Esclusiva

Febbraio 29 2024
“Natale in casa Cupiello”: l’Eduardo di Salemme

La commedia di De Filippo torna a varcare i teatri italiani con una rappresentazione in chiave moderna scritta, diretta e interpretata dall’attore napoletano

«Ho tenuto fedelmente ogni singola parola del capolavoro di Eduardo», dice Vincenzo Salemme, attore e regista napoletano, riferendosi a Natale in casa Cupiello, commedia che è tornata in scena dal 21 ottobre 2023 con una tournée in chiave moderna diretta da lui, che terminerà il 28 marzo 2024. Le città coinvolte sono Orvieto, Fermo, Senigallia, Napoli, Torino, Milano, Bologna, Firenze, Faenza e Roma. Nella capitale, la compagnia di Salemme reciterà 22 repliche al Teatro Sistina, con l’ultima data prevista per il 10 marzo 2024.

Da questo spettacolo, scritto nel 1931 da Eduardo De Filippo, uno dei più celebri drammaturghi italiani del 1900, sono tratte famose battute come «la telepatia è quando io non busso e tu apri la porta». La commedia è stata rappresentata per la prima volta al Teatro Kursaal di Napoli (oggi Cinema Filangieri), proprio il 25 dicembre dello stesso anno, dalla compagnia Teatro Umoristico I De Filippo.

Salemme ha deciso di attenersi al copione originale, evitando di riscrivere da capo l’opera teatrale: «Mi sono limitato ad aggiungere qualcosa di personale, la mia creatività di attore e ad eliminare due intervalli previsti dal testo originale. Ma per il resto, la commedia è rappresentata sul testo integralmente eduardiano», spiega l’attore.

La storia racconta le vicende della famiglia Cupiello a Natale, dove Luca (detto Lucariello) è impegnato a preparare, come ogni anno, il suo amato presepe, nonostante il disinteresse della moglie Concetta, del figlio Tommasino e del fratello Pasqualino. L’atmosfera natalizia diventa ancora più pesante quando Ninuccia, la primogenita, confessa alla madre di aver deciso di lasciare suo marito Nicolino per intraprendere una relazione con Vittorio, il suo amante.

Salemme spiega il suo rapporto con la famiglia De Filippo, cui dedica un tributo in mezzo o alla fine di ogni sua rappresentazione teatrale: «Sono legato a Eduardo, ma anche a suo figlio Luca, perché ho lavorato nella loro compagnia dal 1977 al 1984, anno in cui il papà è morto. Ho continuato con Luca fino al 1992. Quindici anni di scuola che mi hanno dato un’impronta decisiva».

L’artista rivela che sceglie i teatranti della sua compagnia frequentandoli. «Un buon cast ripone nell’affiatamento tra gli attori e le attrici la sua qualità più importante», aggiunge.

Alla fine di ogni spettacolo, Salemme ringrazia il pubblico: «Credo che il teatro sia nato per consentire agli esseri umani di esprimere la propria poetica ai suoi simili. È un modo di esistere, qualcosa che consente di trovare un posto nel mondo a chi non possiede una propria dimensione. L’attore esiste nel momento stesso in cui qualcun altro lo sta guardando», afferma.

«Tommasì, te piace o’ presepio?» è l’ultima battuta che Luca Cupiello, ormai in punto di morte, rivolge a Tommasino. Domanda alla quale, in precedenza, il figlio aveva sempre risposto di no. Stavolta, con le lacrime agli occhi, gli sussurra di sì. Un cono di luce illumina il letto dove Lucariello si sta per spegnere, dall’alto scende la neve, il soffitto del teatro si accende all’improvviso e il pubblico si ritrova immerso in un cielo pieno di stelle. Prima di esalare l’ultimo respiro tra le braccia del figlio, il protagonista vede davanti a sé l’allucinazione di un enorme presepe: «Ma che bello o’ presepio, quant’è bello!»

«Non considero, ormai da tanti anni, l’ultima battuta del testo che sto recitando come una chiusura ma piuttosto come una sospensione in attesa del prossimo impegno. Il teatro è l’unico luogo dove passato, presente e futuro possono e riescono a coesistere», conclude Salemme.