La scuola rosa e la nuova biblioteca

Ricordo quando la prima biblioteca del comune fu aperta a San Pietro di Feletto, erano gli anni Novanta, c’era stato un grande fermento alla vecchia scuola elementare Silvio Pellico, di via Roma. Oggi di quella scuola rimane solo un prato incolto. Un buco tra passato e presente, dove cresce erba stridente. Ma all’epoca era forse il 94, l’apertura della biblioteca nell’edificio della scuola media, era stato un evento, importantissimo. La scuola rosa, la biblioteca, al primo piano a cui si accedeva salendo le scale. C’ero molti scaffali, un pavimento in marmo chiaro e una bibliotecaria che dava tesserini a noi bambini. Le maestre alle elementari ci facevano spesso utilizzare quel luogo, fu la prima biblioteca che frequentai, i primi libri che utilizzai presi e restituii, cercando di rispettare le scadenze.


Oggi, quella biblioteca e quella scuola elementare non esistono più. La scuola elementare, è stata trasferita nel complesso della scuola media rosa, che negli ultimi vent’anni si è sviluppata ingrandendosi. La piccola palestra, è stata trasferita in un enorme blocco di cemento armato. Un cubo che si erge dove una volta c’era un prato. La scuola elementare, è nell’edificio aggregato alla scuola media , che porta il nome di “F. Bazzo”, il nome del sindaco che fu in carica dal 1980 al 1995. Non frequentai mai la scuola media rosa. Andrai da un altra parte a fare le medie. Non seppi più nulla di quell’edificio, fino a di sabato 18 aprile, il giorno dell’inaugurazione della nuova biblioteca costruita nel parco davanti all’ingresso della scuola media rosa. Il luogo che diventa anche la votazione, quando si vota.

Era tutto molto elegante, sobrio nel più classico dello stile collinare, autoctono. Camicie stirate, completi su tacchi, genuinità e istituzioni che si fondano sotto un sole che scalda alto nel cielo. Faceva caldo quella mattina. C’erano un sacco di bambini, con magliette e calzoncini. R. C. che era stato un mio compagno delle medie, presentava l’inaugurazione. Era diventato molto bravo, aveva sempre avuto quel dono. I ragazzini delle medie intonarono la Primavera di Vivaldi, con i flauti. Profumo di campi ed il microfono alle istituzioni. Di vario tipo, vario genere. Tutti d’accordo sulla nuova biblioteca ad elogiarne la bellezza. Si era bella, ok, look minimale industrial. Vetro e ruggine che si formano in un rettangolo.

Minimalismo ridotto all’osso. Il geometra che ha coordinato il progetto, dal piccolo palco con erba verde finta allestita per l’occasione, è intervenuto dopo che tutte le parti interessante, sindaco, studenti, il rappresentante scolastico, il consigliere provinciale, la bibliotecaria e la piccola rappresentante del consiglio dei ragazzi avevano parlato. Salì sul palco, per dire la propria opinione riguardo al nuovo edificio, prese il microfono con forza ed esordì dicendo “a qualcuno può piacere, a qualcuno può non piacere. Me ne farò una ragione” fu la cosa più rock and roll della mattinata e rappresentava anche il twist delle colline. La struttura due quarti in vetro, due quarti in materiale di ruggine, spaccava. Un open space tipo garage a Milano, dove stavano I libri. Il sindaco tagliò il nastro e ne diede un pezzettino a ciascuno dei suoi amici sindaci limitrofi, anche presenti all’inaugurazione. Fu molto gentile. Alla fine della cerimonia, c’era un banchetto, i genitori, i bambini erano felici. Organizzato dalla Pro Loco, i bambini correvano, le famiglie chiacchieravano tra loro, sotto un sole di mezzogiorno che era diventato cocente. Le villette a schiera e i giardini curati. Era stato tutto molto bello, la cosa che avevano dimenticato erano dei palloncini gonfiati ad elio, lasciati correre sul soffitto di metallo. Pensai a F. Bazzo, pensai alla scuola elementare Silvio Pellico rasa al suolo, pensai alla scuola rosa e alla sua piccola biblioteca che un giorno, non risultò più a norma.

Articolo di Stefania Da Lozzo

Podcast ZetaPOD

Podcast

TG ZetaTG

TG

GR ZetaGR

GR

Iscriviti a
Zeta Data Lab

Iscriviti alla nostra newsletter