Esclusiva

Gennaio 28 2022
Herat-Firenze: un calcio alla paura

Da fine agosto in Italia tre calciatrici afghane, rifugiate politiche stabilite a Firenze, torneranno a giocare a calcio nel Centro Storico Lebowski, squadra che gioca nel campionato di Eccellenza. Ora potranno tornare in campo, in un ambiente che non vuole solo “fare una buona azione”.

Fatima, Susan e Maryam vengono da Herat, Afghanistan, città situata nella parte nordovest del paese. Il loro cognome non è trascrivibile per motivi di sicurezza, legati alle famiglie che ancora si trovano là. Da quando i talebani hanno riconquistato lo Stato, il 15 agosto scorso, la passione per il calcio è diventata un rischio per la loro incolumità.

Per il nuovo regime le donne non devono praticare sport e le tre ragazze sarebbero state perseguite per averlo fatto in passato. Militavano nel Bastan Football Club, una squadra locale. La situazione in Afghanistan di queste ragazze era monitorata da tempo dal COSPE (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti), una ONG che dal 1983 opera per la tutela di persone a rischio di discriminazioni in venticinque paesi nel mondo. Grazie al loro aiuto Miriam, Farah e Jasmine, insieme al loro allenatore Najbullah, sono riuscite ad arrivare in Italia a fine agosto e a stabilirsi poi a Firenze.

Il loro arrivo è stato trattato con molta attenzione da parte della FIGC, che nel mese di settembre aveva organizzato per loro un allenamento a Coverciano, dove si svolgono i raduni dell’Italia del pallone, con la Nazionale Femminile. Lo scopo era quello di creare un processo di integrazione attraverso lo sport, che nella giornata di ieri ha trovato un nuovo sviluppo.

Le ragazze andranno a giocare per il Centro Storico Lebowski (CSL), “la squadra dei tifosi e per i tifosi” e dove milita anche Borja Valero. I grigioneri sono una delle migliori realtà di calcio femminile a Firenze, giocando nella quarta serie del campionato nazionale e da anni si fanno portavoce di uno sport fatto a misura di comunità, ben radicato nel territorio.

Già da qualche settimana le ragazze si allenano con la squadra di mister Serrau, anche se non è ancora chiaro se potranno scendere in campo in gare ufficiali. “Hanno un bello spirito e sono felici di essere qua, in Italia, a giocare a calcio” fanno sapere dalla squadra fiorentina.

Oltre al COSPE, a unire i puntini che hanno portato al Lebowski le giovani calciatrici ci ha pensato Renzo Ulivieri, ex allenatore di Serie A ed oggi presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC) “Come AIAC e Federazione ci siamo presi in carico questo compito per farle stare in un ambiente dove possono stare a loro agio. Dopo il periodo di paura vissuto là, hanno voglia di vivere, di conoscere, di imparare” ha commentato l’ex allenatore toscano. Grazie anche al Lebowski che si è reso disponibile con grande generosità, come sempre”

Dopo un’attesa legata alla tutela delle ragazze, il CSL ha ufficializzato l’arrivo delle ragazze dicendosi: “orgogliose e orgogliosi di essere stati considerati un ambiente sportivo e umano all’altezza di questo compito, ma ci sentiamo anche in una posizione delicata e abbiamo bisogno di aprire una discussione”. Una discussione Sulla mentalità che l’Occidente ha applicato in Afghanistan e non ridurre questo gesto a “una buona azione, che rimane estemporanea e serve quasi solamente a pulirmi coscienza e immagine”.

Al Lebowski le esperienze dei singoli, specie quelle di Fatima, Susan e Maryam, uniscono e creano consapevolezza nella comunità che sostiene questo progetto sportivo. Il loro inserimento nella squadra femminile è importante, non solo per l’aspetto ludico del “tornare a giocare”, ma perché attraverso lo sport possono condividere le loro esperienze arricchendosi, e arricchendo un ambiente che di questo vive.