Paolo Bertolucci: «L’Italia domina il tennis»

L'ex-tennista elogia il momento d'oro degli azzurri in vista della finale del Roland Garros

«Tutte le settimane c’è un giocatore italiano che gioca una semifinale, una finale o vince un torneo. È una cosa che a pensarla fino a poco tempo fa sembrava impossibile, ma ormai è diventata una regola» afferma Paolo Bertolucci ex-tennista che insieme ad Adriano Panatta, Corrado Barazzutti e Antonio Zugarelli vinse nel 1976 la prima Coppa Davis italiana.

Nelle sue parole il ritratto di un movimento che per decenni ha inseguito i vertici del tennis e che oggi, invece, si è stabilmente inserito tra le grandi potenze della disciplina: «Dominiamo il tennis mondiale. Lo confermano la posizione di Sinner, quella di Musetti e quella di Cobolli, in finale al Roland Garros. Abbiamo quattro o cinque giocatori tra i primi venti».

Il divario con le altre federazioni riguarda tanto l’aspetto tecnico quanto quello mentale: «La componente decisiva riguarda la gestione psicologica, la capacità di domare ansia ed aspettative», spiega, «Guarda Zverev (tennista tedesco numero 3 al mondo che insegue da anni il primo titolo Slam, ndr): sulla carta è il più forte, vista l’assenza di Sinner e Alcaraz. Non so se sfrutterà l’occasione. Ha vinto tanto, ma non è un vincente».

Tra i temi affrontati da Bertolucci quello degli infortuni, con un riferimento particolare a Matteo Berrettini che al Roland Garros di quest’anno è stato costretto al ritiro ai quarti di finale. «Tornare dopo uno stop prolungato diventa ogni volta più complicato. La risalita è sempre più faticosa. Non si tratta soltanto di una questione fisica, ma di ritrovare fiducia, motivazioni e la disponibilità ad affrontare nuovamente un percorso che spesso ricomincia lontano dai grandi palcoscenici». Ma la fiducia c’è: «Purtroppo o per fortuna Matteo è diventato un “campione di risalite”, si rialzerà».

Dopo il ritiro di Jannik Sinner al Roland Garros la leggenda del tennis Andre Agassi aveva criticato la scelta di partecipare agli Internazionali di Tennis di Roma e non prediligere la preparazione per il Grand Slam: «Ha deciso per tempo di fare tutta la campagna sulla terra rossa, per raggiungere l’obiettivo principale: Parigi. È incappato in qualcosa di assurdo, il malore sul 6-3, 6-2, 5-1 è una cosa che nemmeno Hitchcock avrebbe potuto immaginare: una trama incredibile. L’anno scorso ha vinto Wimbledon anche grazie a ciò che accadde a Dimitrov, che era in vantaggio e si fece male contro di lui. Anche questo è il bello dello sport, altrimenti non si scenderebbe neppure in campo: basterebbe guardare la classifica. Lo sport va accettato con tutti i pro e i contro. Lui ha talmente tanti pro che, anche se una volta arriva un contro, sta bene lo stesso».

Il punto centrale, però, resta un altro. Al di là dei singoli tornei, delle vittorie e delle sconfitte, il tennis italiano sembra aver raggiunto una dimensione che fino a pochi anni fa appariva impensabile. Come spiega Bertolucci: «La vera notizia ormai non è più vedere un italiano protagonista ma è quando non succede».

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