Il nostro obiettivo è recuperare insieme alcune notizie della scorsa settimana che, nel flusso costante di informazioni, potresti esserti perso/a ma che, secondo noi, meritano attenzione.
Nello scorso numero vi abbiamo raccontato l’anniversario dei tre anni di guerra dimenticata in Sudan, l’iniziativa dei cittadini europei “Justice for Palestine” e molto altro.
Oggi nelle notizie di apertura parliamo di guerra: dal Giappone che abbandona il suo storico pacifismo, all’Ucraina che manda i robot al fronte. Spazio poi al Regno Unito, con una legge storica che vieterà per sempre le sigarette a chi è nato dal 2009 in poi.
Ci spostiamo a El Salvador, dove l’ergastolo è stato introdotto persino per i dodicenni. E chiudiamo con due successi sportivi di nostri connazionali poco raccontati : il primo italiano a giocare e vincere allo Yankee Stadium e la judoka Alice Bellandi, che ha compiuto un’impresa che nessuna italiana aveva mai realizzato prima.
1. Il Giappone abbandona il suo storico pacifismo- A cura di Costanza Saporito

La premier giapponese Sanae Takaichi, crediti: RSI.ch
Nella stessa settimana in cui la Germania ha pubblicato il suo primo documento di strategia militare del dopoguerra, il Giappone, altro grande sconfitto della Seconda Guerra Mondiale, ha introdotto una riforma storica che allontana il paese dal suo tradizionale pacifismo.
Per la prima volta dal 1945, alle aziende giapponesi sarà permesso esportare armi letali. Missili, caccia, sottomarini e droni armati potranno essere venduti ai diciassette paesi con cui Tokyo ha stipulato accordi di cooperazione militare, Italia compresa.
Lo scorso ventuno aprile, il governo guidato dalla premier di destra Sanae Takaichi ha approvato la modifica dei “Tre principi sul trasferimento dell’equipaggiamento di difesa”, le linee guida all’export militare introdotte nel 2014 dall’esecutivo Abe che già allora avevano rappresentato una prima apertura in tal senso, seppur entro limiti precisi. Rimane invece il divieto di trasferire armi letali a paesi coinvolti in conflitti, salvo nei casi in cui siano in gioco interessi vitali per la sicurezza nazionale.
Prima della riforma alle aziende giapponesi era permesso esportare solo equipaggiamenti non letali, come sistemi di soccorso, sorveglianza e sminamento
La decisione rappresenta una svolta decisiva nella politica di sicurezza di un paese che ha costruito la sua identità nazionale post-bellica sulla rinuncia alla guerra, sancita dall’articolo 9 della Costituzione del 1947, in base al quale lo Stato non dispone di un esercito, ma solo di Forze di autodifesa.
Costituzione dello Stato del Giappone, articolo 9 “il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra, quale diritto sovrano della Nazione, ed alla minaccia o all’uso della forza quale mezzo per risolvere le controversie internazionali. Per conseguire l’obiettivo proclamato nel comma precedente, non saranno mantenute forze di terra, del mare e dell’aria, e nemmeno altri mezzi bellici.”
Questa riforma si inserisce in un quadro più ampio. Lo scorso ottobre il governo aveva scelto di destinare il 2% del PIL alla difesa. Adesso punta a rafforzare l’industria nazionale e dare nuova capacità tecnologica alle Forze di autodifesa, in un contesto regionale segnato da tensioni crescenti: l’ascesa militare della Cina e le sue mire su Taiwan, la minaccia nucleare Nordcoreana e la sensazione, condivisa da altri alleati occidentali, che sugli Stati Uniti non si possa più contare fino in fondo.
Immediata la reazione di Pechino, che ha parlato di una “sconsiderata militarizzazione” del Giappone. Polemiche anche sul fronte interno: la riforma prevede che l’esportazione di armi letali debba essere esaminata e autorizzata, caso per caso, dal Consiglio di sicurezza nazionale, lasciando al Parlamento un ruolo residuale (verrà informato della vendita solo successivamente). Le opposizioni chiedono invece il suo coinvolgimento preventivo.
Gran parte dei giapponesi si oppone alla riforma e minaccia manifestazioni in tutto il paese.
2. In Ucraina al fronte combattono i robot- A cura di Costanza Saporito

Qualche settimana fa vi avevamo raccontato di VictorBot, il chatbot che l’esercito americano sta sviluppando per assistere i soldati in tempo reale durante le missioni.
Oggi ci soffermiamo su un’altra storia che dimostra come la tecnologia stia cambiando il modo in cui si combatte la guerra.
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