Un’estate fa – 1962: la storia di St. Tropez Twist

Peppino di Capri non era mai stato a Saint-Tropez prima di scriverla. Ma il twist più famoso della nostra musica ha trasformato quella piccola località della Riviera francese in un sogno per tutti gli italiani.


Nel 2019, in un’intervista al Corriere della Sera, il cantante napoletano — scomparso l’11 luglio scorso all’età di 86 anni, pochi giorni prima del suo ottantasettesimo compleanno — raccontava così la nascita del tormentone: «Componevamo mettendo dei ta-ta-tà a caso, poi inserivamo le parole. E, ta-ta-tà, nacque Saint Tropez Twist». Anni dopo visitò finalmente la località insieme a Gino Paoli. Era inverno: trovarono tutto chiuso, vuoto e triste, molto lontano dalle notti scintillanti e dalle giacche di lamé immaginate nella canzone.

Il tormentone

Già: ballare il twist di notte, sotto le stelle, idealizzando una bella ragazza. Erano gli anni del miracolo economico e della diffusione delle automobili. La macchina, simbolo di libertà e di emancipazione, era il segno che la ricostruzione poteva considerarsi conclusa e che finalmente si poteva partire, attraversare il Paese e raggiungere mete fino a pochi anni prima impensabili.
Siamo appena agli albori delle ferie di massa e soltanto i più benestanti possono permettersi vacanze lunghe o viaggi all’estero. La Costa Azzurra diventa già negli anni Cinquanta uno dei luoghi del desiderio degli italiani: abbastanza vicina da sembrare raggiungibile in automobile, abbastanza esclusiva da conservare il suo fascino.

A consacrarla è soprattutto Et Dieu… créa la femme (E Dio creò la donna), il film di Roger Vadim girato nel 1955 e uscito l’anno successivo. Nella pellicola appariva una ragazza bionda, dagli occhi nocciola, indipendente e provocatoria, che camminava a piedi nudi per le spiagge della Riviera, destinata a diventare un mito del cinema. Era Brigitte Bardot.
Da lì a poco Saint-Tropez sarebbe cambiata per sempre. Da villaggio di pescatori, bello ma ancora poco conosciuto dal turismo internazionale, si trasformò in un punto d’incontro del jet set. A Saint-Tropez il lusso si presentava come libertà dalle regole: piedi nudi, bikini, camicie aperte, pranzi sulla sabbia. Era una mondanità diversa da quella dei grandi alberghi di Cannes o di Monte Carlo.


Una semplice capanna utilizzata come mensa dalla troupe e dal cast sarebbe poi diventata il Club 55, uno dei ritrovi più celebri della Costa Azzurra. Nel 1958 Bardot acquistò poi La Madrague, una villa affacciata sul mare che divenne insieme il suo rifugio privato e uno dei luoghi più osservati dalla stampa internazionale.
Negli anni ‘60 era facile, per non dire scontato, incontrare Alain Delon, Jean Paul Belmondo, Jane Birkin, Romy Schneider, a prendere un aperitivo al Senequier, o al Les Caves du Roy per trascorrere serate spensierate. Si andava a Saint-Tropez per il mare, ma soprattutto per prendere il sole sulle spiagge frequentate dai divi e poterli vedere dal vivo.

Il Byblos, la discoteca più in voga, era colonizzata da Les Italiens. Camicia di lino sbottonata, orologi d’epoca al polso, rigorosamente a piedi nudi, i giovani italiani popolavano i locali della Costa, al ritmo di un ballo nuovo, appena arrivato dall’America.
Il twist circolava già da decenni, prima che Hank Ballard and the Midnighters incidessero The Twist alla fine degli anni Cinquanta. Fu però la versione di Chubby Checker a trasformarla in un fenomeno mondiale. Il brano raggiunse il primo posto negli Stati Uniti nel 1960 e tornò in cima alla classifica nel 1962. Nel giro di pochi mesi il ballo si diffuse dai locali di Harlem ai programmi televisivi, dalle feste dei ragazzi agli ambienti dell’alta società, arrivando perfino alla Casa Bianca e a Buckingham Palace.


Il suo successo si deve alla sua semplicità. Non occorreva conoscere una sequenza precisa di passi, avere un maestro o possedere particolari doti atletiche. Si tenevano i piedi più o meno fermi, si piegavano leggermente le ginocchia e si ruotavano i fianchi e il busto da una parte e dall’altra.
Ma la vera rivoluzione era un’altra: il twist si ballava insieme senza toccarsi. Non c’era più bisogno che l’uomo guidasse la donna attraverso passi prestabiliti. Ciascuno occupava il proprio spazio e muoveva il proprio corpo anche in maniera sensuale. Nel maggio del 1962 persino l’ex presidente statunitense Dwight Eisenhower accusò il twist di volgarità e sensualità. Era un ballo libero, immediato e leggermente provocatorio, che rispecchiava perfettamente il sentimento di quegli anni.

Peppino di Capri aveva intuito immediatamente le potenzialità del fenomeno. Il twist gli era stato segnalato da Parigi da Gerry Bruno dei Brutos, che gli aveva spedito lo spartito di Let’s Twist Again. Peppino raccontò di aver imparato i movimenti guardando ripetutamente la Settimana Incom, il cinegiornale proiettato nelle sale prima dei film.
Alla Bussola, dove si esibiva con i suoi Rockers, bastavano le prime note perché il pubblico invadesse la pista. Peppino finiva per ballare insieme agli spettatori e mostrare loro come muoversi.

Il brano uscì nel maggio del 1962 su un 45 giri della Carisch, in abbinamento con Daniela. St. Tropez Twist occupava il lato B, ma finì per diventare il vero successo del disco. Raggiunse il secondo posto in classifica e continuò a essere ascoltato ben oltre l’estate: a dicembre era ancora presente in graduatoria, dopo trenta settimane. Un successo incredibile.
Curiosità: sulla copertina del disco compariva una giovanissima ballerina, allora ancora sconosciuta al grande pubblico. Si tratta di Raffaella Carrà.

Il mondo nel 1962

• Al cinema usciva Il sorpasso
Nell’estate del 1962 arrivò nelle sale il film di Dino Risi con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant. Tra automobili, spiagge, juke-box e strade percorse a tutta velocità, raccontava l’euforia dell’Italia del boom economico, ma anche la sua incoscienza. Nella colonna sonora compariva proprio St. Tropez Twist. Il finale tragico trasformò quella che sembrava una commedia estiva in una delle riflessioni più amare sulla modernizzazione del Paese.


• Telstar avvicinava Europa e America

Il 10 luglio fu lanciato Telstar 1, il satellite che rese possibili le prime trasmissioni televisive in diretta attraverso l’Atlantico. Era una piccola sfera di meno di un metro di diametro e poteva garantire il collegamento soltanto per brevi finestre durante il passaggio sopra le stazioni terrestri. Per la prima volta le immagini americane potevano raggiungere quasi immediatamente l’Europa. Il mondo entrava nell’era delle comunicazioni globali.


• Moriva Marilyn Monroe
Nella notte tra il 4 e il 5 agosto Marilyn Monroe fu trovata morta nella sua casa di Los Angeles, a soli trentasei anni. Il medico legale stabilì che la causa era un’intossicazione acuta da barbiturici e classificò la morte come probabile suicidio. La sua scomparsa segnò simbolicamente la fine di un’epoca di Hollywood. Mentre Saint-Tropez celebrava il fascino delle nuove dive, il mito più luminoso del cinema americano mostrava tutta la propria fragilità.


• Giovanni XXIII apriva il Concilio Vaticano II

L’11 ottobre oltre duemila vescovi provenienti da tutto il mondo entrarono nella basilica di San Pietro per l’apertura del Concilio. Giovanni XXIII invitò la Chiesa a non ascoltare i «profeti di sventura» e a confrontarsi con la società contemporanea con uno spirito nuovo. Quella sera pronunciò a braccio il celebre “discorso della Luna”, chiedendo ai genitori di portare ai bambini la carezza del Papa. Cominciava una delle trasformazioni più importanti della Chiesa cattolica moderna.


• Il mondo arrivava a un passo dalla guerra nucleare
Nell’ottobre del 1962 gli Stati Uniti scoprirono che l’Unione Sovietica stava installando missili nucleari a Cuba. Per tredici giorni le due superpotenze si fronteggiarono, mentre navi, bombardieri e sommergibili attendevano ordini che avrebbero potuto provocare una guerra atomica. Il momento più pericoloso arrivò il 27 ottobre, il cosiddetto “sabato nero”. La crisi si concluse con il ritiro dei missili sovietici da Cuba e, segretamente, di quelli americani dalla Turchia.

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