Nella casa del Presidente partigiano

La residenza privata di Sandro Pertini e della moglie Carla Voltolina oggi è un museo: tra pipe, cravatte e fotografie del Novecento

La finestra cantata da Antonello Venditti in Sotto la pioggia, quella dai vetri un po’ appannati da cui il presidente fuma la pipa e pensa solo agli operai, affaccia su via della Stamperia, accanto a Fontana di Trevi. L’uomo avvolto dal fumo è Sandro Pertini, partigiano, politico e settimo Presidente della Repubblica. L’abitazione è una mansarda all’ultimo piano di un elegante palazzo. Qui Pertini decise di restare anche dopo l’elezione al Colle. Ci visse durante il settennato al Quirinale e fino al 1990, anno della sua morte. Sua moglie Carla Voltolina continuò ad abitarci. Poi la porta si è chiusa per quasi vent’anni riaprendosi solo a luglio 2025, quando Casa Pertini Voltolina è diventata la prima residenza privata di un capo dello Stato visitabile dal pubblico.

«In soli dieci mesi i visitatori sono stati seimila», spiega Ivan Drogo Inglese, presidente degli Stati Generali del Patrimonio Italiano, l’ente che oggi gestisce la casa.

Anche il 25 aprile, giorno della Liberazione, quella porta resterà spalancata in onore di un partigiano che sotto il fascismo aveva conosciuto quattordici anni tra carcere e confino, due di esilio in Francia, una condanna a morte e due evasioni. Ai visitatori verrà offerta una dissetante bevanda di lambrusco e ginger, che Sandro Pertini aveva ribattezzato “cocktail tricolore” e con cui era solito brindare.

In cima alle scale, la prima tappa è uno stanzino dedicato al generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, ucciso dalle Brigate rosse nel 1980. Erano gli anni di piombo e in questa dépendance, giorno e notte, erano di guardia tre carabinieri. Intorno, la scorta contava diciannove uomini, tiratori scelti inclusi.

Sparse un po’ ovunque, le pipe: cento in tutto, come le cravatte. Sulla scrivania dell’ufficio due telefoni fissi, uno marrone per il Quirinale, uno rosso per Palazzo Chigi.
Sotto il letto, consumate dall’uso, le ciabatte. Poi gli occhiali, spessi e neri. Una replica della Coppa del Mondo del 1982 che era destinata a Enzo Bearzot, il commissario tecnico dell’epoca. Ma quando l’aereo atterrò a Ciampino, Pertini non la mollò e disse: «Io vi ho dato il passaggio con l’aereo di Stato, almeno la coppa me la devo tenere», aggiunge Drogo Inglese.

Le fotografie lo ritraggono con tutti, da Enrico Berlinguer a Giulio Andreotti, fino a Federico Fellini e Alberto Sordi. Molti furono anche ospiti a pranzo. Solo due, ricorda con un sorriso, non riuscì a invitare: la regina Elisabetta II e «un signore che vestiva sempre di bianco», Papa Giovanni Paolo II.

Un appartamento come tanti, come quello dei nonni. Pieno di libri polverosi, giornali ingialliti, carte da briscola. Quando ha riaperto ci credevano in pochi. Ora fanno fatica a gestire i flussi. Politici, ambasciatori, scolaresche, curiosi. «Siamo la casa museo più visitata di Roma».

Perché Pertini parla ancora. «La sua figura è ormai un brand», osserva il docente, che a questa dimora ha dedicato anche il libro La casa sulla fontana (Edizioni Patrimonia). «L’Italia se lo ricorda e non è affatto un ricordo distante. Le persone tra i cinquanta e i settanta sono quelle che decidono, che votano. E lo riconoscono come il presidente più amato». 

Al termine della visita, dal terrazzo si vedono le finestre del Quirinale, così vicine che, si racconta, Carla Voltolina ogni sera salisse lassù, vestita di rosso, ad aspettare che lui la vedesse.

Quando la fondazione ha ottenuto l’appartamento in concessione dal Comune di Roma, l’affaccio era chiuso: era stata la moglie a far passare una mano di intonaco. Quando rimase sola, quello spazio le ricordava le serate passate insieme a godersi il ponentino. Fu proprio lei a scegliere quella sistemazione, mentre il marito spiegava la decisione così: «Sono il primo impiegato dello Stato. E gli impiegati non dormono sul posto di lavoro».

In queste stanze tutto è rimasto com’era negli anni in cui Sandro e Carla erano vivi. «La suggestione è entrare in un luogo da cui loro sono usciti stamattina e in cui stasera rientreranno», conclude Drogo Inglese. Ma dalla finestra che ispirò Venditti oggi si affacciano solo turisti.

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