Esclusiva

Gennaio 14 2024.
 
Ultimo aggiornamento: Gennaio 15 2024
Quando la prigione uccide: suicidi e carceri italiane

I dati dell’emergenza suicidi nelle carceri italiane. Nella prima settimana del 2024, due detenuti si sono tolti la vita

«Se mi riportano laggiù in isolamento, m’ammazzo». Così Matteo Concetti, ventitré anni, aveva avvertito la madre e la polizia penitenziaria durante l’ultimo colloquio venerdì 5 gennaio. Lo stesso giorno, a distanza di poche ore, si è suicidato nel carcere di Montacuto ad Ancona. Tre giorni dopo, Stefano Voltolina, ventiseienne originario di Chioggia, si è tolto la vita nella sua cella dell’istituto penitenziario Due Palazzi di Padova. Entrambi sono casi emblematici di un fenomeno ampio i cui dati evidenziano una situazione di emergenza.

A Matteo Concetti mancavano otto mesi per la sua uscita dal carcere e, in precedenza, aveva avuto accesso a una pena alternativa: lavorava in una pizzeria con l’obbligo di tornare a casa entro un orario stabilito. Per un rientro in ritardo di un’ora il giudice ha deciso per l’incarcerazione. All’età di quindici anni, gli era stato diagnosticato un disturbo bipolare, aveva problemi legati al consumo di stupefacenti e in passato aveva trascorso due anni in comunità. La decisione del giudice è dunque arrivata nonostante problemi psichiatrici già noti.

In questi casi, è prevista la detenzione in strutture diverse dalle carceri ordinarie, oppure in un reparto specifico di cui il carcere di Ancona è sprovvisto. Dopo l’incarcerazione, Matteo è stato messo in isolamento per uno scontro con un agente penitenziario. «Aveva paura di stare in quella cella da solo al freddo, senza finestre», ha raccontato la madre Roberta Faraglia a Repubblica.

Quelli di Matteo Concetti e Stefano Voltolina sono i primi due suicidi in carcere del 2024, dopo i 68 registrati nel 2023 e il picco di 85 nel 2022, con un tasso di 15 suicidi ogni 10.000 detenuti. Lo stesso dato, se riportato all’intera popolazione italiana, si attesta su 0,67 suicidi ogni 10.000 abitanti (fonte: ISTAT). Il tasso di suicidi durante la detenzione carceraria è dunque 22 volte superiore rispetto a quelli compiuti in libertà. La popolazione carceraria, composta per il 95,6% da uomini, è però un campione statistico non paragonabile al totale degli italiani. Una comparazione più accurata è quella con il tasso di mortalità per suicidio dei soli uomini (1,1 ogni 10.000 abitanti). Anche con questa accortezza, la percentuale di morti per suicidio risulta 14 volte superiore per le persone detenute. 

L’ultimo report sul tema pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) colloca l’Italia tra i paesi con il più basso tasso di suicidi nel mondo, quasi la metà rispetto alla media dei Paesi UE. Soltanto la Grecia ha percentuali inferiori con 5,1 suicidi ogni 100.000 abitanti, al terzultimo posto la Spagna (7,7). Quest’anomalia statistica non fa che aggravare la portata dell’emergenza suicidaria nelle carceri.

Sempre l’OMS fornisce un quadro complessivo delle cause di morte nelle carceri per oltre 30 Paesi europei. Il dati forniti consentono di paragonare lo stato delle carceri italiane rispetto alle altre nazioni attraverso diversi indicatori, tra i quali anche il tasso di morti per suicidio. Le prigioni italiane sono sopra la media totale di 11 suicidi ogni 10.000 detenuti, 21 dei 35 paesi coinvolti nello studio hanno un tasso migliore. Soprattutto, nazioni come Grecia e Spagna, che per la popolazione totale presentavano risultati simili all’Italia, al di fuori del sistema carcerario si distaccano con rispettivamente 5 e 9 suicidi ogni 10.000 persone detenute.

Le condizioni degli istituiti penitenziari italiani vengono monitorate dall’Associazione Antigone, che ogni anno pubblica un rapporto dettagliato dello stato in cui versano le carceri. Nel 2023 c’è stata una crescita rapida del tasso di sovraffollamento. Ad oggi i detenuti sono 60.000, oltre 10.000 in più dei posti disponibili, il sovraffollamento ufficiale è del 117,2%. In media, un prigioniero dispone di meno di 3 metri quadrati di spazio per muoversi. Nei 76 istituti penitenziari esaminati dall’Osservatorio di Antigone negli ultimi 12 mesi, il 33% delle carceri presentava celle in cui erano garantiti 3 metri quadrati per ogni detenuto.

«L’emergenza carceraria non si risolve con indulti e svuota carceri. Stiamo costruendo 8 nuovi padiglioni carcerari», ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa del 4 gennaio 2024. L’edilizia è però una soluzione parziale e inadatta ad affrontare un problema sistemico come quello delle condizioni dei detenuti.

Gli otto padiglioni in più di cui parla Giorgia Meloni aumenterebbero i posti a disposizione di qualche decina, a fronte di dodicimila carcerati in sovrannumero. Per garantire a tutti i detenuti un posto regolamentare, bisognerebbe costruire 48 nuove carceri per una spesa totale di 1 miliardo e 200 mila euro. Questo senza contare l’attuale tasso di crescita dei nuovi ammessi, che richiederebbe la costruzione di ancora altri istituti penitenziari. Negli ultimi anni la capienza delle carceri è infatti aumentata in modo costante, ma è andata di pari passo con un aumento delle incarcerazioni, senza mai risolvere le questioni aperte sul sovraffollamento e sulle condizioni dei detenuti.

L’accesso a misure alternative e la riorganizzazione della vita carceraria sono strumenti più economici e più adeguati a combattere la recidiva. Il caso di Matteo Concetti invita poi a una riflessione sul senso stesso della detenzione per persone che presentano dipendenze o problemi psichiatrici. I loro reati sono spesso di piccola portata e legati alla loro condizione patologica, in questi casi il carcere e l’isolamento possono essere una condanna a morte.

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