Silenzio Stampa

L’estate in cui i media hanno bucato il pallone

I mondiali sono la notizia del mese di giugno 2026

Buenos Aires, 1978. L’Argentina batte 3-1 l’Olanda e diventa campione del mondo di calcio. Il dittatore Jorge Rafael Videla premia il capitano della sua nazionale, Daniel Passarella, dentro allo stadio Monumental, a due passi dal lager dell’Esma dove erano rinchiusi e torturati migliaia di oppositori del regime. La coppa va dalle sue mani a quelle dell’allora difensore del River Plate. Sarà l’unico capo di Stato a fare questo gesto in quasi cento anni di storia dei mondiali.

Da quel giorno nessun leader ci ha più provato, né il russo Vladimir Putin nel 2018 e nemmeno l’emiro del Qatar nel 2022, rimasti un passo indietro per lasciare il gesto alla Fifa. Quest’estate, dopo la finale dei Mondiali del 2026 che si stanno giocando nel continente americano, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che l’onore spetterà a lui.

Videla consegna la coppa a Passarella

La tendenza a nazionalizzare gli eventi mondiali non è un trend puramente trumpiano. Anzi, è un escamotage narrativo che fa gola ai giornali di tutto il mondo, che riescono perfino a presentarsi come protagonisti di notizie da cui sarebbero in realtà assenti.

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Una newsletter sulla comunicazione, sulle notizie più importanti e sulle notizie sottotraccia. A cura di Gianluca Brazzioli, Andrea De Luca Italia, Sabrina Fasano, Chiara Servino e Sofia Vegezzi.

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