Esclusiva

Gennaio 24 2024.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 6 2024
Al Teatro Parioli la platea assolve Paolina Bonaparte

Il palcoscenico del Teatro Parioli diventa un’aula di tribunale dove ad essere giudicata è la storia e Paolina Borghese Bonaparte

“Tra l’ironico e il serio, tra il divertente e l’approfondimento, tra il leggero e l’arguto”, mai banale o pesante è la filosofia della Storia a processo! Colpevole o innocente?, spettacolo ideato e curato da Elisa Greco, esperta di comunicazione, giunto alla quindicesima edizione. Elisa questa volta mette al centro della “provocazione” Paolina Borghese Bonaparte, sorella dell’imperatore Napoleone.

In queste finte cause a grandi personaggi storici, gli accusati vengono giudicati dal pubblico attraverso un “processo” in cui magistrati, avvocati, politici e giornalisti rivestono il ruolo di pm, legali della difesa e testimoni dando vita ad un vero “dibattimento”. I protagonisti non sono attori, recitano a braccio e sono stati scelti per la conoscenza del tema, della materia giuridica e per la disinvoltura a stare sul palco.

Il palcoscenico del Teatro Parioli diventa un’aula di tribunale dove ad essere giudicata è la storia: Paolina è un pretesto per discutere di un tema più ampio, la vendita di opere d’arte italiane al Museo del Louvre. L’argomento è di estrema attualità come dimostra il caso dei fregi e delle metope del Partenone contesi tra la Grecia, che li considera patrimonio nazionale, e il British Museum di Londra.

Il dibattito “sarà dialetticamente vivace perché, seguendo le dinamiche processuali, vedrà fronteggiarsi due visioni contrapposte”: la ragion di Stato e il Bene collettivo.

Il cast e il format di La storia a processo

I confini tra realtà e finzione si sovrappongono. A condurre il processo è la Presidente della Corte, la deputata Simonetta Matone, già sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma. Il compito di sostenere i capi di imputazione e la linea accusatoria spetta al pubblico ministero Fabrizio Gandini, giudice del Tribunale di Roma, mentre il senatore Francesco Paolo Sisto, avvocato penalista e vice ministro della Giustizia, si batte per la difesa. L’editrice e presidente di Più Libri Più Liberi, Annamaria Malato, ha il compito di rappresentare la personalità e le scelte di Paolina, invece la storica dell’arte Silvia Giulia Ghia e il direttore dell’Ansa Luigi Contu si confronteranno con le tesi testimoniali. Per l’accusa, Nathania Zevi, scrittrice e giornalista del TG1, e Giuseppe Di Piazza, firma del Corriere della Sera per la difesa.

Sulla colpevolezza o innocenza di Paolina si esprime il pubblico in sala con una votazione,  mentre una giuria, formata dagli studenti dell’Università Luiss Guido Carli, ha espresso il verdetto “social” di Radio Luiss.

Il processo a Paolina Borghese

Via Giosuè Borsi 20, Teatro Parioli, a Nord di Villa Borghese. La scritta Parioli illumina l’entrata del Teatro e permette di intravedere le pellicce e i cappotti delle persone che in fila attendono di entrare. Acqua di colonia e lacca per capelli si mescolano con l’odore fragrante dal bancone del bar che riscalda l’atmosfera intima. Flash, abbracci, saluti scandiscono il ritmo dell’entrata in sala ancora celata dalle pesanti tende di velluto rosso. Paolina Borghese si aggira tra il pubblico in fermento: «Sono certa di essere assolta, perché queste accuse sono infamanti e lesive della mia dignità. Mi riservo di citare la corte, così ritorno pure sul palcoscenico».

Tre suoni di campanella preannunciano l’inizio dello spettacolo, gli spettatori prendono posto e le luci si spengono.

Dal palco, Elisa Greco presenta i protagonisti del processo. Difesa e Accusa si affrontano senza un copione, sarà il pubblico a decidere se Paolina Bonaparte, la sorella di Napoleone, è colpevole o no. L’accusa è di aver sedotto il marito convincendolo a vendere 625 opere d’arte all’Impero francese, seducendo e ingannando il marito sopraffatto dalla “demenza” dell’amore. La difesa sostiene invece che Paolina Borghese fosse in buona fede e che Camillo fosse a sua volta consapevole dell’affare. Altro elemento discusso è la scultura che Canova fa su commissione di Paolina ritraendola nuda e attirando le gelosie del marito. 

Dopo l’elenco dei capi di imputazione esposti dalla Presidente della Corte, i protagonisti si alternano nel dibattito scambiandosi battute: «Potrei parlare dell’anticiclone africano visto che lei ha già detto tutto, potrei raccontare anche delle barzellette: ne conosco di buone sui leghisti», scherza riferendosi alla giudice il pm. Anche Francesco Paolo Sisto, nel ruolo di difensore cerca di conquistarsi il favore del pubblico esordendo con: «Essere innamorati significa forse essere deficienti psichici?», in riferimento all’accusa mossa verso Paolina di aver circuito il marito.

Sono chiamati a testimoniare in favore o contro l’accusata quattro personaggi, tra cui la madre di Paolina, che difende la figlia e una pittrice che afferma di aver ritratto Paolina in passato ed essere a conoscenza di voci di palazzo che la renderebbero colpevole.

La voce di Paolina rompe sul palco il silenzio della sala che aspetta di conoscere dall’imputata quello che si cela davvero dietro la vicenda: «Sono una donna avanti nei tempi e lontana dalle mie contemporanee».

Il verdetto di La storia a processo

La giuria popolare, chiamata a esprimersi inserendo in un recipiente uno dei due bigliettini consegnati all’ingresso, rosso per la condanna, blu per l’assoluzione, ha votato in favore di Paolina. Nell’attesa del verdetto, le persone in sala si interrogano l’un l’altra per anticipare l’esito del processo. Con 161 voti a favore contro 112, Paolina è assolta. L’autrice e curatrice Elisa Greco commenta: «Un verdetto che nella sua conflittualità riflette la complessità del nostro giudizio diviso tra il rammarico nel sapere i nostri capolavori artistici all’estero, e al contempo l’orgoglio del respiro internazionale per opere d’Arte che hanno la forza di raccontare la nostra storia anche oltre i confini del nostro Paese». Il processo alla Storia, tra ragion di stato e arte, fa vincere Paolina Bonaparte.