Esclusiva

Aprile 14 2022
Addio a Letizia Battaglia, la regina umile del fotogiornalismo

Morta Letizia Battaglia a 87 anni, la leggendaria reporter palermitana che ha coperto gli anni più duri della storia italiana

Irriverente ma mai sfacciata. Forte e delicata allo stesso tempo. Letizia Battaglia è sempre stata nel corso della sua vita un’insieme di contrasti, interiori ed esteriori. Con la sua fotografia, rigorosamente scattata in bianco e nero, ha catturato anni duri della storia italiana fatta di morti, sangue e povertà. 

Giornalista in erba scopre la fotografia a Milano quando «agli articoli dovevo allegare delle immagini e da lì ho cominciato a fraternizzare con la macchina fotografica». Tornata a Palermo, sua città natale, diventa nel 1969 la prima donna fotografa assunta in un quotidiano. A L’Ora, giornale comunista pomeridiano, rimane per 20 anni come cronista. 

Guai a dire che è una fotografa di mafia, quell’etichetta le stava stretta perché «facevo tutto, anche il calcio e non ci capivo niente». Il centro intorno a cui gravita l’esistenza artistica e professionale della Battaglia è Palermo, non la parte di città dei quartieri eleganti ma «la Palermo che fa puzza, una puzza splendida». Attratta dalla decadenza siciliana si occupa principalmente di ritratti di donne e bambine, di borgate, di feste e di lutti. 

morta Letizia Battaglia

Alessandra Mauro, giornalista e direttrice editoriale della rivista Contrasto, ricorda l’importanza della sua fotografia per la storia del foto giornalismo e per l’emancipazione delle donne in un mestiere prettamente maschile. «Letizia Battaglia ha lavorato in un periodo difficile e ha realizzato immagini rare e caparbie. Il suo è stato un servizio alla città di Palermo e all’Italia intera dimostrando ancora una volta che gli eventi, soprattutto quelli tragici, si devono vedere». 

I volti sobri e severi non tradiscono l’animo della fotografa che proprio in quegli sguardi ritrova se stessa. «Tutte quelle bambine sognano un futuro e si ritrovano bloccate. Ora dopo tanti anni so che raccontano la mia storia». Poco prima dell’adolescenza infatti si trasferisce da Trieste a Palermo e il padre geloso, dopo un episodio di molestie subite, decide di limitarle la libertà. 

Tra le foto che sono diventate un punto indelebile della nostra storia rimane quella che ritrae il presidente della Repubblica Sergio Mattarella mentre raccoglie dalla macchina crivellata di colpi il cadavere del fratello Piersanti, presidente della regione Sicilia ucciso dalla Mafia. «Come in quel caso il bianco e nero è necessario, tutto quel rosso diventerebbe disturbante» ma la sua predilezione verso lo scatto a due colori nasce dalla necessità di conferire riservatezza e solennità ai propri soggetti. 

Nel giorno della sua morte sono in molti a celebrarla. Parenti, amici, politici, artisti tutti chiamano a gran voce la potenza delle sue fotografie. Una visionaria che non amava essere considerata un’artista perché «mi sono sempre vista come persona senza vanità».  

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