La penna indica sud

Il Festival della Letteratura di Viaggio torna a Roma con una settimana di eventi

La storia della cartografia, un mappamondo gigante e librerie al soffitto: le sale della Società Geografica Italiana sembrano un museo della navigazione e dell’esplorazione. In queste sale è tenuta la 17ª edizione del Festival della Letteratura di Viaggio dal 7 al 14 giugno 2026, che ha ospitato incontri, mostre e seminari, mettendo a fuoco il tema di quest’anno: Sud!

«Abbiamo deciso l’argomento partendo dal nostro Sud Italia, ma guardando anche oltre», spiega Claudio Bocci, organizzatore del festival. Nelle sale del primo piano, una mostra curata dal direttore artistico Antonio Politano include foto dei popoli incontattati delle foreste amazzoniche e della fauna selvatica che vive in Antartide, tra cui una foca sdraiata e una colonia di pinguini. Bocci aggiunge che «le foto rappresentano i tanti Sud del mondo».

Tra i visitatori, molti riflettono sul proprio rapporto con il Sud. Paolo D’Amelio, studente di lettere a Roma, dice: «Ho per metà sangue del Sud, quindi mi viene in mente una terra bella da vivere con le sue tradizioni, che è rimasta arcaica per alcune cose».

Nella mattina del 12 giugno, si è parlato dell’overtourism. Organizzato in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) e l’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI) Lazio, l’incontro ha riunito l’antropologo Duccio Canestrini, la curatrice Mariasole Garacci, la geografa Patrizia Romei e il giornalista Natalino Russo, il direttore dell’ICPI Leandro Ventura e il presidente dell’UNPLI Lazio, Claudio Nardocci.

Canestrini, intervenuto in collegamento, ha messo in guardia contro i rimedi superficiali: «Bisogna riandare all’inizio, cioè al contesto produttore del turismo, alle fantasie e all’immaginario turistico — al perché ci muoviamo». Per Canestrini, il turismo lento non è solo una questione logistica ma culturale. Invita a chiedersi cosa si cerca davvero quando si parla di viaggare, e se la vita quotidiana sia davvero così povera da richiedere una fuga.

Piuttosto che soffermarsi sulle città italiane che osservano di più questo fenomeno, come Venezia, Firenze e Roma, l’incontro ha preso un approccio nuovo. Bocci spiega che il festival ha voluto «sottolineare una possibilità di valorizzazione e di sviluppo dei territori cosiddetti minori delle aree interne». Cammini, ciclovie e itinerari a cavallo diventano così strumenti per allentare la pressione sulle grandi città e scoprire quell’altra Italia, le isole, il Centro-Sud, ancora poco raccontata. Il messaggio del festival è che il Sud, italiano e globale, offre già le risposte, a patto di saperlo cercare fuori dai circuiti più battuti.

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