Esclusiva

Dicembre 15 2021.
 
Ultimo aggiornamento: Dicembre 21 2021
Shadow Game, il gioco della vita e della morte

Un documentario racconta il viaggio che migliaia di minori non accompagnati affrontano sulla rotta balcanica per raggiungere l’Europa

«Vorrei essere come Doraemon, il cartone che guardavo da bambino, per aprire la porta magica e teletrasportarmi dove vorrei». È questo il sogno di SK, 15 anni, uno dei giovani migranti protagonisti del documentario Shadow Game – Un viaggio attraverso il lato oscuro dell’Europa, diretto dalle registe olandesi Eefje Blankevoort ed Els van Driel.

Novanta minuti che raccontano un’umanità che bussa da lontano alle porte dell’Europa, sulla rotta migratoria dei Balcani. Migliaia di ragazzi, soli e sorpresi da fame e guerre, partecipano al “game”, il gioco: così chiamano il pericoloso viaggio che a piedi, nei camion o a bordo dei treni intraprendono per tentare di oltrepassare i confini europei, nella speranza di una vita migliore. Ma il gioco, a chi l’ha provato almeno una volta, non piace: «Il gioco vuol dire giocare con la vita e con la morte». 

Shadow Game, il gioco della vita e della morte
Serbia-Hungary borderfence – Credits: Ton Peters

Freddo, filo spinato, orsi, lupi, guardie di frontiera, botte, cicatrici, fughe. Le regole sono queste. Se vinci, passi la frontiera. Se perdi, muori. Niente ferma questi bambini che la vita ha sfidato a diventare grandi troppo in fretta, senza nemmeno aspettare che crescesse loro la barba. «Dov’è la mia infanzia?» chiede Faiz, 17 anni, arrivato dal Sudan, bloccato da mesi a Ventimiglia e diretto in Francia. Con i piedi consumati e sanguinanti, provano il gioco finché non superano “l’ultimo livello”. Hanno paura, ma non hanno altra scelta. «Se ci arrestano possono fare quello che vogliono, ma se non lo fanno, raggiungiamo il nostro destino». E il destino che cercano è una casa, un’educazione e un posto in cui sentirsi al sicuro.

Il progetto del documentario nasce al porto di Mitilene, sull’isola greca di Lesbo, dall’incontro tra le registe e un ragazzo del Gambia che, avvolto in una giacca di due taglie più grandi, camminava sperduto in cerca di un traghetto. Sapeva di essere in Europa, ma ignorava dove si trovasse, non riusciva a comunicare per chiedere aiuto e non conosceva i suoi diritti. Come lui, migliaia di altri minori erano bloccati lungo i confini chiusi. Molti stavano già filmando il loro assurdo viaggio, perché «Quello che affrontiamo per cercare protezione è così strano, così incredibile, che altrimenti nessuno ci crederebbe». Partono bambini e arrivano persone spezzate: ogni tappa è una perdita di giovinezza. 

Per Els van Driel, accompagnare per tre anni le vite dei ragazzi è stata un’esperienza che le ha cambiato la vita. Cresciuta nel rispetto dei diritti umani, la regista si è arresa «al funerale dei valori europei e della mia identità». Nel contatto diretto con la sofferenza nei campi profughi, van Driel ha conosciuto e raccontato le persone per far sentire le loro voci.

Shadow Game, il gioco della vita e della morte
Shadow climbing – Credits: Ton Peters

Nella Giornata Mondiale dei Diritti Umani, il 10 dicembre, l’associazione Acat Italia – Azione dei Cristiani per l’abolizione della tortura – ha organizzato un evento per ricordare l’essenzialità dei diritti umani e della loro fragilità. «I diritti umani permeano la nostra vita tutti i giorni. Ma non sono cose facili, ovvie, scontate. Per molte persone i diritti sono un qualcosa che bisogna conquistare, lottare, combattere e mantenere vivi tutti i giorni». Eppure oggi, più che in passato, milioni di persone muoiono nella speranza di vedere riconosciuti questi diritti, negli interstizi di un’Europa blindata che sembra non accorgersene.