Esclusiva

Aprile 15 2022
Quando la crisi climatica toglie il sonno

Eco ansia, un disturbo sconosciuto ma sempre più diffuso tra le giovani generazioni

«Sento un senso di impotenza, so che con il passare degli anni vivrò in una condizione peggiore, forse stiamo andando verso l’estinzione della razza umana. Davanti a tutto questo, che senso ha avere un buon lavoro, una carriera, una famiglia se tanto poi finirà tutto nel disastro?». Riccardo ha 30 anni e vive con la moglie a Friburgo (Svizzera) dove lavora come data analyst in ambito finanziario. Nel tempo libero pratica Tai Chi e approfondisce un tema che da sempre lo affascina: l’ambiente.

«Mi interesso di cambiamento climatico da quando ho 16 anni, è una passione che mi ha trasmesso mio padre», racconta, per poi riflettere su come il suo modo di rapportarsi al tema sia cambiato nel tempo. «Quindici anni fa ero un idealista. Partecipavo alle manifestazioni contro l’inquinamento, ero propositivo e determinato a dare il mio contributo alla causa. Crescendo le cose sono cambiate, ho avvertito una sensazione opprimente dentro di me».

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Da anni Riccardo è tormentato da pensieri che lo tengono sveglio la notte. «Ho incubi ricorrenti in cui mi ritrovo in scenari post-apocalittici. Sono sogni stressanti in cui devo lottare per la sopravvivenza». Nei periodi di notti insonni la vita di Riccardo rallenta, la stanchezza condiziona l’umore e il lavoro. «È difficile spiegarlo a chi mi sta accanto. Quando racconto della mia depressione per lo stato del clima molti mi rispondono solo ‘dai non ci pensare’».

I sintomi riportati rientrano nei confini di un disturbo ancora poco conosciuto: l’eco-ansia. Si tratta di una condizione che si concretizza in un senso di angoscia per il cambiamento climatico che, a sua volta, si trasforma in pensieri intrusivi, frequenti cause di insonnia e attacchi di panico. «I disturbi differiscono in base all’età dei pazienti. Le reazioni di adulti e anziani sono legate a un senso di colpa e di responsabilità, mentre ragazzi e ragazze parlano di una paura intensa per il loro futuro». A parlare è il dottor Francesco Lauretta, psicologo specializzato in disturbi di ansia sociale. «Gli studi relativi all’ansia climatica sono ancora molto indietro in Italia, è difficile reperire documenti, non è stata elaborata una terapia specifica e il disturbo non è ancora stato riconosciuto in via ufficiale né dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) né dall’APA (American Psychiatric Association)».

Quando la crisi climatica toglie il sonno

I giovani che soffrono di climate anxiety sono convinti che l’umanità sia condannata, sentono di non avere un futuro e ritengono che i governi e gli adulti stiano fallendo nel dare una risposta adeguata sia ai disastri ambientali, sia al disagio psicologico che stanno vivendo. È quanto riportato dalla ricerca pubblicata nel 2021 da The Lancet condotta dalla psicoterapeuta Caroline Hickman insieme ad altri dieci colleghi: «Ragazzi e ragazze sono più vulnerabili agli impatti indiretti del cambiamento climatico, i cui effetti sulla salute mentale potrebbero predisporre alcuni di loro allo sviluppo di problemi mentali a causa dell’esposizione precoce a una quantità elevata di stress». L’indagine qualitativa condotta dal team di esperti ha evidenziato come il 59 per cento degli intervistati – diecimila persone tra i 16 e i 25 anni – si sia detto estremamente preoccupato per il cambiamento climatico. Le emozioni provate dalla maggioranza di loro sono tristezza, ansia, impotenza, vulnerabilità, senso di colpa, rabbia.

In alcuni casi, i sintomi si sono rivelati così seri che studiosi come Ann Kaplan hanno parlato di sindrome da stress pre-traumatico per descrivere problematiche simili al disturbo post-traumatico da stress (PTSD) come depressione, insonnia, incubi ricorrenti, dissociazione dalla realtà, ma che si manifestano al solo pensiero del cambiamento climatico, senza che il soggetto sia stato coinvolto in prima persona in eventi traumatizzanti. A volte gli stessi pensieri negativi riguardo al futuro possono rappresentare la motivazione che spinge a informarsi sulla salute nel Pianeta e a trovare soluzioni.

«La eco-anger è una reazione funzionale e propositiva davanti alla preoccupazione per lo stato di salute della Terra perché, al contrario di sentimenti che hanno una colorazione di tipo depressivo, la rabbia climatica può essere incanalata e diventare produttiva» dice il dottor Lauretta, facendo riferimento all’esempio dell’attivista svedese Greta Thunberg, simbolo della strenua lotta dei giovanissimi contro la crisi ambientale. Anche

Riccardo, nonostante i suoi pensieri sul futuro si siano evoluti nel tempo prendendo in una direzione pessimistica, guarda con ammirazione l’impegno degli attivisti per il clima: «Lo spirito ambientalista di oggi è molto più combattivo e pragmatico di quello della mia generazione. Sedici anni fa eravamo sognatori, poco inclini a elaborare soluzioni concrete. Oggi, invece, vedo spiriti combattivi, che sono rari da trovare ma di certo più efficaci».