Esclusiva

24 Febbraio 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2021
L’intelligenza artificiale made in Italy di Associated Press

L’agenzia di New York ha scelto un cervello informatico tutto italiano per semplificare la fruizione delle notizie. È nato a Modena ed è utilizzato dai principali attori dell’editoria mondiale

Nel 1899 Associated press usa per la prima volta il telegrafo di Marconi per coprire le regate dell’America’s Cup. Centoventun’anni dopo, la storica agenzia di stampa newyorkese adotta l’intelligenza artificiale per semplificare la fruizione di notizie. 
A Modena, uno dei gangli dell’industria 4.0 italiana, ha trovato l’azienda giusta: «Forniamo una piattaforma capace di analizzare testi scritti, migliorando e rendendo più intelligenti i servizi che l’agenzia offre ai propri clienti. Uno strumento utile anche ai giornalisti per velocizzare il flusso di lavoro». Stefano Spaggiari è il fondatore di Expert.ai, azienda emiliana che Associated press ha scelto come partner per i servizi basati sull’intelligenza artificiale.

Il loro “cervello informatico” è capace di leggere, comprendere e valorizzare qualsiasi tipo di dato non strutturato. Quelli, cioè, non formattati in un foglio di calcolo o scritti in linguaggio di programmazione per le elaborazioni dei un computer. Come lo sono gli articoli pubblicati dai giornali: «Il nostro software è in grado di riconoscere tutta la struttura semantica di un testo. Il soggetto di una frase, chi fa che cosa, il predicato e il complemento oggetto». Lo scopo? «Questa totale capacità di controllo permette di implementare delle funzioni di ricerca, di categorizzazione e di estrazione delle informazioni in maniera molto più intelligente e funzionale rispetto ai metodi tradizionali, limitando il tempo speso per rivedere a mano contenuti non rilevanti per la propria ricerca». 

La sua storia, gli piace dire, comincia vent’anni fa in un garage prima che quest’incipit diventasse un cliché. Expert.ai è oggi quotata in borsa con trenta milioni di fatturato annuo, 300 dipendenti e sedi in sei paesi. Collabora coi principali attori del mondo dell’editoria per offrire l’infrastruttura Ai: Bloomberg, il gruppo Dow Jones/Wall Street Journal e alcuni quotidiani italiani. Adesso, anche Associated Press. «Eravamo una start up senza saperlo – racconta con una battuta Spaggiari – siamo stati tra i primi in Italia a lavorare sull’analisi dei testi non strutturati. Tutto è nato da tre colleghi universitari mossi da un’ambizione: creare qualcosa di differente rispetto al panorama informatico che si stava delineando nell’Italia di quegli anni». 

L’idea di un software di intelligenza artificiale per la comprensione del testo si fa strada già allora: «Abbiamo cominciato a sviluppare una piattaforma di riconoscimento intelligente dei testi, una rivoluzione per quei tempi. Programmavamo la sera, dopo una giornata di lavoro. Essendo giovani, il tempo era dalla nostra parte. Non è stato facile: mancavano le infrastrutture e gli ecosistemi capaci di accelerare la nascita di imprese innovative. Ma volevamo dimostrare che una cosa del genere si poteva fare anche in Italia, non per forza partendo dalla Silicon Valley o da Boston. Lì sarebbe stato più facile, ma ce l’abbiamo fatta lo stesso». 

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