Esclusiva

2 Febbraio 2021
Una città di poveri sempre più poveri

Nella seconda puntata dell’inchiesta, i dati della Banca d’Italia ed Eurostat sugli effetti della pandemia sulle classi sociali più deboli

Coordinamento giornalistico: Michele Antonelli, Angelica Migliorisi, Silvio Puccio, Chiara Sgreccia, Francesco Stati

In Italia i poveri sono sempre più poveri. È ciò che emerge dai risultati dell’indagine straordinaria della Banca d’Italia: un questionario per monitorare le aspettative economiche e i consumi degli italiani attraverso una serie di domande fatte a campione, con l’intento di essere  rappresentative della popolazione del Paese.

Secondo lo studio, metà delle famiglie che vivono con meno di 600 euro al mese afferma che il Covid-19 ha dimezzato i guadagni pre-pandemia.
Una nuova e strisciante povertà prende forma come effetto collaterale di un’emergenza che pesa soprattutto sugli ultimi. 

Una città di poveri sempre più poveri

Peggio di prima

Immaginiamo l’Italia come una metropoli divisa in quartieri. In media 52 abitanti su 100 pensano che le loro entrate diminuiranno in maniera più o meno significativa, indipendentemente dal reddito percepito. Nel quartiere che con poca fantasia chiameremo Nord, i cittadini che si aspettano un calo delle entrate familiari salgono a 55, un numero sopra la media complessiva. Il dato indica quanto la pandemia abbia colpito prima, e in maniera più dura, il motore produttivo del Paese. 

 Anche Eurostat, l’istituto di statistica europeo, conduce un’indagine analoga sui consumi delle famiglie e sul sentiment economico della popolazione. Il sentiment è un indicatore capace di prevedere l’andamento dell’economia di un Paese e che, emerge dall’analisi Eurostat, certifica un calo repentino dei guadagni degli italiani, soprattutto tra marzo e aprile 2020. 


La situazione finanziaria dei cittadini più poveri è peggiorata più della media nazionale (-26% contro una media del 15,6%). I dati dell’istituto di statistica europeo mettono in luce come, secondo il campione, il quadro sarà negativo anche nel 2021. L’impressione della popolazione è che, se durante la pandemia c’è stata una crisi profonda che ha affossato le finanze delle famiglie (-16,7 per cento nell’ultimo semestre del 2020), per l’anno in corso non ci sarà un miglioramento (-5,3 per cento).

La pandemia ti colpisce? Dipende da che lavoro fai

A subire le conseguenze del lockdown di marzo sono stati soprattutto i lavoratori autonomi. Nonostante aiuti e ristori, infatti, il 51 per cento dichiara una variazione negativa del reddito familiare tra il 25 fino a oltre il 50 per cento, a partire dalla prima serrata cui è stata costretta l’Italia. Anche il 40 per cento dei dipendenti a termine ha accusato un calo simile.

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A registrare perdite importanti sono anche i cittadini con il più basso livello di istruzione. Il 30 per cento degli italiani con un titolo fino alla terza media ha affermato di aver perso oltre il 25 per cento del reddito pre-lockdown. Secondo Eurostat, a essere più pessimista è chi ha una licenza elementare (-17) e chi si è fermato alle medie (-14), mentre per laureati e diplomati la situazione è sì negativa, ma non grave (-9), a riprova del fatto che un alto livello d’istruzione costituisce una sicura difesa contro il rischio di impoverimento in tempi di crisi. 

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Risparmi in fumo

Torniamo alla città Italia e ai risparmi dei suoi abitanti. 53 cittadini su 100 del quartiere Sud pensano che spenderanno tutto il reddito annuo senza riuscire a mettere da parte nulla. Nello stesso quartiere, 11 persone su 100 spenderanno più di quanto stanno guadagnando dovendo così ricorrere ai risparmi o indebitandosi. Anche la maggior parte di chi vive in Centro pensa che non riuscirà ad accantonare nulla di quanto accumulato nel corso di quest’anno. In questo senso, le aspettative sui risparmi nei prossimi dodici mesi seguono una distribuzione geografica. Il 45% di chi vive al Nord pensa di riuscire a risparmiare, ma la percentuale scende di dieci punti al Sud e nelle Isole. 

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei

La pandemia è un peso in più sul carrello della spesa degli italiani, con ripercussioni dirette anche sulle scelte di acquisto delle persone. A causa delle minori entrate post-covid, 18 cittadini su 100 pensano che modificheranno le proprie spese alimentari e di abbigliamento acquistando beni di qualità inferiore. Un dato che sfiora il 20 per cento al Centro e al Nord. 

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Paura del futuro

Cosa succederà domani? Per Il 25 per cento degli abitanti della città-Italia (secondo le elaborazioni della Banca centrale), nel corso dei prossimi 12 mesi il reddito diminuirà rispetto a prima dell’emergenza sanitaria. A nutrire meno speranze sono gli abitanti del quartiere Nord. Il 30 per cento di loro pensa di non riuscire a recuperare il tenore di vita alla pandemia, aspettandosi, al contrario, un ulteriore peggioramento. Un dato che può essere discriminato per genere, con gli uomini più fiduciosi nella ripresa delle donne, secondo Eurostat. Il quadro globale, tuttavia, raffigura uno scoramento trasversale, sintomo di una crisi da cui non si vede una via di uscita, specie per i più poveri.