21 marzo, così l’Italia rinasce dalla memoria

Francesco Marcone è ad un passo dal portone di casa, quando sua figlia Daniela e sua moglie Pia lo trovano riverso a terra. È stato freddato da due colpi di pistola alle spalle, in quella che fin da subito appare come un’esecuzione mafiosa. Nessuno, però, ha visto né sentito nulla. È un orario di punta, la strada è frequentata, ma in quegli anni a Foggia è più sicuro farsi i fatti propri. Le indagini avanzano a fatica e solo nel 2002 si risale a chi, con ogni probabilità, ha fornito l’arma del delitto. Poco dopo, però, il sospettato muore in un misterioso incidente stradale e l’inchiesta viene archiviata nel 2004 per decesso dell’indagato.

Paolo Borsellino, omonimo del giudice e per questo rimasto nell’ombra per molto tempo, ha poco più di trent’anni quando decide di investire tutto nell’impresa di famiglia a Lucca Sicula, nell’agrigentino. Insieme al padre Giuseppe rileva un’azienda di movimento terra, lavorando in prima persona per farla crescere. Ma per sopravvivere servono nuovi soci e, in un territorio segnato da intrecci opachi tra affari e criminalità, l’ombra della mafia diventa sempre più ingombrante. Costretti dall’indebitamento, padre e figlio accettano l’ingresso nell’azienda di un esponente della mafia locale. Paolo, però, continua a opporsi alle pressioni e alle richieste illegali. Non arretra, non si piega. Il 21 aprile 1992 viene ucciso con un colpo al cuore e trovato senza vita nella sua auto proprio dal padre Giuseppe, che pochi mesi dopo andrà incontro allo stesso destino.

Vite sospese, storie rimaste incomplete come un puzzle di cui si è perso l’ultimo pezzo. È in questo vuoto, di verità, di giustizia, di riconoscimento, che prende forma Libera.

Crediti foto: @Daniela Marcone
Libera, Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (21 marzo 2025, Bologna)

Crediti foto: @Daniela Marcone – Libera, Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (21 marzo 2018, Foggia)

A metà degli anni Novanta l’Italia è un Paese attraversato da profonde trasformazioni. Tangentopoli ha travolto il sistema politico tradizionale, la fiducia nelle istituzioni è fragile, mentre la violenza mafiosa ha assunto una dimensione nazionale. Le stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992 e la stagione stragista del 1993 rendono impossibile continuare a considerare la mafia un problema distante o locale. Non più solo Francesco, Paolo o Giuseppe, ma centinaia come loro in tutta Italia.

In questo contesto cresce l’esigenza di nuove forme di partecipazione civile. Associazionismo, terzo settore e impegno dal basso diventano strumenti per ricostruire legami e responsabilità condivise. È qui che si inserisce l’intuizione di Don Luigi Ciotti, sacerdote nato fra le montagne di Pieve di Cadore e cresciuto nella Torino operaia, già fondatore del Gruppo Abele.

Il 25 marzo 1995 nasce infatti proprio grazie a Don Ciotti “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, con un obiettivo chiaro: coinvolgere la società civile nella lotta alle mafie e costruire alternative concrete alla criminalità organizzata.

Fin dai primi anni appare chiaro come per molte persone Libera non sia solo un’associazione, ma uno spazio di riconoscimento«Incontrare Libera, appena un anno dopo la morte di mio padre, mi ha fatta sentire meno sola», racconta Daniela Marcone, figlia di Francesco Marcone e oggi referente del settore Memoria di Libera. «Mi ha fatto pensare che la mia storia potesse camminare fuori da Foggia».

Per Antonella Borsellino, a cui la mafia ha portato via il fratello Paolo e il padre Giuseppe, Libera rappresenta una possibilità di riscatto personale: «Dopo i loro omicidi ho vissuto momenti di profonda depressione. Libera mi ha aiutata a rientrare nel mondo e a sentirmi utile».

Uno dei tratti distintivi di Libera, fin dalla sua nascita, è la capacità di tradurre l’indignazione in proposta. Emblematica la campagna che porta alla raccolta di oltre un milione di firme per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, diventata legge nel 1996. Oggi l’associazione è presente su tutto il territorio nazionale con presìdi, progetti educativi e percorsi di formazione, lavorando nelle scuole, nelle università e nelle carceri.

«Libera nasce nel 1995 per rispondere a un vuoto, come racconta anche la mia storia: quello lasciato dallo Stato e dalla società dopo le stragi e gli omicidi di mafia», commenta Marcone. «Ad oggi, il lavoro svolto dall’Associazione rimane più necessario che mai perché ci sono vuoti che permangono. Le legislazioni non si sono evolute e dal punto di vista culturale, il fenomeno mafioso è sottovalutato. Ci sono territori ancora sotto scacco e Libera lì offre un’alternativa».

Libera, Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (21 marzo 2025, Bologna)

Crediti foto: @Daniela Marcone – Libera, Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (21 marzo 2025, Bologna)

Ma uno dei pilastri più profondi dell’azione di Libera è il lavoro sulla memoria “viva”. Dal 1996 l’associazione cura l’elenco delle vittime innocenti delle mafie, restituendo un nome e una storia a chi per anni è rimasto solo un numero. Sono i familiari, supportati da Libera, a portare queste storie nelle piazze e nelle scuole.

«Il racconto delle nostre storie, per quanto estremamente faticoso, è il modo di Libera per recuperare la parte viva di queste storie. Quei bisogni, progetti e desideri che i nostri parenti avevano, per ricordare che sono persone prim’ancora di essere vittime. Memoria viva significa avere la capacità di riportare al presente quel passato e capirne la sua rilevanza oggi», racconta Marcone.

Ogni 21 marzo, Giornata della Memoria e dell’Impegno, quei nomi vengono letti nelle piazze insieme ai familiari. «Quando li sentiamo pronunciare, è un momento di riappacificazione», racconta Borsellino, familiare di due vittime che non hanno mai trovato giustizia. «Li ci sentiamo tutti uguali e uniti».Un gesto semplice, ma carico di significato: ricordare per riconoscere, riconoscere per non lasciare sole le famiglie.

A trent’anni dalla sua nascita, Libera continua a muoversi su questo crinale: tra memoria e futuro, tra denuncia e proposta. Un lavoro che non promette soluzioni facili, ma chiede responsabilità, continuità e partecipazione. Perché la lotta alle mafie non è solo una questione giudiziaria, ma una scelta quotidiana che riguarda tutti.

Iscriviti alle nostre Newsletter
Podcast ZetaPOD

Podcast

TG ZetaTG

TG

GR ZetaGR

GR

Iscriviti a "Lettera Zeta",
la nostra newsletter