Esclusiva

Febbraio 28 2026
I democratici attaccano Trump: «Questa non è una guerra degli Stati Uniti»

La politica interna americana si divide dopo l’attacco congiunto Usa-Israele contro l’Iran

«Il nostro obiettivo è difendere il popolo americano eliminando le minacce imminenti poste dal regime iraniano, un gruppo feroce di persone terribili e senza scrupoli». Il discorso con il quale il presidente Donald Trump ha annunciato l’attacco contro l’Iran tocca tre punti: la sicurezza degli asset americani nella regione, l’impossibilità per Teheran di sviluppare l’arma nucleare e l’appello al «grande e orgoglioso popolo iraniano» di prendere il controllo del loro governo, una volta conclusa la guerra. Il presidente americano ha affermato che le attività iraniane «mettono direttamente in pericolo gli Stati Uniti, le nostre truppe, le nostre basi all’estero e i nostri alleati in tutto il mondo»

Il contenuto del discorso, pubblicato il 28 febbraio sugli account ufficiali del tycoon, è in linea con le diverse dichiarazioni fatte da Trump sulla questione iraniana nel corso del suo secondo mandato. Nel video, il presidente degli Stati Uniti ricorda la guerra dei 12 giorni: «nell’operazione Midnight Hammer dello scorso giugno, abbiamo distrutto il programma nucleare del regime a Fordow, Natanz ed Esfahan. Dopo quell’attacco, li abbiamo avvertiti di non riprendere mai più la loro malvagia ricerca di armi nucleari e abbiamo cercato ripetutamente di raggiungere un accordo. Non volevano farlo. Volevano solo praticare il male». In relazione alla violenta repressione delle rivolte civili da parte delle guardie della rivoluzione islamica, Trump presenta al popolo iraniano l’attacco come «la vostra unica possibilità per generazioni» di ottenere la libertà. «Per molti anni avete chiesto l’aiuto dell’America, ma non l’avete mai ottenuto. Ora avete un presidente che vi sta dando ciò che volete, quindi vediamo come reagirete»

I democratici attaccano Trump: «Questa non è una guerra degli Stati Uniti»
Distruzione di una scuola elementare a Minab, sud dell’Iran (Abbas Araghchi, Ministro degli esteri iraniano, via X)

L’operazione congiunta Usa-Israele, denominata Roaring Lion (“Leone Ruggente”), si inserisce in un clima di forte tensione politica tra repubblicani e democratici sulla questione iraniana. Il 26 febbraio i leader democratici avevano promesso di forzare un voto su una risoluzione per impedire al presidente Trump di lanciare un attacco senza l’approvazione del Congresso. L’opposizione aveva sottolineato l’obbligo costituzionale dell’autorizzazione del Congresso per impiegare le forze armate statunitensi, già ignorato dal tycoon nell’operazione Absolute Resolve (“Risoluzione Assoluta) in Venezuela, condotta il 3 gennaio e che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro. Secondo Michael J. Glennon, professore di diritto costituzionale e internazionale e consulente del Senato degli Stati Uniti, l’operazione di Washington in Sudamerica è illegale dal punto di vista del diritto internazionale, ma avverte che «gli Stati Uniti non hanno accettato la giurisdizione delle corti internazionali rilevanti e dispongono del potere necessario per rendere la vita estremamente difficile a eventuali Stati terzi che tentassero di sostenere il Venezuela alle Nazioni Unite». Lo stesso ragionamento si può applicare all’uso della forza contro l’Iran, che non trova giustificazioni nella Carta Onu.  

Oltre alla questione giuridica, i democratici hanno anche denunciato la possibilità di una escalation regionale, che potrebbe mettere a rischio gli interessi statunitensi, come hanno affermato i leader dem in una dichiarazione congiunta in settimana: «Intraprendere una guerra in Medio Oriente, senza una piena comprensione di tutti i rischi che ciò comporta per i nostri militari e per l’escalation, è imprudente». Nel discorso pubblicato su X, il tycoon risponde a tale denuncia affermando che «potremmo perdere la vita di coraggiosi eroi americani e potremmo avere vittime, come spesso accade in guerra, ma non lo stiamo facendo per il presente. Lo stiamo facendo per il futuro, ed è una missione nobile»

I pasdaran hanno attivato la controffensiva, con attacchi missilistici sulle basi americane nella regione (Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Kuwait) e su siti israeliani. Secondo una dichiarazione di funzionari statunitensi a Fox News «Non ci sono state vittime negli attacchi alle basi militari statunitensi nel Golfo», mentre fonti israeliane confermano che l’ultima ondata di missili balistici iraniani non ha causato nessuna vittima.  

Mentre già si contano i primi morti iraniani, sul piano interno si mobilitano le organizzazioni statunitensi critiche dell’operazione, come DAWN, un’associazione non-profit con sede a Washington, che si occupa di democrazia e diritti umani. Dopo l’attacco, l’organizzazione ha dichiarato: «Questa non è una guerra degli Stati Uniti, e il popolo americano non l’ha autorizzata. Trump deve cessare immediatamente il coinvolgimento militare degli Stati Uniti, ritirare le forze statunitensi dalla regione e sottoporsi al controllo del Congresso prima che questa guerra sfugga al controllo di chiunque».