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Meta dovrà pagare gli editori per i loro contenuti online e altre storie della settimana (11-17 Maggio)

Il nostro obiettivo è recuperare insieme alcune notizie della scorsa settimana che, nel flusso costante di informazioni, potresti esserti perso/a ma che, secondo noi, meritano attenzione

Nello scorso numero vi abbiamo raccontato dei matematici più importanti del mondo e della loro protesta contro le politiche dell’amministrazione Trump, del quarantottesimo summit dell’ASEAN e di molto altro.

1. Meta dovrà pagare gli editori per i contenuti online: l’Italia vince davanti alla Corte UE –  A cura di Silvia Sisto

Nel sequel de Il diavolo veste Prada, in programmazione nelle sale in queste settimane, la crisi dell’editoria è il simbolo di un settore sotto pressione costante, schiacciato dall’ascesa delle big tech.

Il film fotografa un mercato dell’informazione in cui le redazioni si sono ritrovate progressivamente ai margini, mentre le grandi piattaforme tecnologiche costruivano i loro imperi.

La realtà non è molto diversa. Il modello economico dell’informazione digitale si è sviluppato favorendo le piattaforme a scapito delle redazioni: per anni i contenuti editoriali hanno circolato online senza che chi li produceva ricevesse un adeguato riconoscimento economico.

Questa settimana è arrivata una sentenza storica della Corte di giustizia dell’Unione europea, che segna un punto di svolta sulla questione: gli editori hanno diritto a un equo compenso, e la normativa italiana che lo prevede è pienamente compatibile con il diritto comunitario. La vicenda nasce da un ricorso del colosso tech Meta contro la disciplina italiana sull’equo compenso per l’utilizzo digitale di contenuti editoriali, definita dall’Autorità garante per le comunicazioni (AGCOM).

Secondo Meta, le regole italiane violavano il quadro europeo sui diritti degli editori nel mercato unico digitale. Il TAR del Lazio, investito della causa, ha chiesto alla Corte UE di verificare la compatibilità della norma con il diritto comunitario. La risposta di Lussemburgo è arrivata martedì 12 maggio: l’Italia aveva ragione. La Corte ha stabilito che il diritto a una remunerazione equa è legittimo, a patto che rappresenti il corrispettivo dell’autorizzazione a usare online le pubblicazioni degli editori. E soprattutto, che gli editori mantengano in ogni caso il diritto di rifiutare tale autorizzazione o di concederla gratuitamente, se lo ritengono opportuno.

Ma la sentenza va oltre. I giudici europei hanno validato gli obblighi imposti alle piattaforme di avviare trattative con gli editori, di non penalizzare la visibilità dei contenuti durante il negoziato e di fornire i dati necessari per calcolare la remunerazione. Tutto questo limiterebbe la libertà d’impresa di Meta e delle altre piattaforme. Ma secondo la Corte, questi limiti sono del tutto giustificati: servono a garantire un mercato equo per il diritto d’autore e a tutelare il pluralismo dei media.

Le piattaforme digitali prosperano grazie ai contenuti che non producono, mentre le redazioni chiudono o tagliano. Questa sentenza non risolve tutto, ma stabilisce un principio: chi usa, paga. E lo fa partendo proprio dall’Italia, spesso accusata di essere in ritardo sul digitale. «La sentenza, che interviene in un momento particolarmente significativo per il futuro dell’editoria, segna un passaggio importantissimo a tutela del pluralismo dell’industria editoriale e dei valori costituzionali», ha dichiarato Giacomo Lasorella, Presidente di Agcom.

«Viene ribadito che il lavoro giornalistico va pagato lasciando intatta la libertà delle parti di negoziare sul prezzo», ha aggiunto l’altro commissario Massimiliano Capitanio.

2. Israele approva la pena di morte per i palestinesi autori degli attachi del 7 ottobre – A cura di Silvia Sisto

Mentre la Global Sumud Flotilla continua la navigazione verso Gaza, la Knesset, il Parlamento israeliano, ha votato in soli due mesi due leggi rivolte esclusivamente ai palestinesi…

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