Un cannolo condiviso con un amico, un telefono che squilla e un bar che all’improvviso esplode in un applauso. L’ha scoperto così, Bambina, cantautrice venticinquenne della provincia di Cosenza, che il 1° maggio sul palco del Concertone ci sarà anche lei. È la terza vincitrice, insieme a Cainero e Cristiana Verardo, di 1MNEXT, contest che ogni anno offre ad artisti emergenti la possibilità di esibirsi in piazza San Giovanni.
Quel dolce siciliano è la conclusione migliore per una giornata iniziata male, come racconta a Zeta: «Il mio bassista si è svegliato con la febbre a quaranta. L’abbiamo sostituito al volo col mio produttore, che per fortuna conosceva i nostri pezzi. Abbiamo suonato davvero bene, nonostante tutto». E allora via a festeggiare, a casa di uno dei membri della band, prima che anche il chitarrista si senta male per una reazione allergica. «Ho detto: non vi emozionate troppo, però, che mi servite vivi», scherza.
A Roma, città che l’ha adottata da ormai sette anni, Bambina canterà Dove vuoi, brano che apre il suo primo EP Siamo Soli, uscito lo scorso 30 gennaio. «È uno dei brani più allegri che ho», spiega, citando Emma Nolde e i Coldplay tra gli artisti che hanno ispirato il sound. «Di solito la mia scrittura è molto riflessiva, ma qui è stato un lavoro collettivo, si sente subito un’energia diversa. Il testo descrive la lotta tra la ragione e la “pancia”, un corpo che ci parla e la tentazione, rappresentata dal mare, di lasciarsi trascinare».
Nel backstage del Concertone spera di poter incrociare di nuovo degli amici, prima che dei colleghi. Nico Arezzo, di cui ha aperto un concerto la scorsa estate in Calabria, ma anche Serena Brancale, reduce dal successo di Sanremo, che è stata la sua insegnante in una scuola di musica romana. «Mi piacerebbe conoscere Fulminacci, due settimane fa ero al suo concerto, da sola, al Palazzo dello Sport. Così come Levante, che stimo molto».
Bambina è giovane, ma ha già sperimentato cosa significhi essere un’artista che lavora in Italia oggi: «Io vengo dal sud e per anni ho dovuto lottare contro la domanda che mi veniva posta: sì, ma di lavoro cosa fai? Siamo poco tutelati e poco compresi. Nella musica, vedo un grande movimento di giovani cantautori che portano nuove idee, che stanno cambiando il panorama». Concorda con il tema scelto dagli organizzatori «perché Il domani è ancora nostro non è solo uno slogan, è vero dal momento che tutto è in mano alle persone e non ci dobbiamo arrendere, dobbiamo credere in noi».
«Oltre a quello che faccio quando mi esibisco e scrivo», dice, «ho la fortuna di poter insegnare musica, avere queste due professioni mi fa sentire meno precaria in un mondo instabile. Il sogno resta quello di poter vivere dei miei dischi, di fare i miei concerti, e devo dire che nel piccolo, piano piano, sto crescendo. Mi sento sulla strada giusta». Quella che intanto, tra quattro giorni, la porterà da un piccolo borgo calabrese a uno dei palcoscenici più importanti d’Italia.







