Quando la Resistenza è Costituzione

Emiliano Fittipaldi: «Il giornalismo metta in guardia i cittadini dai tentativi di distorsione della democrazia»


Cinque ritratti di donne, ciascuno su un cartellone dai colori saturi e tratto fumettistico e un “grazie” che completa l’immagine. Sono Lina Merlin, Maria Agamben, Nilde Iotti, Teresa Noce e Angela M. Guidi: cinque delle ventuno donne che nel 1946 sedettero all’Assemblea Costituente. Il Comune di Roma le ha scelte come simbolo della quarta edizione della Festa della Resistenza, in programma dal 23 al 26 aprile al Mattatoio di Testaccio e in numerosi altri luoghi della città.

Il filo che lega la Liberazione alla Repubblica è al centro tematico della manifestazione, che arriva in un anno doppiamente significativo: l’81° anniversario della Liberazione e gli 80 anni dell’Assemblea Costituente.

Su questo tema si sono soffermati anche i giornalisti Marco Damilano ed Emiliano Fittipaldi, in dialogo con la giornalista Daniela Preziosi nel talk curato dal Domani, “Il giornalismo che resiste”.

«Sull’atto storico della Liberazione si fondano la nostra Costituzione e la nostra Repubblica, basate su valori come la libertà individuale, l’uguaglianza tra le persone e l’equilibrio dei poteri. Questi principi non sono scontati, ma sono messi alla prova quotidianamente. Per questo la Liberazione va difesa ogni giorno», ha detto Fittipaldi a Zetaluiss, a margine del talk.            

Damilano, dal palco, ha legato questi temi all’attualità politica: «La vera vincitrice del referendum del 22-23 marzo è la Costituzione, penso che il risultato sia andato ben oltre quello per cui si è votato».
All’attualità si era connesso anche Fittipaldi: « La Russa ha detto che anche quest’anno il 25 aprile festeggerà sì i martiri partigiani e le vittime del nazismo, ma andrà anche a omaggiare i fascisti uccisi per difendere la Repubblica di Salò. Il fatto che il presidente del Senato metta sullo stesso piano partigiani e ‘repubblichini’ fa capire che tipo di memoria storica questa destra voglia lasciare in eredità».

L’importanza di ricondurre la festa alla Costituzione si riflette anche negli spazi del Mattatoio, intitolati proprio alle Madri Costituenti e a figure come Piero Calamandrei e Sandro Pertini: una memoria che diventa anche urbanistica e spaziale. Fittipaldi e Damilano hanno, per esempio, parlato sul palco di Nilde Iotti, prima donna presidente della Camera dei Deputati.

Accanto al tema costituzionale e politico della Resistenza, c’è stato anche un focus sul ruolo del giornalismo: «I media devono impegnarsi a trasmettere e difendere i valori della Costituzione e mettere in guardia lettori e cittadini dai tentativi di distorsione di quei principi democratici. Soprattutto negli ultimi anni si sono moltiplicate le torsioni autoritarie, di chi vuole  toccare la Costituzione e cercare di  trasformare la Repubblica parlamentare in una Repubblica capocratica. Quando il giornale racconta questi tentativi fa il suo dovere costituzionale» ha spiegato Fittipaldi a Zeta.

Per Damilano, «Un giornalismo resistente non è un giornalismo in difesa o sotto assedio, anche se negli ultimi tempi è stato messo sotto pressione, sia dall’interno sia dall’esterno. C’è poi anche una crisi di fiducia da parte dei lettori, che si supera essendo esigenti con noi stessi, sulle nostre parole e su ciò che scriviamo: questo significa fare vera resistenza».

La manifestazione della Festa al Mattatoio ha riunito una pluralità di linguaggi: parola, musica, cinema ,teatro, fotografia. Tra gli ospiti Roberto Saviano, Francesca Mannocchi, Luciana Castellina, Dacia Maraini, Gad Lerner, Benedetta Tobagi, Concita De Gregorio, Sonia Bergamasco, Gianrico Carofiglio, Marianna Aprile, Viola Ardone, insieme a molti altri.

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