Esclusiva

24 Dicembre 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio 2022
Bambini in terapia intensiva vaccinare per proteggere

Il dirigente medico di pediatria dell’emergenza del Bambin Gesù, la Dottoressa Musolino, racconta la situazione Covid in corsia e come i vaccini possono migliorarla

«Evitare conseguenze gravi anche per un solo bambino è già un buon motivo per fare il vaccino.» La dottoressa Anna Maria Musolino, dirigente medico di pediatria dell’emergenza, lancia l’appello dal Bambino Gesù, ospedale pediatrico di Roma. «La percentuale di chi muore per Covid-19 è molto bassa, ma le fatalità non sono tollerabili, nemmeno se riguardano un piccolo numero di pazienti. Soprattutto se esiste la possibilità di prevenire la malattia. La vaccinazione sicuramente offre questa possibilità.»

Lo scorso 15 dicembre, dodici mesi dopo l’inizio delle vaccinazioni per adulti, sono partite le somministrazioni per la fascia 5-11 anni: i bambini sono sottoposti, a distanza di ventuno giorni, a due dosi, definite baby perché pari a un terzo dell’iniezione standard. «È riconosciuto che le forme gravi di Covid si manifestano nei pazienti anziani» e ciò potrebbe illudere un genitore che il figlio sia protetto, ma «i bambini comunque contraggono la malattia. La percentuale di casi moderati e gravi che hanno necessitato e necessitano di ricovero o che hanno conseguenze fatali è minore se paragonata alle altre fasce di età, ma se aumentano i numeri assoluti, aumentano di conseguenza anche i numeri delle percentuali.»

Quelle cifre stanno salendo. In questi ultimi giorni, il numero di positivi arrivati al pronto soccorso del Bambin Gesù è in drastico aumento e si prevede che crescerà ancora in breve tempo. «L’incremento dei contagi si divide sopratutto tra forme asintomatiche e lievi, ma ci sono anche casi moderati e gravi che necessitano di ricovero in ospedale. Purtroppo, abbiamo avuto bambini in terapia intensiva per le complicazioni a breve e lungo termine da Covid-19.»

In terapia intensiva c’è anche una neonata di sei mesi: si era ammalata di Covid in Calabria, nel giro di una settimana le sue condizioni si sono aggravate tanto da richiedere il trasferimento nel reparto di rianimazione dell’ospedale, dove è tenuta in osservazione giorno e notte.

«La malattia colpisce tutte le età e i bambini sono stati contagiati addirittura nei primi giorni di vita. Proteggere anche i neonati è un traguardo importante, che per ora avviene soprattutto rispettando con rigidità tutte le norme comportamentali,» ma sarebbe fondamentale ottenere nel 2022 l’approvazione per utilizzare in sicurezza il vaccino anche sotto i cinque anni. «Aspettiamo che vengano compiuti i passaggi imprescindibili dalle autorità competenti.»

Nell’attesa, «è importante rispettare tutte le norme igieniche, prima fra tutte il lavaggio delle mani, e usare la mascherina, soprattutto se a contatto con bambini sotto i tre mesi o affetti da patologie croniche debilitanti. Inoltre, bisogna evitare di condurre i bambini più piccoli in luoghi chiusi e affollati.»

Sono norme essenziali perché il Covid non è l’unica preoccupazione per i giovanissimi: «abbiamo assistito nell’ultimo mese a un aumento di bambini con infezioni respiratorie moderate e gravi, sin dai primi giorni di vita» e casi di bronchiolite sono stati registrati in anticipo rispetto agli scorsi anni, nei pronto soccorso italiani ed europei.

La situazione è seria, ma c’è dell’ottimismo nelle parole della dottoressa. «Il nostro ospedale ha messo in campo le risorse adeguate in termini di percorsi dedicati per fronteggiare l’aumento dei casi di patologia respiratoria grave, collaborando, inoltre, con istituzioni e importanti società scientifiche pediatriche per diffondere notizie reali sull’importanza della vaccinazione a tutte le età, in particolare in questi ultimi mesi per la fascia 5-12 anni.»

Leggi anche: Quando si concluderanno le vaccinazioni? La stima per regione