Raffaele Giuliani, l’influencer che guarda a sinistra 

Il ventitreenne di Terni costruisce la sua carriera politica sul web coinvolgendo i giovani

Un telefono, la lampada sulla scrivania e un foglio di appunti. Raffaele Giuliani, content creator ternano di 23 anni, fa politica senza passare da partiti e associazioni. O almeno, non ancora. I suoi video hanno raccolto oltre 29 milioni di “mi piace” su TikTok, ma ridurlo a “influencer” è una semplificazione ingiusta.

«Sono un cittadino comune», è la definizione che Giuliani dà di sé. «A 14 anni ho cominciato a pubblicare su YouTube contenuti a tema videogiochi. Durante la pandemia, mi sono avvicinato alla piattaforma cinese». Inizia portando contenuti sulla psicologia, in cui si è laureato nel 2024. Poi la svolta: «Negli ultimi due anni volevo un cambiamento reale. L’unica strada per raggiungerlo era la politica».

Giuliani inizia a trattare l’attualità. Sceglie un’inquadratura fissa, non dà peso ai vestiti da indossare e spesso non nasconde i tatuaggi sulle braccia. Parla per diversi minuti analizzando fatti del giorno e commentando episodi di costume. Approfondisce i temi articolando ed esponendo con chiarezza, in uno stile che lo accomuna ai più navigati opinionisti televisivi. In meno di due anni supera i 200mila follower su Instagram e i 600mila su TikTok.

Nelle sue risposte sottolinea come le piattaforme offrano ai giovani la possibilità di farsi sentire, ma riconosce anche il rischio di un dibattito semplificato, esposto alla disinformazione e alla velocità. «La politica passa anche dai nuovi media. Non si fa più solo per strada o nelle sedi dei partiti». Si augura che il suo percorso non si fermi a una dimensione digitale: «Il web mi piace, ma la democrazia è partecipazione che si realizza in piazza».

«Sono un uomo di sinistra», Giuliani lo sottolinea più volte. Una posizione che si è consolidata anche in occasione del referendum sulla giustizia: nel corso della campagna ha collaborato sui social con il Partito Democratico per sostenere il No. «Quel video non è stato l’inizio di un percorso condiviso con i progressisti. La necessità era fare fronte comune per informare i cittadini».

Racconta dei messaggi ricevuti da persone che, dopo aver visto i suoi contenuti, hanno deciso di votare contro la separazione delle carriere dei magistrati. «Quando parlo cerco di analizzare fatti, dati e fonti. Se raccontassi senza una base, non sarei attendibile». Preferisce non parlare di «peso» piuttosto di «bellezza della responsabilità».

Il giudizio sulla campagna referendaria è netto: «La sinistra ha fatto un lavoro eccellente, migliore della destra. Si è affidata al parere dei giuristi e ha sfruttato l’assist della maggioranza facendo controinformazione. È bastato verificare i loro slogan e sottolineare le loro contraddizioni, come quelle tra la presidente del Consiglio Meloni e il ministro della Giustizia Nordio».

Alla sinistra, in vista delle elezioni del 2027, consiglia di «coinvolgere i giovani. L’affluenza attorno al 61% nella fascia 18-34 anni è sintomo che i ragazzi vogliano decidere il loro futuro. Al campo largo dico che più sapranno includere gli under 35 in campagna, più avranno possibilità di vincere».

Per favorire una partecipazione attiva, Giuliani crede «nell’introduzione di un programma di educazione politica a scuola. Avvicinerebbe i giovani al dibattito pubblico». Ai suoi coetanei che non vanno ai seggi fa notare che «un “non voto” è una scelta che favorisce il politico di turno».

Nonostante i rapporti con le forze di opposizione, Giuliani sottolinea: «Non è arrivata alcuna offerta di candidatura, neanche dopo il video con il Partito Democratico». Per il futuro non ha fretta: «Sono calmo, voglio formarmi, finire di studiare. Quando mi sentirò pronto farò un passo in più».

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