La luce dalle finestre illumina la sala centrale e i 42 progetti vincitori del concorso di fotogiornalismo World Press Photo. Dal 7 maggio al 29 giugno 2026 la 69ª edizione della mostra World Press Photo Exhibition 2026 è visitabile a Palazzo delle Esposizioni a Roma.
Per l’edizione del concorso del 2026, 3.747 fotografi hanno candidato 57.000 fotografie da 141 paesi, abbracciando tutti i continenti. I 42 progetti premiati esibiscono capacità di ripresa umana, identità, diritti umani durante un periodo di instabilità globale caratterizzato da conflitti internazionali, cambiamenti geopolitici e cambiamento climatico.




La foto dell’anno 2026, intitolata Separati dall’ICE, di Carol Guzy (ZUMA Press, iWitness per il Miami Herald, un quotidiano americano), appartiene a un gruppo di quattro foto. Scattata durante un processo a New York, negli Stati Uniti, la foto mostra un uomo separato dalla sua famiglia, uno di molti casi nel paese dopo la rielezione di Donald Trump, in cui l’impatto delle politiche migratorie è stato un aumento drammatico delle espulsioni dei migranti.
«Credo che rappresenti il dramma al suo apice di questa situazione che è contro ogni diritto, contro ogni legge, dal mio punto di vista, andrebbe proprio fermata», dice Claudia da Roma, una visitatrice. Sebbene le fotografie suscitino emozioni dolorose nei visitatori, Claudia ammette che possono riflettere sui diritti che abbiamo nei nostri paesi. «Non ho potere di cambiare le cose, se non manifestare», aggiunge Claudia, «stanno cercando di limitare le manifestazioni , stanno cercando in tutti i modi una maniera molto blanda rispetto a certe cose che uno vede là.»
Per valutare i progetti, c’erano tre categorie principali: singolo, storie, progetti a lungo termine. Alessandra Mauro, direttrice editoriale di Contrasto, un’agenzia fotogiornalistica italiana, spiega che la mostra di World Press Photo è organizzata con forti principi giornalistici: «tutte le foto siano rappresentate. È una sorta di salvaguardia contro ogni possibile censura.» Mauro aggiunge: «vediamo situazioni estremamente dure, lotte, guerre, soprusi, ed è importante mostrare al mondo ciò che accade.»


Nel 2025, ci sono state manifestazioni della Gen Z in paesi diversi attraverso il mondo. In Nepal, Narendra Shrestha ha fotografato il palazzo di Singha Durbar avvolto da fiamme e nuvole di fumo nero, dopo che i manifestanti avevano preso d’assalto il complesso governativo nel centro di Katmandu. In Madagascar, Luis Tato ha immortalato uno studente che alzava la bandiera adottata dai giovani protestatari in tutto il mondo — il simbolo tratto dal manga giapponese One Piece, in cui i pirati si ribellano ai governanti corrotti.
«Siamo abituati a capire le notizie attraverso i testi che leggiamo», dice Martin dal Belgio. «L’impatto che la fotografia ha è la visione artistica di cosa sta succedendo, ci aiuta a vedere il volto dietro le notizie.» È una prospettiva condivisa da molti visitatori che attraversano le sale del Palazzo delle Esposizioni, dove ogni immagine esposta continua a guardare chi la osserva.








