Esclusiva

18 Febbraio 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio 2021
La fiducia a Draghi spacca i 5 stelle, Battelli: «Giusta espulsione, ma ora si cambiano le regole»

La Camera vota la fiducia al nuovo governo. Scontro tra Grillo e Casaleggio. Battelli: «Rousseau non sia organo politico»

Anche la Camera dice sì a Mario Draghi, ma il Movimento 5 stelle si spacca, di nuovo. Dopo l’espulsione dei 15 senatori che hanno votato contro la fiducia, ora l’attenzione si sposta a Montecitorio. «Qualcuno voterà contro», è la previsione del deputato Sergio Battelli a poche ore dal voto. «Dobbiamo rimanere protagonisti e proteggere quello che abbiamo fatto nei mesi precedenti». Non tutti la pensano come lui: a Montecitorio 16 votano no e 4 si astengono. Ora le divisioni del partito più numeroso in parlamento rischiano di sgonfiare i numeri dell’ex maggioranza giallo-rossa. Al Senato l’ago della bilancia inizia a pendere nella direzione di Forza Italia e Lega che – anche senza Fratelli d’Italia – possono contare su 115 senatori: 5 in più rispetto a quelli di M5s, Pd e LeU.

«Se non si rispetta il voto degli attivisti ci sono delle conseguenze», dice Battelli parlando dell’espulsione dei 15 dissidenti. Ma ormai nel Movimento niente si dà più per scontato, nemmeno il modo in cui viene data la parola agli iscritti. «Se vogliamo sostenere che questo sia un sistema farraginoso e che non aiuta il Movimento, possiamo discuterne» dice Battelli riferendosi al voto sulla piattaforma Rousseau. «Sono d’accordo sul modificare le regole, ma finché sono queste vanno rispettate». Tra i grillini c’è anche chi non ci sta. Una di loro è la senatrice Barbara Lezzi (cacciata dopo il no al nuovo esecutivo), che su Facebook rilancia: «Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5S (da cui non sono espulsa). Credo che il 41% degli iscritti contrari ad allearsi con tutti, compresi Berlusconi, Salvini e Renzi, debbano essere rappresentati». Lezzi si riferisce al nuovo organo approvato dagli iscritti che sostituisce la figura del capo politico con un direttorio composto da 5 persone. Peccato che sia proprio il nuovo statuto – come quello vecchio – a prevedere che l’espulsione dal gruppo parlamentare combaci con quella dal Movimento.

Niente candidatura, dunque, ma l’espulsione della senatrice potrebbe portare ad un’emorragia di malpancisti, pronta a ripresentarsi in caso si ripresentasse l’ennesima occasione di litigio. Per questo è sempre Battelli a dire che «la struttura del Movimento andrebbe rivista». E ancora: «Se vogliamo creare delle correnti interne ci sto, discutiamone. Anche perché nella pratica già esistono e in questo contesto è un controsenso essere costretti a votare quello che dice la base». Difficile capire quanto l’opinione del deputato sia diffusa tra i grillini, specie tra i vertici. Una cosa è certa: ormai i rapporti tra 5 stelle e Associazione Rousseau non sono più quelli di una volta. Davide Casaleggio – presidente dell’Associazione e figlio del fondatore Roberto – non ha ben digerito la svolta governista e pro-establishment.

Peccato però che sia proprio la sua piattaforma a mettere in pratica il motivo esistenziale del M5s: la democrazia diretta. Casaleggio, essendo tra i sostenitori del Movimento delle origini, è ormai diventato un inquilino scomodo in casa 5 stelle. Sopratutto per Beppe Grillo, che poco dopo la votazione sul nuovo statuto si è ritrovato costretto a smentire un post di Rousseau nel quale si annunciava la fine della «la reggenza del capo politico». È stato il fondatore a sottolineare che il reggente continuerà a ricoprire il suo ruolo «fino a quando non saranno nominati i 5 componenti del nuovo Comitato direttivo», smentendo così l’interpretazione di Casaleggio. «È necessario stabilire i ruoli dell’associazione. Perché da statuto dovrebbe essere un organo tecnico, non politico», è l’opinione di Battelli.