Esclusiva

Agosto 8 2022
Nel silenzio si modella l’arte

Nei laboratori versiliesi la collaborazione tra artigiani e artisti dà forma alle opere attraverso tecniche antiche

Dalle alte vetrate del laboratorio di Giancarlo Buratti a Pietrasanta filtra la stessa luce per tutto il giorno a illuminare le statue di creta e gesso che affollano l’ampia stanza. Il bianco e il grigio dei modelli che serviranno come punti di riferimento per lavorare il marmo e il bronzo e trasformarli in opere d’arte, colpiscono l’occhio di chi varca la soglia dello studio fondato nel 1959 dal padre di Giancarlo nella cittadina toscana. «Il laboratorio è stato creato per ospitare la scultura in creta. La luce che vedi è voluta, non è diretta, è una luce diffusa» spiega Tommaso Milazzo, artista e scultore che nello studio lavora da circa sette anni. Le mani sporche di creta si muovono a indicare i vari punti dello spazio e si interrompono solo quando, come un riflesso, prendono un pezzo del materiale argilloso per continuare il lavoro cui sono intente in questi giorni. Un soggetto sacro per un committente americano, un tondo con al centro un grande cuore.

Tommaso si è approcciato al lavoro di artista e artigiano nei laboratori versiliesi «come fosse una cosa naturale» ma racconta l’importanza di aver incontrato persone che si sono interessate al suo percorso aiutandolo. Dopo il periodo di formazione all’Accademia di belle arti di Carrara, è stato impiegato per alcuni mesi allo Studio d’Arte Cave Michelangelo dove lavorava il marmo. Di quei mesi ricorda la fatica e i geloni. «Il marmo è un materiale duro. Durante il periodo in cui l’ho lavorato ho scoperto che ha un verso e ho capito come seguirlo per scolpirlo meglio. In quei mesi ho anche imparato a lavorare senza farmi scoraggiare dalle dimensioni dell’opera che bisogna creare». Al freddo del materiale e degli ambienti aperti e polverosi adibiti alla lavorazione del marmo, Tommaso ha preferito il calore e la duttilità della creta.

Nel silenzio si modella l'arte
Tommaso Milazzo nel laboratorio a Pietrasanta

«Questo è quello che mi gratifica di più e mi dà la possibilità di lavorare anche con altri artigiani per poi portare a compimento un lavoro di alta qualità. Si collabora con marmisti e fonderie. Noi prepariamo il primo modello in creta che viene poi approvato dai committenti, ed elaboriamo gli stampi siliconici oppure a forma a perdere. Nel secondo caso si prepara il calco che va rotto per ottenere il negativo in gesso che viene poi dato al marmista per la realizzazione della scultura definitiva in marmo attraverso la tecnica a punti».

Nello studio ci si muove tra i modelli di busti, di statue classiche e moderne. Il volto di Nelson Mandela sorride accanto al tronco di un uomo di altri tempi. Alle sue spalle il tondo che ritrae una Madonna con bambino è sovrastato da un bassorilievo raffigurante il momento della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre.

I modelli si tengono perché servono come punto di partenza per le nuove opere. «Verrocchio, Jacopo della Quercia, le teste romane e Michelangelo, costituiscono un patrimonio visivo che a noi serve per realizzare i nuovi pezzi. I modelli diventano punti di riferimento per la torsione muscolare o la giunzione delle mani. Nell’altra stanza abbiamo un piccolo filare di mani messe in diverse posizioni e di altre parti del corpo. I visi, le mani e i piedi sono le cose più difficili».

Nel silenzio si modella l'arte
Particolari del laboratorio di Pietrasanta

Tommaso prende uno dei modellini per aiutarsi a spiegare meglio il suo lavoro. Indica i punti che segnano il gesso della statua di una nobildonna.

«La tecnica a punti consiste nell’avere accanto un piccolo modello dell’opera che deve essere realizzata e nel trasferire i punti di riferimento dal gesso al marmo. Via via lo scultore toglie materiale dal blocco di marmo fino ad arrivare al punto esatto di riferimento». Abituato ad affidarsi alle immagini per spiegare i propri pensieri, l’artista accompagna le parole con i gesti. «Tutti questi punti di riferimento vengono presi con un ago grazie a una macchina ideata proprio qui a Pietrasanta nei primi anni ’90, il pantografo, che da queste parti si chiama “macchinetta”. Se i modelli sono troppo complicati, si mettono dei chiodi a cui si aggrappa una croce di legno. A questa croce viene attaccata la macchinetta. Ogni punto è uno spostamento di questa croce dal modello al blocco di marmo».

Nel passaggio dalla creta, al gesso, al marmo e al bronzo sta il senso di una collaborazione necessaria. Non solo tra le botteghe del luogo, anche tra artigiani e artisti. Se nei primi anni ’60, quando il laboratorio è nato, infatti, le commissioni erano principalmente religiose, il Concilio Vaticano II ha cambiato questo realtà. Adesso sono gli scultori di fama internazionale a rivolgersi ai laboratori della città versiliese, da Henry Moore a Jeff Koons e Damien Hirst.

Nel silenzio si modella l'arte
Particolari del laboratorio di Pietrasanta

E la bellezza del suo lavoro, per Tommaso Milazzo, sta anche nella possibilità di fare questi incontri, di condividere con dei grandi artisti lo spazio e collaborare con loro «in un rapporto paritario. Si mangia e si beve insieme». La collaborazione, però, non limita il silenzio in cui il mestiere dell’artigiano solitamente si svolge. «Anche con le persone con cui si lavora fianco a fianco ci sono tanti momenti di silenzio perché siamo concentrati ognuno su ciò che deve fare. Spesso in questo lavoro non c’è bisogno di parlare, ma solo di mettere creta». Le tecniche di produzione delle opere, quindi, si nutrono ancora degli stessi modi di sempre. Anche se committenti tendono a pretendere sempre più velocità nell’esecuzione dell’opera. «Questo lavoro avrebbe bisogno di una lentezza che si sta riducendo notevolmente. Bisogna essere sempre più elastici nell’accettare il fatto che i tempi di consegna sono sempre più stretti». Silenzio, quindi, e tempo. Di questo l’arte ha ancora bisogno.

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