Luci spente sotto la Cupola

Vaticano Zero Day, il nuovo libro dello statistico Luigi Ricci

Nella miniserie televisiva americana Zero Day un attacco informatico senza precedenti lascia al buio gli Stati Uniti per un intero minuto. Nel suo nuovo libro, Vaticano Zero Day, Luigi Ricci, direttore di ricerca dell’Istituto Barometro di Roma, si immagina proprio questo. Cosa accadrebbe se le nuove minacce, le guerre ibride che hanno sostituito quelle tradizionali, arrivassero a colpire anche l’enclave di San Pietro? La crescita repentina delle minacce terroristiche negli ultimi venticinque anni ha trasformato anche chiese e santuari in possibili obiettivi di attacchi, sia fisici che informatici.

Un gruppo di hacker potrebbe scoprire e sfruttare vulnerabilità non ancora note all’interno dei sistemi della Santa Sede e vendere queste informazioni al miglior offerente. Un leak di documenti falsi, magari riguardo temi dottrinalmente sensibili, darebbe vita a ultim’ore sui telegiornali, discussioni sui social, fiumi di piombo sui giornali. O anche dei deepfake, video generati con l’intelligenza artificiale che attribuiscano frasi non vere al Papa o a qualche altra figura di primo piano (celebre il caso di un videomessaggio di Leone XIV indirizzato al presidente del Burkina Faso Traoré caricato su YouTube dall’account Pan African Dreams). Queste alcune delle ipotesi che Ricci fa sulle metodologie d’attacco con cui il Vaticano potrà avere a che fare in futuro.

L’obiettivo, secondo l’autore, è screditare. Rimuovere con la forza l’autorità del Papa, la sua credibilità, la fiducia dei fedeli. E le idee fondamentali del cattolicesimo: unità, comunione, continuità della fede. Per raggiungere questo scopo ne sono delineate perfino le tappe principali. Seminare il dubbio, condizionare le istituzioni ecclesiastiche, ricondizionare la comunione ecclesiale, riorientare l’anima cattolica.

Il libro parte da un esempio: la questione romana. Ricci ritiene che ciò che precedette la presa di Porta Pia il 20 settembre 1870 abbia costituito il primo caso documentato di guerra ibrida moderna contro il Vaticano. L’invasione militare fu l’ultimo atto di una campagna sistematica di destabilizzazione durata oltre un decennio. La propaganda e la delegittimazione facevano scrivere a giornalisti ed opinionisti che il Papa era un sovrano anacronistico, che l’oscurantismo clericale era nemico del progresso. Si creavano fratture che dipingevano coloro che rimanevano fedeli al Papa come nemici dell’Italia. Il controllo dei giornali, la collaborazione di intellettuali di parte, la diffusione di opuscoli nelle piazze, gli appelli alla conquista di quella che era la “capitale naturale” d’Italia, spianarono la strada alle truppe del Regno. La battaglia era già vinta.

Anche oggi potrebbero ripetersi gli stessi schemi, a prescindere dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. La tecnologia sarà anche cambiata, ma la strategia resta la stessa.

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