«Gli italiani nel mondo erano noti per la creatività, meno per le capacità organizzative». Un pregiudizio che, secondo Roberta Guaschino, consulente di comunicazione per Balich Wonder Studio, l’azienda smentisce da oltre vent’anni. Nato come studio di organizzazione di eventi, il gruppo è arrivato a curare 17 cerimonie olimpiche, tra cui le ultime di Milano Cortina 2026, oltre a numerosi spettacoli di apertura e chiusura dei principali tornei calcistici. Tra questi, anche i Mondiali appena conclusi.
Eventi seguiti da miliardi di persone, in cui ogni dettaglio va definito con largo anticipo: «La preparazione inizia diversi anni prima. Si partecipa a delle gare che hanno lunghi tempi di assegnazione». Guaschino sottolinea quanto il fattore umano sia decisivo per la buona riuscita di show di tali dimensioni: «Si coinvolgono migliaia di volontari che decidono di donare il loro tempo, andando ogni settimana a provare segmenti di coreografie».

L’ultima Coppa del Mondo ha stabilito diversi primati: l’allargamento a 48 squadre, l’organizzazione congiunta in tre Paesi e, soprattutto, l’introduzione dell’halftime show nella finale. Un breve spettacolo musicale, modellato su quello del Super Bowl, inserito tra primo e secondo tempo. Se per regolamento l’intervallo dura 15 minuti, quello tra le due finaliste – Spagna e Argentina – ha sfiorato la mezz’ora. L’esperimento, nato per sostenere il FIFA Global Citizen Education Fund, non ha raccolto solo consensi. L’ex giocatore della nazionale inglese Wayne Rooney, in diretta BBC, lo ha definito uno schifo con un secco «crap». Sui social, il cantante degli Oasis Liam Gallagher lo ha paragonato a un «bad trip».
Guaschino precisa i confini del lavoro di Balich: «Ci siamo occupati della produzione di tutte le cerimonie, ma non dell’halftime, che è stato affidato a Chris Martin dei Coldplay», spiega. «Era un momento di intrattenimento molto americano, fatto per il pubblico locale, nello stadio di New York. Sperimentare per la prima volta un evento del genere in una finale di Coppa del Mondo comportava dei rischi».
La FIFA aveva comunicato alle due finaliste un intervallo da 17 minuti, ma i tempi si sono allungati. «Nelle altre cerimonie i tempi di spettacolo e protocollo sono ormai collaudati. Dal punto di vista dello show, coinvolgere Madonna, BTS e messaggi universali è allettante. Ma credo andasse rispettato maggiormente il contesto. In una finale dei Mondiali, anche i tempi di ripresa tra un tempo e l’altro sono importanti per i giocatori. E i veri protagonisti devono rimanere loro».

Una delle sfide che Balich Wonder Studio incontra nell’organizzazione degli eventi riguarda il rispetto delle tradizioni del Paese ospitante senza rinunciare allo spettacolo per chi segue da casa: «Per raccontare una cultura non si può avere arroganza, si deve assorbire da chi la vive. Anche se si arriva ad ogni cerimonia con centinaia di persone interne, il team integra sempre gruppi locali di professionisti, artisti, direttori creativi, costumisti. Così l’organizzazione diventa enorme, ma basata sul dialogo». Lo stesso approccio è stato adottato per gli ultimi Mondiali.
Quella di Città del Messico è stata la prima delle tre cerimonie di apertura organizzate nelle nazioni ospitanti. Sugli spalti dello stadio Azteca (che ospitò nel 1970 la partita del secolo tra Italia e Germania Ovest) su ogni seggiolino erano stati distribuiti sombreri di cartone. A un certo punto, tutti i tifosi hanno iniziato a toglierli e a lanciarli in aria. «È stato meraviglioso. Una reazione di gioia pura del pubblico, che non ci aspettavamo», racconta Guaschino sorridendo.
A differenza delle cerimonie olimpiche, quelle che avvengono prima, dopo o durante le partite di calcio devono tenere conto di molti più vincoli: il riscaldamento dei giocatori, le pause di gioco e persino la tutela del campo. «Il peso della scenografia non può superare una certa soglia. Palchi e numero di persone devono rispettare il manto erboso, motivo per cui si lavora sempre a stretto contatto con agronomi che controllano l’erba. Tra l’altro, il telo che ricopre il prato viene prodotto in Italia. Ormai c’è grande esperienza nel creare questo tipo di strutture».
I prossimi Mondiali, quelli del 2030, si svolgeranno in Marocco, Portogallo e Spagna. La speranza, fra quattro anni, è di poter celebrare un doppio motivo d’orgoglio: le cerimonie firmate Balich Wonder Studio e la presenza della Nazionale di calcio.







