Nel 2025 si è verificata una coincidenza particolare: la Pasqua cattolica e quella ortodossa sono state celebrate nello stesso giorno, il 20 aprile. Questa fortuita sovrapposizione dei calendari gregoriano e giuliano fu definita «provvidenziale» da Papa Francesco, che volle vedervi un segnale di riappacificamento non solo tra le due Chiese, ma anche tra i conflitti che tuttora sconvolgono il mondo. Partendo da questo simbolo, il giornalista e direttore del Tg2 Antonio Preziosi traccia nel suo nuovo libro, Pasqua di pace, quella che lui stesso definisce una «staffetta» ideale dei pontefici post-conciliari, da Giovanni XXIII fino ad arrivare a Leone XIV.
Il percorso iniziato dall’enciclica Pacem in terris di Papa Roncalli prosegue tra le pagine del libro con il Jamais la guerre! gridato da Paolo VI all’assemblea delle Nazioni Unite e il suo abbraccio con il patriarca ortodosso Atenagora, per giungere poi alla lettera che Giovanni Paolo I indirizzò nei suoi appena 33 giorni di pontificato al presidente statunitense Jimmy Carter a sostegno della firma degli accordi di Camp David. Ma anche quello «spirito di Assisi» che spinse Wojtyla nel 1986 a radunare nella città di San Francesco, per la prima volta nella storia, rappresentanti di tutte le religioni del mondo.
Se è vero che la pace passa attraverso il dialogo interreligioso, che rappresenta comunque un «cammino impervio e punteggiato di notevoli difficoltà», Preziosi immagina che il punto di arrivo di questo confronto sia il 2033, la «data-simbolo» il cui giubileo straordinario celebrerà i duemila anni dalla resurrezione di Cristo.


Questa visione di speranza è condivisa dalla Chiesa stessa. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, ospite alla presentazione, ha ribadito il rifiuto verso ogni tipo di conflitto, ricordando le parole che Papa Leone ha rivolto al collegio cardinalizio in occasione del concistoro svoltosi a giugno: «La guerra non è mai degna dell’uomo e non è mai benedetta da Dio». In un momento storico in cui la parola pace è pressoché scomparsa dal nostro vocabolario, è fondamentale riacquistare una «grammatica» in grado di «disinnescare le ostilità», ha proseguito Parolin. Il porporato ha definito il libro «un umile esercizio di ascolto del magistero dei Papi» e come «ricerca di quel filo rosso che lega il cammino di unità dei cristiani e di costruzione della pace».
Prendendo spunto dalla Magnifica humanitas di Leone XIV, il cardinale ha ricordato l’altro grande problema della diplomazia moderna: la «debolezza del multilateralismo». La cultura della potenza rende obsoleti il dialogo e le alleanze tra popoli auspicati da Preziosi.
In questo però la Chiesa può rappresentare una soluzione. Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato come, in scenari di guerra come quello mediorientale, le comunità cristiane costituiscano dei veri «strumenti di pace e di equilibrio», a Gaza, nel resto della Palestina, in Siria e nelle altre zone della regione. La fuga di queste comunità dalle aree colpite dai conflitti e dall’instabilità è, secondo il ministro, «una grave perdita» che rende difficile e in alcuni casi interrompe l’aiuto che i gruppi cristiani forniscono alle popolazioni in guerra tra loro, in Medioriente così come in Africa.
Più che slogan o utopie irrealizzabili, Pasqua di pace racconta di sforzi concreti di una diplomazia che attraversa decenni e pontificati. La “staffetta” immaginata da Preziosi è un invito a riscoprire il valore del dialogo e del silenzio contrapposto al rumore delle armi. Come del resto ha ricordato lo stesso Leone XIV: «Mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”».







