Esclusiva

Agosto 6 2022
Il segreto del binomio tra uomo e cavallo nella carriera dell’atleta paralimpica Sara Morganti

La campionessa mondiale di paradressage, due volte medaglia di bronzo a Tokyo 2020, racconta la passione per lo sport a cui non ha mai voluto rinunciare

«Mi scuso per il ritardo, ero con i cavalli.  Sono andata in scuderia ma non dovevo montare, era solo per dare loro da mangiare. Potrei incaricare qualcuno di farlo per me, ma non voglio perché è qualcosa che mi fa piacere. Mariebelle, Royal Delight e Ferdinand riconoscono me, mio marito, mia sorella, ci chiamano. C’è un rapporto di conoscenza profonda». 

Classe 1976, Sara Morganti è bronzo olimpico e attuale campionessa del mondo in carica di Paradressage freestyle e tecnico, una disciplina in cui il cavaliere fa eseguire al cavallo una serie prestabilita di figure e movimenti per dimostrarne il grado di addestramento.

È originaria di Castelnuovo di Garfagnana, in provincia di Lucca, ed è salita a cavallo per la prima volta a tredici anni.  «Mia sorella maggiore praticava questo sport. Ho provato e non sono più scesa, mi sono innamorata subito perché adoro gli animali e il valore aggiunto dell’equitazione è proprio la presenza di questi esseri grandissimi dalla sensibilità eccezionale».

A 19 anni le viene diagnosticata la sclerosi multipla, una delle paure che investono Sara con maggiore forza è quella di non poter più montare. «La mia neurologa mi disse che avrebbe dovuto valutare i pro e i contro. Alla fine, ha riconosciuto che la mia passione era così forte che i benefici avrebbero superato i rischi». Una cosa, però, sembrava certa: niente più gare. «Da quando ho scoperto di avere la malattia a quando ho scoperto che esisteva la mia disciplina a livello paralimpico sono passati dieci anni. In tutto quel tempo ho continuato per il puro piacere di farlo, nonostante la convinzione di non poter più partecipare a competizioni».

Nel 2005, Morganti mostra la sua grinta in gara: un oro e un argento ai Campionati Italiani Assoluti Paralimpici di equitazione. Nel 2006 conquista due ori al Campionato Lombardo Open, due ori al Campionato Toscano e ancora due primi posti ai Campionati Italiani Assoluti Paralimpici, tanto da essere nominata atleta di interesse nazionale per due anni consecutivi. 

Il segreto del binomio tra uomo e cavallo nella carriera dell’atleta paralimpica Sara Morganti
Facebook @SaraMorganti

Un peggioramento della malattia la tiene lontana dalle competizioni per 24 mesi. Nel 2009 torna in campo, partecipando ai Campionati Italiani Assoluti Paralimpici, in cui conquista un oro nel tecnico, uno nel freestyle e il premio d’onore come miglior risultato tecnico assoluto

Davanti ai successi, «i miei famigliari forse erano un po’ preoccupati ma mi hanno lasciato fare. Mi sono stati vicinissimi restando lontano, permettendomi di provare e di battere anche la testa a volte». 

Dopo la partecipazione ai Campionati Italiani Assoluti del 2010 e 2011, l’infortunio.

«Era il 2011, la cavalla è caduta, mi sono rotta la gamba in modo brutto». La campionessa spiega che, data l’ipotonia alle gambe, per non rischiare di cadere, monta legata alla sella. Quando la cavalla inciampò, Morganti rimase schiacciata. «Ci ho messo un po’ a togliermi quell’immagine dalla testa. Mentre montavo c’era timore ma mai al punto da dire basta». 

Nel 2014, ai Campionati mondiali di equitazione di Caen, è la volta di un oro e un argento nel paradressage. 

Se dovesse pensare al momento peggiore della sua carriera, sarebbe di certo «l’esclusione dalle Paralimpiadi di Rio 2016». Una notizia inaspettata, arrivata a poche ore dalla gara. I giudici ritennero che Royal non fosse abbastanza in forma per gareggiare. «Non ho trovato giusta la decisione. Se la cavalla non fosse stata bene non l’avrei mai portata. Ho provato un senso di ingiustizia tale da pensare di smettere di fare gare. Anche se, sia chiaro, io, smettere di montare, finché posso, mai. Però di lasciare le gare ho avuto una forte tentazione». 

Tuttavia, già nel 2018, il binomio Morganti-Royal Delight era di nuovo sul campo per i World Equestrian Games disputati negli Stati Uniti, stavolta sono due gli ori nel Paradressage. L’anno successivo, altre due vittorie color argento ai Campionati Europei rafforzano la voglia della campionessa di gareggiare. 

«Le vittorie ai mondiali sono state i momenti più belli della mia carriera. Poi mi sono classificata per le Paralimpiadi di Tokyo 2020 e ho vinto due medaglie di bronzo. È l’aspirazione massima di ogni sportivo. Mentre sei lì sembra un sogno e quando te ne vai è talmente bello che sembra che non sia successo». 

Il segreto del binomio tra uomo e cavallo nella carriera dell’atleta paralimpica Sara Morganti
Facebook @SaraMorganti

Una carriera brillante, non priva di difficoltà. «È uno sport molto costoso. Per portare avanti la mia attività prima non agonistica e ora agonistica ho dovuto cercare un lavoro parallelo. In questo momento sono segretaria per un’azienda privata e per un centro equestre, e do lezioni private in qualità di tecnico di terzo livello». 

Dedicarsi in via esclusiva alla carriera agonistica è stato per molto tempo impossibile per gli atleti paralimpici. «Faccio parte del gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre come tesserata, non come atleta assunta. Solo nel febbraio 2021 è stato approvato un decreto per cui anche gli atleti paralimpici possono essere assunti all’interno dei gruppi sportivi militari. La possibilità di entrare nelle Fiamme Gialle è un passo epocale e un cambiamento culturale notevole. Vedremo se potrò farne parte, probabilmente ci sarà un limite di età. In ogni caso, sono felice per tutti gli atleti che si potranno dedicare a 360 gradi al loro sport come i colleghi delle discipline olimpiche». 

Nel tempo libero Sara è divisa tra allenamenti e impegni istituzionali. «Credo talmente tanto nella forza dello sport paralimpico che sono rappresentante degli atleti a livello nazionale nel Comitato Italiano Paralimpico. Mi dedico alla promozione e alla diffusione della conoscenza dello sport paralimpico perché vedo cosa fa su me stessa a livello fisico e psicologico. Praticare sport per una persona con disabilità ha un valore infinito, permette di essere positivamente progettuali per il futuro». Negli ultimi tempi, vista la disponibilità di qualche ora libera in più, «mi sono iscritta a un Master in management dello sport e delle attività motorie». 

Il 6 agosto iniziano i Mondiali di Herning 2022, si gareggia per una medaglia o solo per il retrogusto salino che lasciano il sudore e la competizione. Morganti ha scelto di portare con sé Royal Delight. Con falcate possenti e sicure, la cavalla percorre lo spazio che la separa dal rimorchio diretto in Danimarca. Royal va per prima, la sua compagna la raggiunge pochi giorni dopo. Il 10 agosto saranno in campo. I muscoli contratti, i tendini in tensione, il respiro della cavalla sotto sforzo e della campionessa andranno allo stesso ritmo, sarà l’unico rumore che le due sentiranno, il campo tutto ciò che vedranno: è il binomio, un legame inscindibile, sospeso tra chimica e alchimia. 

‘Ready for a new adventure!’ scrive Morganti nella caption di una foto postata su Instagram in cui sorride in compagnia della sorella Victoria Morganti e del marito Stefano Meoli.

«Sono campionessa del mondo in carica ma so che sarà difficile. Non nascondo la speranza in una medaglia. Ce l’ho messa tutta e ce la metterò tutta. È stato un anno difficile dal punto di vista della salute e so di aver dato tutto quello che potevo, spero di poter dire di aver fatto del mio meglio, se poi ‘il mio meglio’ sarà la medaglia sarò super felice». 

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