Esclusiva

Aprile 25 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Aprile 26 2022
«Voti di barrage» per Macron

Il ballottaggio di domenica 24 aprile si è concluso con la vittoria di Emmanuel Macron contro la rivale di estrema destra Marine Le Pen. Per la terza volta nella storia della Quinta Repubblica rieletto per un secondo mandato il Presidente in carica

Macron ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Francia ottenendo il 58.55% dei consensi. Dei 3000 sostenitori presenti, molti parlano di una vittoria facile con la maggioranza del popolo francese deciso a rieleggere il Presidente. Gael Branchereau, capo della redazione italiana di France Press, sottolinea però che «le persone non hanno votato per Macron ma piuttosto contro Le Pen». I sondaggi dimostrano infatti che circa un elettore su due ha votato un candidato per fare barrage all’altro, il 47% delle volte nel caso di Macron.

Con il sostegno del 75% dei cittadini dai 65 anni in su contro il 25% a supporto di Le Pen, non sono state le nuove generazioni a votare per Macron. Al primo turno, il 34% dei ragazzi tra i 24 e i 34 anni di età ha espresso una preferenza per il candidato di sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, rappresentando la porzione di elettorato decisiva in fase di ballottaggio. Ma nella campagna elettorale degli ultimi 14 giorni così come in occasione del dibattito del 20 aprile, Macron ha spesso tralasciato i temi più cari alle nuove generazioni per concentrarsi maggiormente sui “piccoli centri” delle campagne francesi, che compongono buona parte del territorio nazionale. Tuttavia secondo Gael Branchereau «se Macron sente il senso della storia, intraprenderà politiche sociali ed ecologiche importanti». Il secondo e ultimo mandato gli permetterebbe infatti di poter fare le cose «da un lato e dall’altro», come per esempio la riforma sociale delle pensioni e l’ecologia, senza preoccuparsi dell’opposizione politica e delle contestazioni in strada. Il primo mandato di Macron è stato «complesso» con i gilets jaunes, la pandemia e poi la guerra in Ucraina e su nessuno di questi fronti il Presidente francese è riuscito a riscuotere grande successo tra la popolazione. Perciò, «se Macron vuole scrivere il suo nome nella storia non può farlo con la politica. Gli ultimi cinque anni saranno i più importanti per decidere che tipo di presidente sarà».

Già nei primi minuti dopo la sua vittoria, nel breve discorso che ha tenuto davanti alla nazione Macron tocca i due principali temi dell’agenda politica di Mélenchon: ecologia e uguaglianza tra uomini e donne. «Faremo della Francia una grande nazione ecologica». Se già aveva riorientato il suo discorso politico tra i due turni per reindirizzare l’elettorato di sinistra, il grado di diffidenza nei suoi confronti rimane alto. Per essere certi che non si tratti solo di parole, i francesi dovranno attendere la composizione del governo che avverrà tra qualche giorno. In vista delle elezioni legislative di giugno per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale, Macron ha già annunciato che il Primo Ministro sarà incaricato della pianificazione ecologica. Ma secondo il corrispondente in Italia per il quotidiano francese Libération Eric Jozsef, se i cittadini potranno ritenere soddisfatte le richieste per una reale «svolta ecologica del paese, dipende dalla credibilità delle persone che Macron sceglierà».

Con un astensionismo in fase di ballottaggio che ha raggiunto il livello record dal 1969 pari al 28.01%, il “nuovo” Capo di Stato Francese riconosce la necessità di «ascoltare il silenzio degli astenuti e la rabbia di chi ha votato a destra». Marine Le Pen ha conquistato il voto di 13.3 milioni di francesi. Definendola una «vittoria eclatante», è passata dal 33% dei consensi nel 2017 al 41.45% di quest’anno. Seppur sconfitta, la leader di Rassemblement National esce dalle elezioni senza risultare particolarmente danneggiata dalle sue posizioni su Putin e la guerra in Ucraina. Il suo elettorato segue una tendenza rivoluzionaria e anti-sistemica. Per coloro che al primo turno avevano votato Mélenchon della sinistra radicale, che si oppone alla Nato e alle azioni degli USA in America Latina, il nemico storico non è rappresentato dalla Russia bensì dagli Stati Uniti perciò la guerra non è stato un fattore determinante.

La legge elettorale francese, che prevede il 50% della maggioranza per essere eletti, ha permesso a Macron, con grande sollievo dei maggiori leader europei, di opporsi alla vittoria politica dell’estrema destra e più in generale al sentimento di protesta anti-establishment incarnato dai partiti non tradizionali, che rispondono alle difficoltà con cui l’Occidente si sta adeguando ai grandi cambiamenti del mondo «offrendo un ritorno al passato». D’altra parte, sempre di più in Francia si discute del sistema elettorale. «Alle elezioni generali di giugno Le Pen prenderà il 13-14% e non avrà alcun deputato alla Camera». Questo per una parte degli elettori sarà un problema della democrazia diretta legato alla rappresentanza politica dei piccoli partiti all’Assemblea Nazionale o al Senato. «I francesi hanno espresso la necessità di un modello di partecipazione democratica differente, ma non credo che Macron sia pronto a cambiare metodo».

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