Una grande stanza poco illuminata. Sulle quattro pareti e sul pavimento immagini in movimento di onde e maree che diffondono nello spazio bagliori e ombre. Poi suoni, rumori forti che arrivano da ogni lato: il sibilo del vento, il fragore della tempesta, l’armonia degli erhu, i tradizionali violini cinesi.
Così inizia The Pirate Queen: No Safe Waters, l’opera ideata, scritta e diretta da Eloise Singer in concorso nella sezione dedicata ai film immersivi del Festival del Cinema di Cannes 2026.
L’installazione, attraverso il doppiaggio dell’attrice Lucy Liu, racconta la storia di Cheng Shih, la donna a capo della più grande flotta pirata di sempre: 1800 navi e 70000 marinai che per 40 anni nel XIX secolo terrorizzarono il Mare Cinese e non furono mai sconfitti.
«Quando pensiamo ai pirati, a tutti viene in mente Barbanera o l’immaginario personaggio di Jack Sparrow di I pirati dei Caraibi» dice Singer. «Ma un giorno una mia amica mi parlò di Cheng Shih, la “Regina pirata”, e mi rivelò che era stata lei la più potente e famosa. Non potevo crederci. Ciò che più mi ha affascinato della sua storia è stato il fatto che sia avvenuta in un’epoca in cui le donne cinesi avevano pochissimi diritti, ancora c’era l’usanza della fasciatura dei piedi. Cheng Shih guidò la sua flotta con regole molto rigide e riuscì a creare e mantenere un potere straordinario».
Eloise Singer ha una formazione cinematografica tradizionale: ha lavorato in piccole e grandi produzioni inglesi, da Ready Player One a The Bakeoff, da Murder on the Orient Express a The Crown. «Quando ho fondato la mia compagnia, la Singer Studio, e ho iniziato a produrre i miei film ho deciso di usare il linguaggio delle proiezioni immersive così da riunire tante persone in un solo luogo e offrire loro un’esperienza di fruizione collettiva, cosa che di questi tempi non avviene spesso».
La Regina Pirata è poco conosciuta nel mainstream occidentale ed è un personaggio complesso da raccontare: «Da una parte, ha creato leggi e protetto la sua flotta. Dall’altra, ha anche commesso atti violenti e ucciso molte persone. Non puoi dipingerla come un’eroina perfetta» dice la regista. «Le donne mitiche o particolari come lei vengono spesso rappresentate come bellissime e senza difetti. Ma non è reale, gli esseri umani non sono davvero così. Secondo me la sua storia meritava di essere raccontata con tutte le sfumature che contiene».

Jade Alxander, consulente di produzione del film, spiega la scelta dell’installazione site-specific a Cannes: «La cosa più entusiasmante del nostro lavoro è trovare nuove forme e linguaggi per raggiungere le persone. Il cinema tradizionale è fantastico, ma per noi è più stimolante tentare di sfruttare tutte le possibilità offerte dalle nuove tecnologie». Dice poi di avere un obiettivo chiaro: continuare a lavorare per rendere interessanti e vive le storie che racconta: «Mi piace l’idea di esplorare combinazioni di proiezioni, realtà aumentata, esperienze sonore e tattili insieme».
Regista e consulente di produzione sono concordi nel pensare che il cinema immersivo possa essere sia un’evoluzione della filmografia classica sia un linguaggio narrativo differente e si augurano che nei prossimi anni possano assestarsi entrambi sullo stesso livello di popolarità. Secondo Singer infatti: «Il cinema è incredibile, ma le esperienze immersive ti collocano dentro la narrazione. Non la stai soltanto guardando: sei fisicamente presente al suo interno. Questo suscita emozioni fisicamente più forti rispetto a guardare in modo passivo uno schermo».








