa non dev’essere così remota.

Il precedente

Mentre il mondo del calcio parla di Covid e quarantene, dunque, la Coppa d’Africa si giocherà in un Camerun spaccato in due dalla violenza. Il Paese, però, attende con ansia questo evento, già posticipato due volte in passato: nel 2021, per colpa della pandemia; nel 2019, invece, la causa officiale fu l’impreparazione dell’organizzazione. Svariati media internazionali, però, sostenevano che in quell’occasione anche il conflitto anglofono preoccupasse la Confédération Africaine de Football (CAF), che spostò poi il torneo in Egitto.

Contattata da Zeta, la CAF ha smentito che la Crisi Anglofona fosse stata una delle ragioni della posticipazione nel 2019, ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni sul possibile impatto del conflitto sull’imminente Coppa d’Africa.

In ogni caso, Blaise Eyong, che la realtà anglofona la vive tutti i giorni, spiega che dal 2019 la sicurezza nella regione sia «peggiorata, perché i separatisti usano sempre di più Ordigni Esplosivi Improvvisati nei loro attacchi. Anche per questo — aggiunge — non mi sembrerebbe strano se colpissero uno dei bus delle squadre che vanno a Limbé o mettessero una bomba nello stadio. Non possiamo escluderlo». Di fronte a questa prospettiva, una quarantena sembra l’ultimo dei problemi.

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