Esclusiva

Dicembre 11 2021.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 1 2022
«La WTA rimarrà sola nella sua lotta alla Cina». Intervista a Ricardo Fort

L’esperto di marketing sportivo e fondatore della società di consulenza SportByFort analizza le implicazioni economiche che il caso Peng Shuai avrà sul tennis femminile e sullo sport in generale

Steve Simon l’ha messo in chiaro sin da subito: “Questa cosa è più importante del business”. E infatti il CEO della Women’s Tennis Association (WTA) ha cancellato tutti i tornei programmati dall’associazione in Cina, nonostante gli interessi economici in gioco. La ragione dietro la scelta è che Simon ha “seri dubbi” sul fatto che la tennista Peng Shuai “sia libera, al sicuro e non soggetta a censura, coercizione o intimidazione” dopo aver accusato di stupro un ex-vicepremier cinese.

Per capire le implicazioni che questa presa di posizione avrà sulle casse della WTA e sullo sport in generale, Zeta ha contattato Ricardo Fort, fondatore della società di consulenza SportByFort, nonché uno dei massimi esperti di marketing sportivo al mondo. “Nonostante quello che dice Simon, tutte le decisioni riguardano il business. A volte, come in questo caso, il business coincide con le scelte etiche”, esordisce lui.

La WTA, però, puntava molto sul mercato cinese, e ora servono nuovi investitori per sanare le perdite. Può questa scelta attrarre nuovi sponsor interessati ai valori che è arrivata a rappresentare?

“Non so se gli sponsor saranno attratti dalla sola posizione etica. Il problema è che adesso la WTA non parla più al 20% del mondo. Dipende dal profilo delle aziende, ma non possono essere multinazionali globali, perché per loro uno sport che non è presente in Cina non può essere attraente. Insomma, qualcuno potrebbe volerli sponsorizzare per questa decisione, ma non credo che avranno un vantaggio da un punto di vista globale”.

Considerando solo il montepremi dei nove tornei cancellati, la WTA dovrà coprire perdite per circa $30 milioni. Riuscirà a recuperare questa somma?

“Vari marchi potrebbero essere interessati alla pubblicità che gli darebbe coprire questo buco. Quindi non sarei sorpreso se un’azienda firmasse un assegno per coprire tutte le perdite, o almeno una parte. Ma, di nuovo, non saranno marchi come Amazon, perché sanno che schierandosi con loro verranno puniti in Cina, e non vogliono che questo succeda”.

Wta cina marketing
Ricardo Fort

Molti speravano che altre organizzazioni legate alla Cina, come il Comitato Olimpico Internazionale o l’ATP, seguissero la linea di Simon. È realistico?

“È molto improbabile che seguano questa causa. Per loro è rischioso abbandonare la Cina. L’NBA, ad esempio, ha una mole di affari in Cina più alta di quella che la WTA ha nel mondo. È normale che tutti questi attori non vogliano compromettere i loro affari. Sono anche gli stessi partner a chiedere visibilità in Cina, ed è probabile che alcuni sponsor della WTA rescinderanno o non rinnoveranno i contratti perché hanno troppi interessi economici lì. Qualora il governo cinese andasse da loro a dirgli che se supportano la WTA non potranno più vendere nel Paese, è ovvia la scelta che prenderanno”.

Quindi le associazioni sportive non possono permettersi di lasciare certi Paesi, anche se non condividono gli stessi valori?

“No, non possono”.

Potranno mai farlo? O cercheranno sempre di più mercati come la Cina o il Qatar?

“Lo sport ha fatto una scelta: non giudicare cosa sia giusto o sbagliato per il mondo. Se si vuole essere globali, bisogna mettere d’accordo tanti tipi di persone. Questo è quello che diranno tutti, dalla FIFA al COI. Per loro è troppo difficile prendersi la responsabilità di abbandonare certi Paesi, e infatti nessuno è arrivato a tanto. E non perché non siano abbastanza maturi per una mossa del genere, ma proprio perché è una scelta ponderata per il business che rappresentano”.

Insomma, la WTA rimarrà sola nella sua lotta alla Cina.

“È molto probabile, sì”.