«Ho denunciato ed è iniziato un incubo»

Il caso di Chiara Balistreri raccontato all'evento "Se mi succede qualcosa, mi averete sulla coscienza"

Sguardo basso, mani in grembo. L’influencer Chiara Balistreri, che ha denunciato sui social le violenze subite dall’ex compagno, arriva alla sala stampa della Camera dei deputati per ripercorrere le tappe del suo incubo: «Il 14 febbraio 2022 Gabriel mi ha picchiata e mi ha rotto il naso. Sono finita in ospedale dopo molte ore. Solo in quel momento ho deciso di denunciare».

Al centro dell’incontro di mercoledì 29 aprile, Se mi succede qualcosa, mi avrete sulla coscienza,  il tema delle difficoltà che molte donne incontrano nel denunciare le violenze subite, affrontato attraverso la testimonianza della ventitreenne bolognese.

«Una storia che è iniziata come tante altre», ha raccontato, «non ha mai dato nessun segnale di essere una persona violenta. Era un ragazzo gentile, buono, educato». La svolta è arrivata lenta, attraverso la gelosia mascherata, il controllo progressivo, fino al primo schiaffo. «Io lo lasciavo lui ritornava sempre con una scusa diversa, promesse che andavano in fumo in poco tempo e iniziavano pugni e calci».

Gabriel ha preso sempre di più il controllo della vita della ragazza, dandole la colpa dei litigi e facendole credere di meritare quelle violenze. «Ho iniziato a non andare più a scuola perché lui era geloso dei miei compagni, non ero più tranquilla».

Come ha precisato a Zeta l’avvocata Elisabetta Aldrovandi: «La violenza psicologica viene molto prima di quella fisica. è subdola, si insinua nel rapporto ed è molto difficile da individuare. È l’anticamera di qualcosa di molto più grave che può avere conseguenze irreversibili».

«Credevo che con la denuncia si chiudesse un cerchio». Da quel momento, però, per lei è iniziato «un incubo»: due anni e mezzo di latitanza con minacce costanti come «ti brucio con l’acido, ti ammazzo, in galera ci vado ma per averti uccisa». Nel 2024 Gabriel è agli arresti domiciliari, dai quali è evaso. Nel 2025 il carcere, e infine, lo scorso 15 aprile è tornato a casa con il braccialetto elettronico.

«Il condannato — sei anni e tre mesi in primo grado per lesioni e maltrattamenti in famiglia, ridotti a cinque anni e nove mesi in appello — si trova agli arresti domiciliari per via della riforma Cartabia, che consente l’accesso a misure alternative quando il residuo pena è inferiore a quattro anni», ha spiegato l’avvocata nel suo intervento, «nessuno ha valutato se questa persona sia ancora pericolosa per Chiara, perché in base alla legge, finché la condanna non è definitiva, questo non è possibile».

Una battaglia che costa alla vittima anche una denuncia per diffamazione, sporta da Gabriel. «Accetto anche questo», ha commentato senza tentennamenti. «Io continuerò per la mia strada».

È quando ha preso la parola la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari che gli occhi di Balistreri si sono illuminati per un istante: «Sono stati richiesti gli atti del tuo processo dalla Commissione Femminicidio», ha annunciato la parlamentare. «Questa è un’azione concreta per verificare il caso e capire come intervenire in modo chiaro, perché lo Stato non si deve voltare dall’altra parte di fronte alla richiesta di aiuto».

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Ascari, prima firmataria del Codice Rosso, la legge del 2019 che ha rafforzato le tutele per le vittime di violenza domestica e di genere, ha riconosciuto che «è stato un punto di partenza, ma non di arrivo». Tra le proposte in cantiere: l’inserimento delle donne tra le categorie protette per il collocamento obbligatorio al lavoro, l’estensione del congedo retribuito, e soprattutto «sul piano educativo e culturale, l’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale dai primi banchi di scuola. Bisogna fornire un alfabeto gentile delle emozioni, aiutando i bambini a riconoscerle e a dare loro nomi».

Presente anche la presidente dell’Associazione antiviolenza “Telefono Rosa”, l’avvocata Antonella Faieta, che ha sottolineato una crescita allarmante di giovani vittime e aggressori: «È un segnale preoccupante. Vuol dire che c’è ancora tantissimo da fare». Ha insistito sulla necessità della valutazione del rischio al momento della denuncia e sulla formazione degli operatori: «Quando le donne si rivolgono ai centri antiviolenza, dobbiamo spiegare loro quello che andranno ad affrontare».

Con voce tremante Chiara Balistreri ha concluso con un appello: «Ci dicono di denunciare, però non ci dicono quello che c’è dietro. Io spero che tante donne si sentano meno sole e abbiano il coraggio per far fronte a questa battaglia».

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