Santanchè si arrende, dimissioni

Dopo l'addio della ministra Gasparri rinuncia al ruolo di capogruppo di Forza Italia al Senato

«Non mi dimetto, anzi. Sono pronta a presentarmi al prossimo Consiglio dei ministri». Daniela Santanchè aveva risposto così alla richiesta di farsi da parte di Giorgia Meloni. Poi, nella serata di mercoledì 25 marzo, la responsabile del Turismo ha rinunciato alla sua poltrona.

«Cara Giorgia, ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione» inizia così la lettera che Santanchè ha inviato alla premier. «Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte a una tua esplicita e pubblica richiesta».

Per la presidente del Consiglio sono giorni difficili. Dopo la sconfitta al referendum sulla separazione delle carriere erano arrivate le dimissioni di Giusi Bartolozzi e Andrea Delmastro, rispettivamente capo di gabinetto del ministro Nordio e sottosegretario alla Giustizia. Tutto dopo la richiesta di farsi da parte della stessa Meloni. La rinuncia dei due non è bastata alla premier, che ha cambiato la linea seguita finora decidendo di non proteggere più nessuno.

Così nel mirino era finita anche Daniela Santanchè. L’ormai ex ministra del Turismo e membro di Fratelli d’Italia è coinvolta in presunte irregolarità nel bilancio del gruppo editoriale Visibilia, nel procedimento per una truffa da 126 mila euro ai danni dell’Inps e nelle indagini per bancarotta fraudolenta di tre società da lei possedute tra il 2021 e il 2025.

L’ex componente dell’esecutivo prosegue la sua lettera sottolineando distanza da Delmastro e affetto per Giorgia Meloni: «Volevo che le mie dimissioni fossero separate dalla vicenda contingente e assai diversa che ha riguardato Delmastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire «obbedisco» e a fare quello che mi chiedi. […] Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento».

È stato Ignazio La Russa a fare da tramite tra premier e ministra. Il presidente del Senato è il numero due di Fratelli d’Italia e «l’amico che non tradisce mai» di Santanchè, con cui è solito trascorrere le vacanze. È stato lui a comunicare, nel pomeriggio di martedì, la richiesta di Meloni alla responsabile del turismo. I contatti tra i due sono proseguiti fino a notte. Per la rinuncia non è bastata neppure una nota di Palazzo Chigi, diffusa attorno alle 20, in cui la presidente auspicava pubblicamente le dimissioni, arrivate con un giorno di ritardo.

All’iniziale rifiuto avevano reagito anche le opposizioni depositando una mozione di sfiducia alla Camera, firmata da Partito Democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione, Italia viva e +Europa. Ora lo scontro si chiude: Santanchè lascia prima che la discussione, prevista per lunedì 30 marzo alla Camera, potesse aprire un caso sulla tenuta politica del governo.

Per la maggioranza di governo non sono finite le conseguenze della sconfitta al referendum. Anche Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, si è dimesso giovedì 26 marzo lasciando il posto a Stefania Craxi. Il cambio di guida è legato a una lettera firmata da 14 membri del partito del senatore, tra cui il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, vicino alla famiglia Berlusconi, scontenta per i risultati della riforma sulla giustizia. Gasparri ci ha tenuto a precisare: «Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico».

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