Esclusiva

12 Marzo 2021
Smart Clowning, abbattere lo schermo con un sorriso

A causa della pandemia gli ospedali pediatrici sono stati costretti a sospendere nei loro reparti la clownterapia. Ma l’Associazione Andrea Tudisco, ha trovato il modo per portare risate e allegria anche a distanza

Un paio di grandi scarponi da pagliaccio e calzini spaiati, le guance colorate di rosso e un grande sorriso. «Ma è il naso rosso a fare la differenza. È incredibile vedere quanta luce porta nella vita dei bambini», spiega Iacopo mentre indossa il suo camice bianco. Non c’è una penna nel taschino e non ha una cartella in mano, solo tanti disegni colorati: una casa vola con dei palloncini, proprio come nel film d’animazione Up. Iacopo si trasforma nel Dottor Ciappotto, «Mia nonna mi chiamava sempre così, vuol dire “disordinato, casinista” in dialetto ciociaro». Ma a portarlo nelle stanze dei bambini ricoverati in ospedale sono medici e infermieri grazie a un carrello e un computer.

La clown terapia è una delle attività principali dell’associazione “Andrea Tudisco”, di cui Iacopo fa parte. Una fila di biciclette e tricicli, insieme a giochi e peluche, riempie il corridoio all’entrata de “La casa di Andrea”. L’associazione accoglie in questa struttura bambini affetti da gravi patologie che provengono da ogni parte del mondo, e i profumi nella cucina ne sono testimoni, per fare la terapia nei centri pediatrici di Roma. «Nonostante le difficoltà economiche causate dal covid-19, abbiamo scelto di non chiudere le nostre porte a queste famiglie», spiega la presidentessa dell’associazione, Fiorella Tudisco. La pandemia ha tagliato tutte le fonti di sostentamento per l’associazione, come raccolte fondi ed eventi. «Abbiamo utilizzato i nostri risparmi e dato priorità alle spese necessarie. Adesso la casa è aperta solo ai bambini e alle loro madri, oltre a loro gli unici a entrare sono i clown dottori due volte alla settimana», racconta Fiorella.


Ma i clown dottori dell’associazione hanno trovato il modo per entrare nelle stanze dei bambini anche quando non gli è consentito, per contenere i contagi. Lo Smart Clowning è nato per superare questa distanza e lontananza. Per i bambini ricoverati, ma anche per le loro famiglie, il clowndottore è l’unico legame con il mondo della fantasia. «Abbiamo iniziato a interfacciarci con loro attraverso uno schermo ormai un anno fa, con l’inizio della pandemia. Ci siamo resi conto che funzionava: ci aspettavano e interagivano con noi», spiega Iacopo.  Insieme agli altri clowndottori hanno cercato di mantenere un ponte con la realtà dell’ospedale che in questo momento, oltre alla sofferenza, deve affrontare la distanza e l’allontanamento causati dal covid-19. «Ma alla fine il clown è una persona che si reinventa sempre, e noi lo stiamo facendo», conclude Iacopo, sorridendo.