Esclusiva

Gennaio 21 2022
Pochi i bambini vaccinati, terreno fertile per il virus

Il direttore della pediatria d’urgenza dell’Aorn Santobono Pausilipon, Vincenzo Tipo, racconta la situazione in corsia

«Il Covid ha trovato terreno fertile in età pediatrica perché è l’unica fascia di età in cui non c’è ancora un copertura vaccinale sufficiente.» Le somministrazioni per la fascia 5-11 sono iniziate lo scorso dicembre e, a un mese di distanza, sono ancora troppi i pazienti senza la prima dose o il richiamo. La conseguenza di un così alto tasso di non vaccinati è che la nuova variante omicron risulta molto pericolosa per i più giovani, lasciati senza difese.

Il direttore della pediatria d’urgenza del Santobono Pausilipon, il dottore Vincenzo Tipo, ha raccontato la situazione Covid nel pronto soccorso napoletano.

Nella terza settimana di gennaio, ci sono venti positivi non vaccinati a cui è stato dedicato un reparto specifico. La procedura dell’ospedale prevede di effettuare un tampone a ogni bambino che si presenta per un’operazione e ciò permette di individuare nuovi casi che altrimenti non si sarebbero scoperti.

I pazienti con Covid devono avere percorsi dedicati per proteggere non solo loro ma soprattuto gli altri malati: questo potrebbe incidere sulla velocità delle cure, ma al problema si può ovviare, pianificando i vari interventi e le procedure con attenzione. Inoltre, a differenza di alcuni ospedali per adulti che hanno interrotto le altre attività, il Santobono continua a operare: tutti i bambini, anche quelli che soffrono di patologie croniche, non hanno visto annullate le loro visite programmate, i loro controlli o interventi. L’ospedale mantiene la sua attività su due binari separati, il percorso Covid e quello Covid-free. Inoltre, i pazienti positivi meno gravi possono essere rimandati a casa e seguiti dal proprio medico di base, senza necessità di occupare i posti letto del pronto soccorso.

«Quando un virus prevale, gli altri scompaiono», permettendo quindi ai medici di concentrare i loro sforzi. È il motivo per cui si sono registrati meno casi d’influenza o per cui si è avuto «un periodo breve e anomalo di bronchioliti» nei mesi di ottobre e novembre, quando c’è stato un calo nei contagi Covid, invece che nel solito periodo di gennaio e febbraio; è durato meno del solito proprio perché poi è iniziata a ricircolare il virus.

«In questo momento tutto lo sforzo è impegnato sul Covid. Non appena comincerà a regredire, riaffioreranno le patologie più usuali e comuni per il periodo che siamo però più abituati a trattare rispetto a una malattia venuta fuori da poco.» 

Il problema con il Covid è proprio che è una malattia nuova e che continua a innovarsi: le due varianti, omicron e delta, «hanno ognuno una sintomatologia diversa, rendono difficile programmarne la gestione.» I medici preferirebbero un declino nei casi proprio per poter tornare a gestire malattie in cui hanno «più competenze.»

Tra i pazienti positivi, ci sono anche bambini al di sotto dei cinque anni, ossia l’età minima per accedere alle vaccinazioni, quindi sembra necessario auspicare una celere approvazione di somministrazioni anche a soggetti più piccoli. La speranza è che si arrivi presto all’immunità di gregge, cosicché il Covid possa diventare solo una tra le tante epidemie con cui i medici si confrontano, ma che sono abituati a trattare.

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