Le brandine cominciano dove finisce il muro. Materassi, sedie di plastica, coperte e borse occupano il marciapiede di via di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, davanti al civico 55. Poco più avanti le tende della Protezione civile e i tavoli del presidio. Il cancello rosso di Spin Time, cantiere di rigenerazione urbana nato nel 2013, è chiuso, dietro ci sono gli agenti; le camionette presidiano gli accessi, verso viale Manzoni e via Statilia. Nove giorni dopo l’incendio, davanti al palazzo vive ancora un accampamento diventato cucina, dormitorio, punto sanitario e luogo di assemblea.

È qui che, nel pomeriggio, abitanti, volontari, associazioni e istituzioni si siedono di nuovo sull’asfalto per discutere del futuro di Spin Time. La riunione arriva il giorno dopo il fallimento della trattativa tra Roma Capitale e Investire SGR, che gestisce il Fondo Immobili Pubblici a cui appartiene l’edificio. Sul profilo di Spin Time, poche ore prima, era comparso un messaggio: «A Spin Time dobbiamo tutto, per Spin Time faremo tutto». Il Campidoglio aveva proposto un possesso temporaneo dello stabile, per avviare i lavori e far rientrare entro sessanta-novanta giorni almeno 120 persone, a partire dai nuclei più fragili. Investire ha detto no.
Il palazzo arriva a questo punto dopo una storia lunga più di vent’anni. Era la sede dell’Inpdap, l’ente previdenziale dei dipendenti pubblici, e il suo passaggio fuori dal patrimonio direttamente gestito dallo Stato nasce nel processo di dismissione degli immobili pubblici avviato dal governo Berlusconi II con il decreto-legge 351 del settembre 2001, la stagione delle cartolarizzazioni. Nel 2004 viene così costituito il Fondo Immobili Pubblici, a cui vengono trasferiti immobili di Inps, Inpdap, Inail e altre amministrazioni: lo stabile di via Santa Croce entra nel FIP, oggi gestito da Investire SGR. Una relazione parlamentare indica per l’edificio la data del 31 dicembre 2012 come termine previsto per il rilascio, con 650 mila euro destinati agli interventi di riconsegna. Il 12 ottobre 2013, quando il palazzo è ormai inutilizzato, il movimento per il diritto all’abitare Action lo occupa: nasce l’esperienza che diventerà Spin Time.


Nei piani superiori si era formata una comunità di circa quattrocento persone, oltre cento minori, nuclei familiari di diverse nazionalità ed etnie, molti dei quali già inseriti nell’iter per l’assegnazione di una casa popolare e presenti in graduatoria senza però aver mai ricevuto un alloggio. La vita interna si reggeva su un sistema di auto-sostentamento e mutuo soccorso: è così che l’esperienza è andata avanti per oltre un decennio. Ai piani inferiori erano nati un doposcuola, laboratori, un’osteria, attività sociali aperte al quartiere. Sul palazzo pesa anche una vicenda giudiziaria: nel marzo 2020 il gip dispone il sequestro preventivo dell’immobile, mai eseguito, e a dicembre 2025 il Tribunale civile di Roma condanna il ministero dell’Interno a risarcire al Fondo oltre 21 milioni di euro per la mancata esecuzione, sentenza resa pubblica nel febbraio successivo. Dopo l’incendio il Comune ha riaperto la trattativa con la proprietà.
Le cause dell’incendio non sono ancora chiare. Tutto era cominciato alle 22 circa del 29 luglio, con un principio d’incendio nell’ex sede dell’Inpdap. Gli abitanti evacuano e partecipano allo spegnimento; intervengono vigili del fuoco, Protezione civile e forze dell’ordine. Non ci sono feriti né danni strutturali rilevati, ma l’edificio viene dichiarato inagibile e sequestrato. Da allora più di duecento persone dormono nel presidio o sono ospitate temporaneamente in strutture messe a disposizione dal Comune e dalle associazioni.



Il 6 agosto arriva la rottura. Investire SGR sostiene che il sopralluogo del 5 agosto abbia accertato, dopo tredici anni di mancata manutenzione, condizioni incompatibili con un uso abitativo in tempi brevi, e che l’ingresso del Comune prima della vendita esporrebbe la società a responsabilità civili e penali. Ricorda di gestire patrimoni di terzi, enti previdenziali e assicurativi, e dichiara di voler proseguire il confronto sulla cessione, con risorse già stanziate per sistemazioni temporanee.
È su questa risposta che Roberto Gualtieri prende la parola. «È dolorosissimo vedere delle persone in strada», dice, ricordando un percorso di «integrazione, solidarietà ed emancipazione». Molti abitanti, sostiene, avrebbero i requisiti per un alloggio popolare che non esiste. «La casa è un diritto». Difende la proposta respinta, più rapida e meno costosa delle alternative, e contesta le motivazioni della società: «Nessuno vieta anche a un fondo di avere un cuore». Il Comune valuterà comunque l’acquisto, e promette che nessuno resterà per strada.

Torna a parlare Spin Time. Aurora Iacob, rappresentante della Fillea CGIL Roma e Lazio, il sindacato che organizza i lavoratori dell’edilizia e dei settori affini, indica il palazzo: «Guardiamoci intorno, guardate cosa abbiamo costruito». Cultura, arte, teatro, musica, cibo: «Qua è successo questo». Separare la parte abitativa da quella sociale cancellerebbe ciò che ha reso particolare l’esperienza. «Questo palazzo lo vogliamo ancora», ma la vertenza non finisce ai suoi cancelli: «In ogni posto che ci porteranno noi saremo Spin Time». Il bersaglio delle critiche è Investire: «Se pensa di aver chiuso questa storia si sbaglia di grosso».
Tra una testimonianza e l’altra, una delle ragazze del servizio d’ordine racconta quanto sia cambiato l’umore nelle ultime ventiquattr’ore: «Ieri è stata la giornata peggiore da quando siamo fuori, emotivamente incontrollabile. Oggi rimane l’amaro, ma il fatto che si stiano collocando le famiglie ci dà un po’ di fiducia».
Laura, volontaria del presidio sanitario, racconta ciò che è arrivato dalla città: lavatrici, cibo, acqua, caramelle, assistenza sanitaria. Cinquantasei associazioni collaborano: «Ci hanno fatto sentire a casa anche per strada». Micol, che da tredici anni partecipa alle attività di Spin Time dopo un’altra esperienza di sgombero a Paciamama, ricorda le promesse di una casa rimaste senza seguito; poi la voce si rompe. Anna, la cuoca di Spin Time, parla dei bambini visti crescere, arrivati a due anni e ora a scuola: «Non ho figli qua, ma sono bambini nostri». La richiesta è una sola: «Datemi una mano per rientrare dentro». Viene letto il messaggio di un’abitante che ha scelto di rimanere anonima: prima di parlare di Spin Time, chiede, «si abbia il coraggio di parlare con chi lo vive».


Quando i microfoni si spengono, le persone restano sedute sull’asfalto. Alle loro spalle ci sono ancora il cancello chiuso, gli agenti e le brandine contro il muro. Dalle casse parte A mano a mano. Il brano dell’artista Riccardo Cocciante interpretato dal cantautore Rino Gaetano Arriva il verso «non c’erano soldi ma tanta speranza» e, poco dopo, l’immagine di un fiore che può ancora nascere.
Nove giorni dopo l’incendio, dentro il palazzo non è rientrato nessuno. Fuori, l’assemblea risponde con la frase ripetuta poco prima dal palco: «In ogni posto che ci porteranno, noi saremo Spin Time».









