«Siamo ex motociclisti, drogati, atleti che hanno abbandonato ogni speranza di sfondare, ragazzi cresciuti segnati da un’infanzia difficile. La violenza scorre nelle nostre vene.» Non ci si aspetterebbe una storia di netturbini, quantomeno non una storia vera. Simon Paré-Poupart invece di mestiere fa proprio il netturbino, e quelli contenuti nel suo memoir Ordures! («Rifiuti!») sono tutti racconti accumulati in vent’anni per le strade di Montreal. Il libro è uscito in Canada nel 2024 vendendo più di cinquantamila copie ed è appena stato tradotto in inglese.
Famiglia working class, un padre alcolizzato e una madre sposata a un altro uomo, Simon Paré-Poupart è un bambino che ama i libri e gioca a Dungeons & Dragons. In certi ambienti diventare adulti significa trovare un lavoro e quello che il suo patrigno gli propone è correre dietro il camion dei rifiuti. Quello «strano mondo nuovo» gli si rivela un giorno d’estate, svegliato all’alba da sua madre. Ad accompagnarlo nel lavoro c’è Yannick, un ex contadino in canottiera «veloce come un elfo».
Il resoconto di quella prima giornata di fatica e sudore gli appare nel sonno. Inizialmente quasi eccitato da quell’esperienza, come se avesse vissuto «qualcosa di significativo», sogna di venire risucchiato dal compattatore del camion e si sveglia urlando. Poche ore dopo deve risalire sul camion e ricominciare quel lavoro che farà per vent’anni.
Nel frattempo riesce anche a studiare e a laurearsi in Sociologia. Non abbandona il lavoro e diventa narratore di quel mondo e di quelle vite ai margini della città. I personaggi che compongono Ordures! sembrano usciti da Fight Club o da Trainspotting. Ragazzacci di vita vera oltre ogni enfasi retorica: Jo che è stato filmato da un residente di Boucherville mentre, strafatto, balla sui bidoni, Racette che alterna il lavoro alla riabilitazione, Spandex che vive in una baracca lungo il fiume e che da giovane fu arrestato nel tentativo di rapinare un minimarket con un fucile a canne mozze.
Nel memoir di Simon Paré-Poupart c’è soprattutto la consapevolezza di una condizione inevitabile nella maggior parte dei casi. È una coscienza di classe che evita però ogni forma di misericordia o risentimento. Siamo le nostre scelte ma soprattutto quelle dei nostri genitori, la riproduzione sociale è inevitabile e determina ancora il futuro di molti.
L’esperienza personale dell’autore gli ha insegnato che i padri alcolisti sono una caratteristica comune nei primi anni di vita degli spazzini, non ha mai sentito parlare del figlio di un medico che corre dietro un camion, né ha mai visto il figlio di uno spazzino diventare medico.
È un’esagerazione, un modo per sottolineare come quel lavoro «obbliga al confronto con i risultati del capitalismo e dell’iperproduzione». Al di là del posizionamento sociale dei netturbini, c’è una realtà che costringe a fare i conti con le tracce materiali dell’iperconsumo, con i risultati di una società che produce scarti e disuguaglianze.
In questo senso la figura del netturbino diventa l’intersezione dei mali di questo mondo. Paré-Poupart cita Émile Zola («la fogna è la coscienza della città») e ragiona sull’ipocrisia di un sistema di riciclo dei rifiuti che assolve la coscienza della classe media occidentale inondando di plastica i paesi più poveri.
C’è ovviamente un sottofondo teorico legato agli studi e alle letture dell’autore, che esordisce citando Robbe-Grillet. Ordures! però è un memoir, non un trattato, autofiction working class che raccoglie anche le storie degli altri.
Emerge il ritratto di una comunità in totale opposizione a qualsiasi requisito minimo del contemporaneo mercato aziendale, attento all’immagine e alla reputazione. I protagonisti sono emarginati, «una società di persone inadatte alla società dominante, un sistema di autogestione per la devianza, una fratellanza universale di rifiuti».








