Sveglia alle sei, corsa contro il tempo nel traffico di Roma, parcheggi introvabili e metro e autobus dagli orari imprevedibili, per cercare di arrivare in orario in università o in ufficio. Questa è la realtà raccontata da studenti e lavoratori costretti a vivere lontani dal centro perché non possono permettersi di abitare nelle zone strategiche di una grande città.
Il caroaffitti affligge diverse fasce generazionali e sociali. A fare da sfondo un costo della vita che cresce sempre di più, contrariamente agli stipendi medi e alla stabilità economica dei giovani lavoratori.
Gli studenti dell’Università La Sapienza di Roma hanno deciso di prendere parte alla serie di proteste che hanno invaso le piazze italiane. Da più di una settimana il presidio “Piamocasa” ha messo le tende al centro del complesso universitario, davanti alla statua della Minerva, tenendo attivo anche uno sportello d’ascolto per aiutare gli studenti nella ricerca di un alloggio attraverso la collaborazione con ulteriori organizzazioni laterali.
«La precarietà per noi è nel futuro, ma per molti è nel presente». È una delle riflessioni emerse dall’assemblea in Città universitaria, che ha riunito alunni, sindacati e realtà cittadine, tra cui Clap, Acrobax, Legal Aid, Lab Puzzle e Nonna Roma. Filo conduttore che lega queste realtà diverse è proprio il senso di isolamento e di abbandono istituzionale. «La solitudine non è solo uno stato d’animo, è la scelta della nostra controparte perché solo se siamo soli possono vincere», viene detto da un ragazzo con la voce piena di rabbia. Un disagio che accomuna universitari e lavoratori, costretti ad affrontare individualmente problemi che hanno radici collettive.

Durante l’assemblea, una giovane studentessa ha contestato gli annunci della ministra Bernini sugli alloggi universitari finanziati dal Pnrr: degli oltre 63mila posti letto rivendicati dal Ministero, solo 33mila risultano già realizzati. Gli altri saranno disponibili nel 2027. Resta poi il dubbio sull’accessibilità economica: per il 70% degli alloggi è previsto uno sconto di almeno il 15% rispetto ai prezzi di mercato. Ma quanto può dirsi accessibile un affitto calcolato su un mercato già proibitivo? «La vita reale la facciamo noi, non i politici con la cravatta. Incanaliamo questa rabbia».
I temi e le proposte discussi in assemblea sono vari e interconnessi. Tra le priorità più concrete di mobilitazione attiva e l’attenzione per l’aspetto psicosociale, sono emersi degli obiettivi specifici. In primo luogo, è stata evidenziata l’importanza di creare un network cittadino così da poter coordinare non solo le realtà accademiche ma anche le diverse categorie di manifestanti sul territorio romano.
Resta primaria l’esigenza di mantenere un dialogo consapevole e un confronto costante tramite le esperienze personali, volto a ridurre il senso di emarginazione sociale e di impotenza associato alle problematiche del caro vita e della precarietà lavorativa. Da qui, la proposta di portare il progetto degli sportelli d’ascolto al di fuori dei poli universitari, attivandoli in più quartieri, senza escludere la possibilità di partnership con associazioni già esistenti per usufruire della loro esperienza.
In ultima battuta, si è giunti alla pianificazione delle prossime mobilitazioni, con lo scopo di allargare e spostare le proteste al di fuori delle mura universitarie coinvolgendo chiunque voglia far sentire la propria voce contro il carovita, l’emergenza abitativa, le condizioni di lavoro e il carobenzina.
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